di Marco Oldrati
I più se lo ricordano nei panni del primo cronista tifoso, in quella buffa partita di qualificazione mondiale in cui dovevamo sottrarci a un “biscotto” (mai capito perché si chiama così…) e lui, Pizzul, con una bonomia da plantigrado sorridente, l’Orso di Masha, incitava gli azzurri a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Uno che non ha avuto la buona sorte di Martellini, il curiale del triplice “Campioni del Mondo!” o la sfacciataggine di Caressa di citare Wenders a fine partita, ma sicuramente uno che ha lasciato il segno. Come, direte voi, un cronista, un giornalista senza cattiveria, uno senza la trasversalità di Beppe Viola o la profondità di Sandro Ciotti? Sì, anche senza questo, l’umanità di Bruno Pizzul è qualcosa che manca spesso, anzi, sempre più spesso nel calcio, nello sport in genere.
Io l’ho conosciuto, in un contesto strano, ma la sua è stata forse la parte migliore di quella grande festa d’agosto del primo Trofeo Birra Moretti.
Avevamo cominciato tempo prima a sentirci, volevamo inventarci un premio per il calciatore più vicino ai valori del Baffo Moretti, sincerità, amicizia, fedeltà alla tradizione. Il trofeo si giocava a Udine e quindi era obbligo coinvolgere dei friulani: se non sbaglio in giuria al premio avevamo reclutato Zoff, Bearzot e presidente avevamo nominato lui, Brunone. L’idea era di dare il premio il giorno prima del triangolare e poi ricordare la cosa con la madrina dell’evento in campo, quella già sgallettata della Simona Ventura.
Poi Moratti comprò Ronaldo e siccome al Trofeo partecipavano Inter Juve e Udinese (il marchio Birra Moretti era di Udine, c’era ancora la birreria…) si scatenò la battaglia per acquistare i diritti televisivi: sarebbe stata la prima partita di Ronaldo in Italia e Heineken (proprietaria di Moretti) vendette i diritti a Mediaset.
Io pensavo fra me e me, sta’ a vedere che il Brunone adesso ci molla. E invece no, per un cachet da impiegato delle poste fece tutto quel che c’era da fare, rilascio le dichiarazioni da includere nel comunicato stampa e… a Udine faceva un caldo masai, nell’albergo dove si faceva la conferenza stampa di presentazione del premio Simonona puttaneggiava con Inzaghi e altri “bomber” (…) e di tutto ci aspettavamo fuorché lui: Pizzul si presentò alla conferenza stampa, prese la parola, in piedi (mi sembrava di vedere Gulliver, da tanto che mi sentivo lillipuziano), salutò Bergomi che era stato premiato (chi più di lui carabiniere fedele alla maglia e con uno stile di tempi che non vedremo più), ringraziò noi di averlo coinvolto e si intrattenne con i colleghi giornalisti spiegando il senso della cosa.
Io ero silenzioso e ammirato, vestito da PR milanese, ma quasi orgoglioso di aver avuto la fortuna di essere presente: giovane com’ero, mi feci un’iniezione di fiducia nel prossimo, vedendo “uno della TV” comportarsi secondo sentimento.
Buffo a dirsi, alla fine si avvicinò lui e io, che volevo ringraziarlo, mi vidi di fronte una persona normale che mi chiese come era andata la cosa, mi ringraziava (lui ringraziava me!) per averlo coinvolto e così via.
Lo rividi alla birrata post triangolare, nella sala stampa del Friuli, dove si aggiravano tutti stanchi, accaldati, famelici e ridanciani, lui con la stessa faccia buona di sempre e la stessa intelligenza umanamente limpida, che si guardava intorno con garbo e senza disturbare, forte della sua presenza fisica e sereno. Un uomo onesto, ne ho conosciuti pochi.