di Matteo Bonfanti

Al di là dello splendido giocatore che è, per me Fabio Spampatti si lega indissolubilmente a mio zio Franco, che non c’è più e che ha vissuto il momento più bello della sua sventurata vita proprio ammirando le gesta del bomber seriano. Correva la stagione 2004/2005, per motivi che ignoriamo, Fabio, giovanissimo, era sceso di un paio di categorie finendo a Gandino, in Eccellenza. E noi, che avevamo appena iniziato l’avventura “Bergamo & Sport”, e avevamo la metà dei collaboratori che abbiamo adesso, non sapevamo chi mandare a seguire le partite dei rossoneri. Dopo un lungo aperitivo di famiglia si era proposto mio zio Franco, appena andato in pensione, desideroso di iniziare una seconda esistenza, quella del giornalista sportivo, il suo sogno da bambino.
Franco si era innamorato perdutamente di Fabio, del giocatore, straordinariamente talentuoso, centravanti particolarissimo perché con la classe del numero dieci e il senso del gol del numero nove. Ma mio zio era rimasto positivamente colpito anche dall’uomo, tranquillo, sereno, sorridente, accogliente.
La vita cambia in un attimo, basta una stagione. L’anno dopo Fabio era passato all’Uso Calcio, in D, iniziando la scalata che lo avrebbe portato a ritagliarsi un ruolo da protagonista anche tra i professionisti, in Lega Pro. Franco, invece, aveva smesso di scrivere perché il  tumore lo aveva iniziato a tormentare, mangiandogli il sorriso, rinchiudendolo a casa. Sul letto di morte mi aveva chiesto di Spampatti. “Ma Spampa-gol ora dove gioca? Che campione… Salutamelo se lo vedi. Digli che per me è il giocatore più forte di sempre”.
Lo è anche per me che a Fabio sono grato perché i trenta gol in campionato fatti a Gandino sono stati una splendida parentesi nella vita di mio zio Franco, uno che si è giocato il cielo a dadi e che ha vissuto d’un fiato, dolcemente e dolorosamente. Torniamo al calcio, a Fabio Spampatti, professionista esemplare, atleta meraviglioso, descritto magnificamente da Nicola Radici che è il presidente della Pro Sesto, club dove il numero dieci di Colzate ha giocato fino all’anno passato. “E’ un calciatore a cui ci si affeziona perché è in grado di risolvere le partite da solo – racconta Nicola che anni fa era il direttore sportivo della nostra amata Dea nerazzurra -. Quando Fabio  giocava nella Primavera dell’Atalanta il Vava era fissato. Diceva a tutti che ogni calcio da fermo, dalle punizioni, ai rigori, ai corner, persino alle puntate, doveva batterle Spampa che ha un piede unico, potente e telecomandato, da Serie A. La palla la mette dove vuole. E’ veloce, anche se non sembra, è tecnico. Bisogna credere in lui, farlo ciecamente, e lui ti ripaga, segnando a raffica, in ogni modo, dando sempre spettacolo”.
Spettacolo che mio zio Franco si è portato in paradiso. E magari adesso sta descrivendo un golasso di Spampatti a San Pietro che, ne siamo certi, è un amante del bel calcio…

DATA DI NASCITA: 3 giugno 1980
LUOGO DI NASCITA: Alzano Lombardo
GOL FATTI IN CARRIERA: 218
ATTUALE SQUADRA: Verdello (Eccellenza)
RUOLO: punta centrale, ma che spesso ama partire dalla trequarti
ALTEZZA: 178 centimetri
PESO: 75 chilogrammi
GLI ESORDI: a sei anni nella squadra del suo paese, la Colzatese
L’ANNATA MEMORABILE: l’annata a Gandino (2004-2005)
LA PARTITA DELLA VITA: Pro Sesto-Lecco
I COMPAGNI DI SQUADRA IDEALI: Ermanno Leoni e Pierangelo Luzzana
IL MISTER FONDAMENTALE: Giorgio Gatti (Gandinese)
LA MAIL: spampattifabio @alice.it
NELLA FOTO – Un piccolissimo Fabio Spampatti, già pronto a regalare grandi magie calcistiche

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