fabio2 di Matteo Bonfanti
Intanto mi scuso con Fabio, che l’ho fatta fuori da giornalista sfigato, che promette, ma che ci mette settimane a fare gli articoli. Chiedo perdono perché è da un mese che l’ho intervistato e scrivo il pezzo solo ora, tra l’altro nel casino, che sto chiudendo il numero di Bergamo & Sport intanto che do un’occhiata all’Atalanta a Napoli e chatto con una mia amica d’infanzia che è in un periodo di merda, di quelli che abbiamo noi che siamo vicini ai quarant’anni. Anche Fabio lo è eppure non è nel caos in cui naviga a vista la mia generazione, io per primo. E’ in un viaggio sereno e tranquillo nonostante sia l’uomo del giorno a Bergamo e in Lombardia, con ciò che comporta. Fabio, nato il 19 aprile del 1981, è il geniaccio che ha inventato Quanto Fa, che è un gioco bellissimo: una app che ti aggiorna in tempo reale sui risultati calcistici dalla Serie D alla Terza. I risultati li danno gli utenti, che poi commentano, mandano foto, fanno un sacco di cose, s’insultano pure tanto ci tengono, e ogni domenica sono più di un milione, un botto di gente, tipo gli abitanti di Milano, che per me che sono di Lecco e abito a Bergamo, è come guardare l’Oceano quando scappo in Portogallo, a Lisboa.

fabio3 Ma queste righe non sono su Quanto Fa, sono un breve ritratto di Fabio Gregis, che come me e Albert Einstein alle superiori non faceva sfracelli e si è diplomato con 65/100 che è come dire “a calci in culo”. Poi però nella vita si è preso tante di quelle rivincite che l’hanno reso forte, indistruttibile, tutte impensabili quando era poco più che un bambino e aveva diciannove anni ed era scappato da Seriate per viversela in Spagna. Fabio ora non può più andare via, è un esempio, lo chiamano addirittura all’università, lo invitano a spiegare ai giovani cosa sia il web, come si possa dominarlo.
Fabio Gregis è bravo e famoso e non lo fa pesare. Potrebbe menarsela parecchio, dire “io gestisco i siti delle grandi aziende della Bergamasca, che è il cuore dell’economia del Nord, io sono il Gf Studio, che è fighissimo, che è il meglio che c’è”. Invece non lo fa, piuttosto mi racconta del viaggio dei suoi sogni, che ha fatto la scorsa estate, finalmente, per stare a passeggiare in silenzio con se stesso, camminando verso Santiago de Compostela, impegnato ad ascoltare il cuore e l’anima sua, belli e rari, immensamente piacevoli.

fabio1 Io li ho scoperti a un concerto di Cesare Cremonini, io e Fabio seduti accanto a Belen Rodriguez, intenti a riflettere sull’amore e su altri misteri strettamente correlati, noi due, felici, appena conosciuti, ma già amici, tra una birretta, un’altra, un panino con la salsiccia, la maionese e il ketchup necessario a mandare giù tutto. Fabio non è fidanzato, ma esce da una di quelle storie tormentate, alla Venditti, che non finiscono e che ritornano per farti del male allo stomaco, ma lui non ce ne soffre perché è impegnato a scoprire il mondo. Ed è una mente assai brillante, ma che non sa di esserlo, di quelle che alla cena di gala con lussuose tartine innaffiate da vino bianco da cinquanta euro, preferiscono le polpette che fa la mamma, a cui Fabio è legatissimo. E non lo dico così, a caso, per via di un’impressione, ma perché al concerto di Cesare quella madre ritornava ogni volta tra le sue parole. Dev’essere una femmina straordinaria, tenera, che accoglie Fabio quando gli capita, e succede a chiunque, di avere le lacrime agli occhi fin giù ai piedi, capaci che ti fan formicolare anche le gambe se non ci stai attento.
Nella vita di Fabio c’è il calcio, a cui si è votato, il Comonte di mister Gennaro Capasso, il club di famiglia. Più di tutto in Fabio c’è la tranquillità, moltissima, che ritrova dopo dodici ore di lavoro nella sua stanza, tra i suoi libri, nel fuoco di una candela mentre spegne il cellulare, e ascolta De Andrè per innamorasi delle parole oppure i Pink Floyd per perdersi nella musica che serve quando gira intorno.
Sorridendo, perché quello che trasmette Fabio Gregis è un mare felice e calmo, senza spine.