fabio4 di Simone Fornoni
Di Manara famosi, dalle nostre parti e oltre, qualcuno ce n’è stato. Luciano, il patriota del Risorgimento, che aveva le radici ad Antegnate e cadde difendendo la Repubblica Romana nel 1849, consacrandosi a mito perenne dei Bersaglieri. Poi c’è Milo, il fumettista dal tratto esotizzante e sensuale. Ma a Bergamo città c’è Fabio, detto Manny, uno che nella vita s’è scelto un paio di strade e le percorre entrambe come niente fosse, con la leggerezza delle dita sul plettro e sulle corde come del tratto di penna secco e privo di fronzoli. Chitarrista dei Ligastory, la Slow Hand in salsa orobica, anche se la famiglia del padre ha radici cremonesi, e giornalista sportivo da tempo immemorabile, passando da l’Eco di Bergamo al vecchio Giornale di Bergamo fino a Datasport per poi mettere su bottega in proprio, con la Fabio Manara – FM Comunicazione, insomma lo scribacchino moderno, che spazia da Nerazzurro dei Pezzoni all’ufficio stampa del migliore offerente, dal singolo evento allo studio legale specializzato in diritto sportivo.

fabio1 Il nostro comunque di strada senza ritorno ne ha imboccata pure un’altra, impalmando a giugno la bella Paola, la fidanzata più o meno di sempre, magari facendo versare qualche lacrimuccia alle fan sfegatate della sua cover band che stravedono per figaccioni come lui o il frontman Lorenzo “Vento” Bergamelli. Bontà sua. Dal suo scranno in tribuna stampa all’Atalanta, anche se segue pure i cugini poveri dell’AlbinoLeffe di cui è stato addetto alla comunicazione per due stagioni fino al 2015, arrivando talvolta con l’aria stanca e la palpebra smollata di chi accoppia le ore piccole in giro per concerti ai pranzi luculliani dai suoceri, te la conta su anche di calcio a 5 e del fresco titolo provinciale Csi con l’“Atletico… mica tanto!”, una sorta di reminiscenza di quando giocava in porta a undici nei campionati Figc, pare tra Zanica ed Entratico. Un passionaccia che non conosce limiti, quella di Fabietto per il pallone, benché da buon guantìpede si neghi spesso e volentieri alle partitacce tra colleghi. I portieri da che mondo è mondo se la tirano, nei rendez-vous di metà settimana hanno regolarmente qualcos’altro da fare, tipo scongelare gli ossibuchi per cena, ma lui quando c’è si sente eccome, con la sua vocetta tutta acuti e frasette ironiche, che quando la usa te le fa anche girare, con un lessico tra il volgarotto da oratorio e la levatrice in vena di consigli in sala parto: “Apriti, temporeggia, stringi! E non piazzarti sempre davanti che sei brutto come la riga del culo e mi nascondi la palla!”.

fabio2 Dalla musica alle stimmate del comunicatore, insomma, il segreto del Manara che si guadagna la pagnotta fra strimpellate e battute su word buttate giù senza arzigogolare o girarci intorno è proprio la lievità, il dar alle cose e anche alle persone il giusto peso specifico, negando al topolino anche la minima possibilità di trasformarsi in elefante, o al bicchier d’acqua di allargarsi a tempesta. Come ci riesca non si sa, e dopo tutto i suoi frizzi e lazzi prima, durante e dopo le partite della dea divertono perfino il sottoscritto, musone inguaribile con l’incazzosità pronta a debordare dal sottopelle. Memorabili le trasferte blucelesteculinarie con Giulio Ghidotti e Mario Martinelli, il mitico Daniele Rigamonti alla guida. Forse nella generazione dei trentenni (più tre candeline, il 17 ottobre) che si sono votati a mettere nero su bianco per vivere è quello che sta avendo più successo, nel quartierino di pettegole da ballatoio che è il cronachismo pallonaro de noter de Berghem. Anche perché, vedi sopra, d’interessi e lavoro ne ha fin sopra la folta zazzera biondiccia, che al sole è quasi rossa ma non diteglielo che vi risponde male. Successo? Fama? Figaggine? Gente che allo stadio si sbraccia per salutarlo da settori lontani anni luce dal suo banchetto? Gliene importa e anche no. È quella, proprio quella, la chiave che gira nella toppa al primo colpo, senza dover far passare tutto il mazzo per cercare il passepartout. E se apri la porta senza doverti dannare come l’ubriacone che rincasa in ora antelucana e non centra il buco, sai che leggerezza su quel plettro e quelle corde. Sì, vabbe’, basta pompinazzi tra colleghi: Fabietto, regalaci e regalati l’erede, adesso.