pietro4 di Matteo Bonfanti
Quando vedo Pietro, che è mio nipote, penso che stiamo assistendo a un’evoluzione della specie bonfantiana. Come mio padre, come me e come mia sorella, Pietro ha quella faccia lì, la nostra, lungona, ma nel suo formato più accattivante perché dai lineamenti dolci; identico è il fisico muscoloso, che credo arrivi da mia nonna Chiara, ma in lui con quei quindici centimetri in più che lo fanno sembrare un fotomodello di Vanity Fair. Uguale anche la predisposizione famigliare a vivercela nella felicità, in lui bellissima perché senza ombre, priva, insomma, degli attacchi di malinconia delle generazioni precedenti, quelli che capitano soprattutto a me.

pietro2 E poi c’è il modo di fare ciò che è importante, che per la nostra genia è scrivere sempre e comunque, almeno un paio d’ore al giorno. Mio padre, Marco, talento di valore assoluto, ha vissuto le meravigliose parole della sua anima con fatica, vergognandosene e nascondendole persino a chi lo amava; io, che ho capacità pressoché nulle, le ho affinate grazie a migliaia di libri, sponsorizzandole all’eccesso e diventando un modesto artigiano del punto, della virgola e del discorso diretto; Pietro ha entrambe le cose, la classe cristallina del nonno unita all’immensa voglia di migliorare dello zio giornalista.

Succede così che il nostro ragazzo, che è biondo come la birra ed ha appena compiuto diciotto anni, abbia messo su un duo rap, i DD. Pietro è Darksand, Luca, il suo socio, è Diavel. Scrivono rime da brivido e le cantano, fanno i video in giro per la provincia lecchese, li piazzano su Youtube e un sacco di gente li guarda. Premetto che di hip hop so davvero pochissimo, sono fermo a Neffa e ai Messaggeri della Dopa, poi non ho idea se in Italia si sia verificato dell’altro. Nel mio provarle tutte, va detto alla cazzo, faccio il cantautore scemetto, più che altro per tentare di far limonare i miei amici singoloni con le donne cesse che sono presenti ai tragicomici concertini di cui sono protagonista.
Detto quindi che non sono il critico musicale che Pietro e Luca si meriterebbero, il duo funziona. Ha parole di rabbia e d’amore, con il nostro lago, il Lario, sullo sfondo e qualche volta protagonista. Siamo tipi d’acqua dolce, per questo assai sentimentali, ma in quel modo lì, da gente di frontiera, stramba, spigolosa e un po’ incazzosa, abituata a sopravvivere. Nei DD la doppia anima di Lecco c’è e c’è pure una certa magia, quella di chi è destinato ad andare lontano grazie alle sue rime e alle sue note. Ascoltateli perché sono bravi e se vi piacciono scriveteglielo, perché all’inizio di un viaggio ogni carezza è una spinta ad andare avanti, oltre i propri limiti, volando tra le nuvole che disegnano i sogni migliori.

pietro3