gusti1 di Simone Fornoni
È senza panchina, speriamo ancora per poco. Ma è ormai un biennio pieno che non gliene offrono manco mezza. Non che l’essere stato accostato alla Pro Sesto nel febbraio di un anno fa, e poi il nulla, sia il segnale di tempi propizi. E pensare che quando gli arridevano, dopo aver portato l’AlbinoLeffe in serie B, non nascondeva di avere l’Atalanta nel cuore e nei suoi orizzonti di allenatore, anzi reclamava aperto verbo di meritarsela. Invece, nisba: lustri e lustri di gavetta e il picco professionale continua a restare una chimera da ex giocatore svezzato nel vivaio. Eppure Elio Elia Gustinetti è uno dei tecnici di casa nostra più preparati, rappresentativi e apprezzati. Unico limite, forse, le solite voci di corridoio che dipingono l’uomo di Borgo Santa Caterina cresciuto a pane e ninfa del pallone – abitava in via Codussi e il papà operaio della Sip lo portava allo stadio – come un rompino dedito a scazzi continui col presidente di turno, da Gianfranco Andreoletti al vulcanico Piero Camilli nel Grosseto strapieno di gente che si vendeva le partite e anche l’anima.

gustinetti esulta con tifoso Con il Baffo di Colzate, a ben vedere, sono state più le rose delle spine, a onta dell’esonero in tromba a un passo dalla serie A, poi mancata ai playoff da Mindo Madonna, sulla spinta emotiva di un inopinato ko casalingo col Rimini. Era il 26 maggio 2008, ma poi il Gus sarebbe stato richiamato al capezzale della squadra piombata in Lega Pro, il 27 dicembre 2013, proprio al posto dell’alzanese, per l’ultimo giro di playoff, stroncato a Cremona dalla crudele lotteria dei tiri dal dischetto. La sua è comunque un’epopea che non teme confronti. Appena assunto, la Coppa Italia di serie C nel 2002. Quindi, il 15 giugno 2003, nel delirio del vecchio “Comunale”, la cadetteria conquistata ai danni del Pisa (4-2, dopo aver perso 2-1 all’Arena Garibaldi). In seguito, altre due stagioni abbastanza felici. Gli anni d’oro, forse di platino, certamente irripetibili, fondati sul 4-4-1-1 come credo e una spina dorsale di anzianotti pressoché immutabile: il metalmeccanico Damiano Sonzogni dietro, Ivan Del Prato a far diga, Mirco Poloni a corricchiare, Roberto Bonazzi a inventare e improvvisare alle spalle del puntero, chiunque fosse. Mettici l’addizione dei vari Pippo Carobbio in regia e Paolone Acerbis tra i legni, più i Ciccio Ruopolo e i Marco Cellini davanti (o il Christian Araboni della promozione), e l’altra plusvalenza in guantoni Federico Marchetti, ed ecco spiegato il miracolo celeste più razionale del mondo.

gustifiesta Il Mondo con la M maiuscola, subentrato all’altro ex atalantino Ciccio Esposito, avrebbe giusto fatto da separé al ritorno number one del buon Elio, nel frattempo impegnato ad Arezzo (post season persa per differenza reti a pro del Cesena) e Crotone, due delle sue quattordici divise da mister, uno zingaro del mestiere con i piedi ben piantati in madrepatria. Le giovanili e la prima squadra (in Interregionale) del Leffe (1987-89), l’Albinese (portata in Eccellenza) fino al ’92, di nuovo il Leffe (’94/’95), il Lecco promosso in C1 nel ’97, il Lumezzane condotto fino ai playoff per la B (Sonzogni in difesa, guarda un po’), le parentesi cadette con cacciata anzitempo di Reggina, Empoli e Treviso, la gloria in riva al Serio, la Maremma ingrata in compagnia di Carobbio e Conteh, coi playoff (ko col Livorno) e il licenziamento in tronco nel marzo 2010 per aver osato sfiorare la questione compensi, gli start stroncati quasi sul nascere ad Ascoli e Spezia, il Lecce (2013) della finale per la B persa col Carpi. Nove esoneri e qualche pausa di troppo privo del salutare girarrosto su cui posare le terga, ma sono più i risultati succosi che le delusioni. Certo, aver trascorso anche il sessantunesimo compleanno (29 marzo) da disoccupato illustre non è un toccasana, per uno che in gioventù aveva fatto sogni da campione senza diventarlo: primi calci all’Excelsior, l’avventura alla Dea consumatasi in un tris d’annate – sotto Giulio Corsini, Heriberto Herrera e Angelo Piccioli; compagni Antonio Percassi, Gaetano Scirea e “Gusto Gol” Scala -, le ultime due in serie B (in A non giocò mai, nel ’72-’73 due partite in Coppa Italia), con 25 presenze e 1 rete, per un proseguio per lo più in C (95 presenze e 6 reti in B tra Bergamo e la Daunia) con Udinese (Coppa Italia semiprofessionisti, anglo-italiano e promozione in B nel ’78), Foggia, Forlì, Spal e Stezzanese, una carriera da ala o mezzala chiusa a trentadue primavere. In nerazzurro, un’unica gioia, il gol all’Avellino in casa il 23 marzo 1975. Inseguendo sempre quel benedetto ruolo da capomastro in alto loco, vanificato dall’ennesimo no dopo aver posato la prima e l’ultima pietra della Favola bluceleste.