angelo4 di Simone Fornoni
Chiamatelo Mister Duecentotrenta Gol: «Un rapporto viscerale. A Casatenovo, dove gioco dal dicembre 2013 per volontà del presidente Gianni Sassella e avevano conosciuto la serie C nel dopoguerra e all’inizio degli anni ottanta, sono a quota 49. Mi chiamano il Pipita». Un centravanti che la mette con voluttà per smaltire i bagordi estivi? Ci ride su di gusto Angelo Consolazio, in realtà un figurino, uno dei rarissimi non bergamaschi assurti al piedistallo di miti viventi del calcio nostrano. Nato a San Remo, nel giorno della Festa della Donna del 1984, abita nella Martesana, a Carugate. Da noi è arcinoto per essere stato l’altra metà del supercannoniere Roberto Pellegris: «Arrivai al Villa d’Almè nel 2010. Due anni lì, poi Ciserano e Scanzopedrengo. Il secondo anno al Villa ero in coppia con Pellegris, dietro di noi Michele Arrigoni: ci siamo divertiti parecchio, 82 punti e finale nazionale per la D a Frascati. Mario Astolfi è un grande mister perché crede nei suoi giocatori e li sa valorizzare, in più e un vincente: il mio preferito insieme a Massimo Mapelli, che ebbi al Brugherio».

angelo1Come snocciolare in poche righe le tappe di una carriera che dura dall’età di diciassette anni, a livello di prime squadre. Settori giovanili di gran nome: Brugherio, Monza e Milan. Tra i big, anche Carugate, Seregno, Giana, Brembio, Galbiatese, Brugherio e Cinisello. Sempre col fondo del sacco come traguardo e appuntamento onorato puntualmente: «I miei idoli sono Inzaghi, Trezeguet e Shevchenko. A luglio, nel ritiro di Bormio, ho avuto modo di ammirare Belotti e Maksimovic nell’amichevole col Torino: ne abbiamo presi undici, vabbe’. Sostegno e ispirazione, però, mi vengono dalla famiglia: il gol più emozionante, quello decisivo del 27 gennaio 2013 con lo ScanzoPedrengo in casa del Ciliverghe, lo segnai dopo che la notte stessa era nata mia figlia Vittoria». Già, gli affetti. Sono quelli, fuori dal campo, a dare il senso alla storia bellissima di Consolazio, cannoniere implacabile che guarda al calcio come passione e per il resto figlio, sposo e padre modello. Googlando, poi, si scopre che in Brianza venerano tuttora una celebrità omonima, un brigadiere dei Carabinieri che a metà degli anni sessanta sventò una rapina della famigerata banda Cavallero guadagnandosi l’encomio solenne: «Era mio nonno, scomparso purtroppo l’anno scorso. Un esempio di lealtà e coraggio, un uomo vero che ha dato la possibilità a tutti noi di vivere in maniera dignitosa. Ma devo ringraziare tutti i miei cari. Mio papà Vincenzo mi ha iscritto a calcio all’età di 5 anni e mia mamma Luisa mi seguiva sempre: il bastone e la carota. Sono sposato con Sonia, oltre a Vittoria a gennaio arriverà Mathias».

angelo3 Ogni stagione della vita ha un nastro d’arrivo e compagni di viaggio pronti a tagliarlo insieme. E la corsa di Angelo non fa eccezione: «La CasateseRogoredo allenata da Alessio Vianello è in Eccellenza, ma il patron Sassella è molto ambizioso. Con lui ho un rapporto davvero speciale. Mi ha cercato e fortemente voluto». La duecentesima perla porta impressa la data del 9 novembre 2014 e, mistero insondabile, ancora le Orobie nel destino: «L’avversaria era la Cisanese». Già, ma il segreto per insaccarla alle spalle del guantato di turno? Un mix tra incentivi nella dorata età dell’infanzia, quando pure il pallone era ancora bambino, e l’appetito che vien mangiando senza saziarsi mai: «Da piccolo ogni rete valeva dieci pacchetti di figurine, non so se mi spiego. Un obiettivo irrinunciabile, una motivazione pazzesca. E comunque la fame m’è rimasta: non sono uno che s’accontenta, anche perché il calcio è una ruota che gira talmente veloce che si rischia di farsi male da soli. Fortunatamente ho una famiglia che mi sta sempre vicino». Il riassunto perfetto della vicenda umana e calcistica, semplice ma straricca di valori, di Angelo Consolazio, il nipote del Brigadiere di Brugherio che da tre lustri fa sognare a occhi aperti i tifosi di mezza Lombardia.

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