di Nikolas Semperboni
Protagonista di lungo corso del calcio bergamasco, nonché volto tra i più apprezzati, per capacità e carisma, della scena dilettantistica. Eppure non chiedetegli di portare, o per meglio dire riportare, una ventata di aria fresca nel clima di generale decadenza che caratterizza il pallone alle nostre latitudini. Perché lui della ventilazione ne è diventato il profeta, tanto da farne la pagnotta di tutti i giorni, oltre che una superba sintesi di intuizioni del singolo e di efficace lavoro di squadra. Claudio Allievi, classe 1955, si è defilato, pur continuando a occuparsi di scuole-calcio e mantenendo uno sguardo vigile e appassionato su Atalanta e via scendendo, facendo della sua VMC Italia, specializzata in impianti di ventilazione e climatizzazione, la propria ragione di vita, al fianco di una famiglia che lo ha seguito in tutto e per tutto. 62 anni il prossimo settembre, Allievi apre proprio con la moglie Fiorangela la sua attività, in cui oggi convergono anche i figli Cristina e Stefano. Amministratore nonché socio, Allievi ha il suo bel da fare, coordinando il lavoro sul cantiere e contribuendo da par suo sul fronte delle vendite e della promozione, e giocoforza il suo impegno calcistico è andato diradandosi, sfociando in un ricordo sì appassionato, ma nemmeno troppo carico di nostalgia. Come compete ai manager lungimiranti e attenti a ogni dettaglio, Allievi resta perlopiù imperturbabile dinanzi alla personalissima cavalcata negli anni, anche se nelle sue parole non mancano colpi di scena o stoccate esilaranti. “Io da calciatore? E’ una parentesi che non vorrei nemmeno aprire – esordisce il condottiero di lungo corso di Arcene e Pontirolese – perché mi porta a ricordare come non avessi saputo sfruttare le mie potenzialità. Ero un portiere, che per qualche tempo ha dovuto affrontare il dualismo con un portiere poi consacratosi nel professionismo come Roberto Corti (ex saracinesca di Cagliari, Udinese e Ascoli, n.d.r.), ma soprattutto ho pagato a caro prezzo un sistematico difetto di concentrazione e continuità, tanto che forse la ribalta migliore me la sono presa nel calcio a 7. Dove le partite durano meno. Il portiere non è una testa calda, come qualcuno si ostina a pensare, ma deve trovare il proprio equilibrio interiore. E io, almeno nel calcio a 11, mi prendevo delle pause che non potevo permettermi. Proprio per questo, da tifoso atalantino dico che due portieri, come Consigli e Sportiello, subivano la partita e non la cavalcavano. Due fuoriclasse ok, ma per essere considerati alla stregua di un Buffon o un Donnarumma serve di più. E a mio avviso, per quanto visto a Bergamo, mancava l’aspetto mentale. Donnarumma è già adesso il portiere più forte del mondo: Madre Natura gli ha dato equilibrio e la capacità di cavalcare la partita. Sono una decina i punti che il Milan, quest’anno, ha conquistato grazie ai suoi interventi, compiuti in finali di partita che potevano vedere compromesso il risultato”. Terminato un breve excursus che chiama in causa i trascorsi nel settore giovanile della Trevigliese, fino all’assaggio della prima squadra biancoceleste e fino a una carriera di medio livello scandita da tappe quali Arcene, Capriate, Lurano e di nuovo Arcene, si entra nel vivo con l’Allievi-allenatore. E qui gli esiti si fanno decisamente più tangibili: “Inizio a 29 anni da preparatore dei portieri della Fara d’Adda, poi passo al ruolo di primo allenatore; prima negli Allievi regionali e poi nella Juniores, con cui vinco il campionato. Nel frattempo, comincio ad affiancare il mister della prima squadra, Pino Parati (padre dell’attuale allenatore della Stezzanese, n.d.r) e l’esperienza è destinata a lasciare un segno indelebile, per l’equilibrio e la personalità che poteva vantare quell’uomo. Mi metto allora in proprio, calcisticamente parlando, e prende corpo l’avventura con la Pontirolese, ai tempi della Seconda categoria. Tre anni sulla panchina di Pontirolo e poi Mozzo, un’infelice parentesi nell’Azzano del diesse Roberto Spagnolo, con il quale comunque mantengo anche oggi un ottimo rapporto, e infine la Berretti della Virescit, per volere di Carlo Valenti. Con la Trevigliese impegnata in Promozione, assumo prima un incarico nel settore giovanile e successivamente subentro a Belloli alla guida della prima squadra. Il salto è faticoso, ma alla fine chiudiamo tra le prime e ci garantiamo il salto in Eccellenza. Torno allora a Pontirolo, con una Pontirolese in Terza, e dominando il campionato torniamo in Seconda da imbattuti. Dopo un secondo posto, alle spalle di uno squadrone come l’Arcene, che valeva comodamente un’Eccellenza, vinciamo al secondo anno e saliamo in Prima. Torno al mio paese, Arcene, da profeta in patria, ma quel che più mi preme ricordare è il rapporto con colui che ricordo ancora oggi come il miglior presidente, Bruno Beretta. Subentro in panchina ai tempi della Promozione e vinciamo il campionato. Poi in Eccellenza chiudiamo nelle zone alte, comportandoci egregiamente. Per il fatidico salto di qualità, chiedo al presidente di cambiare 3-4 giocatori, ma Beretta si oppone perché si sente molto legato a loro. Io allora me ne vado e l’Arcene retrocede. La stagione successiva passo alla Fiorente, dove trovo quel “senza cervello” di Mario Vitali (oggi attaccante del Bergamo Longuelo, nonché dipendente della VMC Italia, n.d.r). Mi insedio il 10 ottobre, resto per due anni e poi mi esonerano, optando per il compianto mister Magistrelli. Dopo una parentesi al Trealbe, comincia la mia attività legata alla VMC e gli impegni di allenatore devono per forza essere ridotti. Scelgo una Seconda e scelgo la Calcinatese di tre grandi persone: il presidente Lupini, il diesse Morbis e il sindaco-tifoso Gafforelli. E ovviamente vinciamo. Qui si apre l’ennesimo capitolo con la Pontirolese, da cui mi faccio lusingare, con un progetto che parla di Eccellenza in breve tempo. Così dopo una stagione di assestamento, trionfiamo in Promozione guadagnando l’Eccellenza. Ma qui è un’altra storia, soffriamo la categoria e dò le dimissioni, per insanabili divergenze con il presidente Spini, che nel frattempo aveva scelto Paolo Rizzi. Tant’è, senza di me l’anno seguente retrocedono. Così vado al Mornico, in Prima, e vinciamo, mentre in Promozione conquistiamo i play-off, dove veniamo eliminati dal Ciserano. E me lo ricordo bene il rigore che ci costa l’eliminazione: Campana atterra Diallo, con la palla ormai avviata verso il fondo. Non ho mai capito quell’episodio”. La chiusura di una carriera tanto lunga quanto carica di successi avviene in Trentino, in Val di Pejo, in Prima categoria, ma nel resoconto di Claudio Allievi non si trova particolare traccia di gloria, oppure ostentazione. Perché prima di tutto, nel calcio come nella vita, professionale e non-, i successi del singolo trovano radici forti nel lavoro di squadra. Spesso lavoro oscuro; ma, come insegna la storia di Claudio Allievi, lavoro che merita gratificazione e massima riconoscenza: “Da uno come Matteo Scotti, mio storico preparatore atletico, laureato in Scienze Motorie, compagno di una vita sportiva, oltre che professionale, non si prescinde”. Così anche Scotti si aggiunge nell’affiatata combriccola griffata VMC. Un’azienda, una ragione di vita, uno stimolo per tutti a credere che uniti si vince.

Nome: Claudio Allievi

Data di nascita: 10-09-1955

Professione: Amministratore e socio della VMC Italia S.r.l.

Famiglia: la moglie Fiorangela (con lui nella foto), i figli Fabio (39 anni), Cristina (32 anni) e Stefano (27 anni)

La Top 11. Portiere: Alfio Pilenghi. Difensori: Stefano Colombari, Danilo Carsana, Marco Balconi, Riccardo Bottarelli. Centrocampisti: Stefano Bonfrisco, Emilio Pisoni, Alessio Goisis, Valerio Gaffuri. Attaccanti: Mario Vitali, Alessio “Chino” Gambirasio