Ce l’ha fatta di nuovo, navigando a pelo d’acqua nell’acquario dei comunitari, anzi sotto, come usa dire il diggì Umberto Marino. Che a differenza di Pierpaolo, ormai lontano anni luce, non è il padrone del mercato. Perché è materia esclusiva di Giovanni Sartori, ex centrattacco di riserva del Milan della stella versione Liedholm-Rivera-Bigon nel 1979 e da un paio di stagioni magister delle strategie nerazzurre. Il Cobra di Lodi ha rialzato la testa. All’ultimo tuffo sornione dal cesto delle trattative, avvelenando il sangue a rosiconi e prèfiche da “questi non prendono nessuno”. E incantando anche i più scafati e flautati tra gli incantatori di serpenti del commento saputello, sport nazionale che affianca degnamente le discussioni da sbocciata tramortente al bar del paesello. Da Marten de Roon ad Hans Hateboer. Due estati, una plusvalenza e un inverno dopo, l’Atalanta trova l’animale giusto da accogliere nel serraglio. Dal cavallo di Frisia della mediana rivenduto a caro prezzo al Middlesbrough a quello della fascia destra per guardare le spalle ad Andrea Conti, una delle prossime cessioni eccellenti.
Cambia solo il maneggio a cui attingere: allora l’Heerenveen, adesso il Groningen. Non a caso, guarda un po’ il destino, l’ultima apparizione del destripede (ma sa segnare di sinistro e di testa) nelle file del club che gli ha fatto vedere la luce è stata proprio nel derby. Un altro tulipano svasato dai polder natii per essere piantato nel verde ubertoso di Zingonia, con la speranza che il prezzo al consumo si dilati a dismisura quando si affaccerà l’acquirente di turno, disposto a spendere qualcosina di più della tariffa delle sementi in busta della Dekker sue conterranee. Già girano video a miracol mostrare delle toste qualità del neo ventitreenne, nato a Beerta il 9 gennaio 1994, perciò coetaneo del lecchese della Bonacina, in Eredivisie: sgroppate, traversoni bassi e alti, sovrapposizioni sulla catena di competenza spesso tranciando le maglie difensive altrui, e infine tagli per piazzarla in saccoccia, benché cinque volte in centoundici occasioni non siano proprio cifre da urlo. Poco importa, altri sono pagati per metterla. E il pupo ormai grandicello ha già un bel curricolino. Coppa nazionale nel 2015, il 3 maggio, vittoria all’inglese sul PEC Zwolle, a un anno e mezzo circa di distanza dall’esordio da pro contro il Waalwijk il 18 gennaio 2014. Contributo decisivo alla qualificazione in Europa League agli ordini del mentore Edwin van de Looi col secondo dei tre gol all’Az Alkmaar nel retour match di spareggio. Lì, per qualificarsi ai sogni, ci sono i playoff, e poco importa se la vidimazione di badge nella semifinale d’andata con l’Heracles a primavera 2016 non sia bastata per riguadagnare le ribalte continentali.
L’ottovolante di presenze tra i preliminari e la sorellina della Champions ne fa un baby esperto adattissimo ai progetti di grandeur percassiana. Il rompighiaccio con il calcio che conta porta la data del 17 luglio 2014 nell’occhiale al Pittodrie Stadium di Aberdeen. E poi ci sono anche i gettoni in Oranje, una decina nella sola Under 21 con un paio di palloni appoggiati nel sacco, durante il percorso di crescita individuale da eroe di stanza all’Euroborg. Ma il buon Hans, 188 centimetri come il ceduto illustre di gennaio Gagliardini che ne fanno un Hatem Trabelsi (lanciere tunisino dei primi anni duemila) decolorato con più stazza, deve assorbire il passaggio dal gioco più classico a corsie occupate avanti e indietro di Ernest Faber a quello di Gian Piero Gasperini che prevede esterni puri, a pendolino, chiamati all’onnipresenza da bifase onnivori. La chiave sarà la voglia del vice-erede di Conti di pasteggiare a pane e futuro. Domenica scorsa, nel lunch match nella tana del club che fu di Marten il precursore, zero al quoto e tutti a casa a dividersi il frugale bottino, ha già cominciato ad assaggiarne un po’. Anche senza la raccomandazione di Marco van Basten. Però il biancoverde, vuoi mettere, era stata la culla di Erwin e Ronald Koeman, i campioni di Germania ’88 insieme al Cigno di Utrecht e a Ruud Gullit. Come dire che di figli e figliocci è pieno anche il calcio dei mulini a vento. Abituarsi a quello, freddino ed esigente, che spira dalla Maresana, sarà un altro paio di maniche.
Simone Fornoni

Hanshateboer