di Gioia Masseroli
Grande passione per il calcio, spirito di squadra, gruppo e, soprattutto, tanti sacrifici sin da giovanissimo: questi i pilastri fondamentali di Alex Barcella, capitano dell’Oratorio di Albino.
Alex è nato il 27 giugno del 1987, vive a Nembro e, nel corso della settimana, lavora per la Valtellina come tecnico su linee adsl, internet, fibre ottiche e impianti.
Trascinatore della formazione della media valle Seriana che milita in Seconda Categoria e grande artefice e protagonista della salvezza conquistata alla fine della stagione 2016-2017, Barcella si racconta a 360°: dalle sue prime esperienze nel mondo del pallone, al suo attuale ruolo da capitano con l’Oratorio di Albino fino alla sua famiglia.
Quando hai iniziato a giocare a calcio e qual è stata la tua esperienza più significativa? “Sin da piccolo correvo e calpestavo campi da calcio giocando in squadre a sette; successivamente, ho militato tra le fila delle Juniores di Nembrese e Gavarnese con mister Andrea Foresti. Già all’età di 17 anni i sacrifici erano molti: giocavo sia nella Juniores che in prima squadra; ero quindi impegnato sia sabato che domenica con il calcio. L’avventura più bella risale a quando avevo 18 anni con l’Ardens Cene: al tempo la società disputava il campionato di Eccellenza e mi sono trovato a giocare in parte ad attaccanti dal calibro di Roberto Pellegris; un vero bomber e, essendo anche io un centravanti, è stata un’esperienza che mi ha dato e insegnato moltissimo. Verso metà campionato sono passato alla squadra Juniores guidata da mister Mario Astolfi, l’attuale allenatore della Falco Albino, e abbiamo vinto il campionato. Un grande tecnico che mi ha trasmesso numerosi insegnamenti”.
Successivamente l’approdo alla Nembrese… “Ho disputato la Seconda Categoria con la casacca della Nembrese: il primo anno abbiamo sfiorato la promozione perdendo la finale, mentre la stagione successiva siamo riusciti a conquistare la tanto ambita e meritata Prima Categoria. A metà del girone di andata però, a causa di un problema sorto per la regola dell’età, ho lasciato Nembro e mi sono accasato all’Oratorio di Albino, dove tutt’ora gioco.”
Oratorio di Albino: come è arrivata la fascia da capitano? “Quando sono arrivato ad Albino, la formazione si trovava in una situazione di classifica abbastanza difficile: ho realizzato otto reti che hanno portato il gruppo a conquistare una bella salvezza. I miei compagni sono stati entusiasti del mio arrivo e hanno riconosciuto il mio grande apporto. Quest’anno sono ancora qua: ho avuto diverse proposte ma, alla fine, ho deciso di rimanere con loro perché mi hanno fatto sentire importante. Gioco a calcio per vera e pura passione: sono soddisfatto di essere il capitano dell’Oratorio di Albino e sono orgoglioso che i miei compagni abbiamo scelto me come punto di riferimento”.
Da bomber, qual è il gol più bello che hai realizzato? “Ricordo come fosse ieri il giorno in cui con la Juniores della Nembrese ho firmato tripletta nel corso di una sfida al vertice. Per mettere a segno uno di questi gol, sono partito da centrocampo, ho scartato ben 4 avversari, ho saltato il portiere con un pallonetto e ho appoggiato in rete. L’episodio più gratificante è stato quando, a fine gara, sia gli avversari che l’arbitro mi hanno stretto la mano facendomi i complimenti”.
Il tuo record personale di gol in una stagione? “Con la Juniores della Nembrese ho toccato quota 24 reti in un anno; sempre con la Nembrese, in Seconda Categoria, ho realizzato ben 12 gol. Nel corso di questa stagione – 2017/2018 – ho segnato fino ad ora 2 marcature: miro a migliorarmi sempre più, perché per un attaccante il gol è fondamentale visto che carica e dà entusiasmo. Comunque, ciò che conta maggiormente è la prestazione della squadra che deve portare alla vittoria finale”.
Qual è l’obiettivo dell’Oratorio di Albino? E il segreto per una buona squadra? “In veste di capitano, posso dire che l’obiettivo principale della squadra e della società è la salvezza. È il traguardo minimo che mi pongo insieme ai miei compagni, tutti remiamo in un’unica direzione. Ulteriori valutazioni verranno fatte poi a campionato in corso a seconda della posizione che occuperemo in graduatoria. Il segreto per una buona squadra è quello di allenarsi bene e fare sacrifici; il gruppo è la componente più importante e la base di ogni categoria: si può avere una squadra di fenomeni, ma se alla base non vi è spirito di gruppo i risultati ostentano”.
Il compagno con il quale hai più intesa? “Non esiste! Tutti siamo fondamentali e allo stesso livello. Mi trovo bene con tutti come tutti si trovano bene con me. Ogni compagno ha lo stesso valore: chi è in campo, chi è in panchina e anche chi segue la partita dal fuori”.
Quest’anno è arrivato un nuovo allenatore, Ettore Balducchi… “Il mister è quella figura che imposta una base al gioco e fornisce indicazioni, ma in campo andiamo in 11 e tocca a noi fare la differenza. Nel corso della mia carriera ho avuto tanti allenatori, da Balducchi a Foresti fino a Mario Astolfi e ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa di suo”.
Un’ultima battuta: quanto è importante la famiglia? “La famiglia è fondamentale. Ho un fratello più piccolo, Manuel: anche lui gioca a calcio in una squadra a sette. La passione per questo sport mi è stata trasmessa da mio papà Fernando che, in passato, ha giocato nel Torre de Roveri: si reca sempre ai campi da calcio per vedere le mie partite e, per un anno, ha pure fatto il direttore sportivo. Un mio grande supporter. Mia mamma Lucia, invece, è la mia prima tifosa: ogni domenica viene in bici fino al campo per vedermi giocare: dalla tribuna mi incita e, quando sgarro, mi richiama (ride n.d.r.). Sono inoltre molto grato a mia mamma per un motivo più pratico: mi sistema sempre la sacca, sia dopo gli allenamenti che dopo le partite; un bell’impegno anche per lei”.