spaterna1 di Simone Fornoni
È modenese e ha studiato criminologia forense a Bologna, la madre di tutte le università italiane ed europee. Sta a Bergamo, ma a differenza della gran parte dei giornalisti calciofili di quassù fa un tifo d’inferno per la Roma. Alla passione del pallone, poi, accoppia quella per coni e coppette. Sport e gastronomia, un binomio da sogno per chiunque si torturi i polpastrelli sulla tastiera. Fabio Spaterna è uno dei pochi apprezzati ad ampio spettro in una terra un po’ ostica: “Anche se Modena mi manca, difficilmente tornerei indietro. I bergamaschi sono chiusi e diffidenti, però se ti fai conoscere e imparano a fidarsi si fanno in quattro”. Da Bergamo & Sport alla supervisione di “Gelato artigianale”, periodico di punta di un settore di nicchia quanto golosetto, è passato anche dal dorso locale del Corriere della Sera, dove ha seguito la politica. Il presente parla di un ruolo di caporedattore, vissuto senza tirarsela, merce rara in un ambiente di narcisi: “Il nome della testata parla da sé. Non la dirigo nemmeno, praticamente sono il capo di me stesso. Sono anni che scrivo recensioni assaggiando qua e là: ho allacciato rapporti e stretto contatti. Però sono noto ai più per essere il sosia di Jürgen Klopp”.

spaterna5 Vedere per credere: a parte il patentino da allenatore, dieci anni (classe ’77) e qualche centimetro a dividerlo dal perticone più simpatico del calcio del Vecchio Continente, la rassomiglianza è impressionante. Ciuffo, barba, occhiali, sorriso apertissimo: la fotocopia. “Una cosa di cui vado molto fiero”. Più banalmente anagrafica, invece, la storia della fede giallorossa: “Scritta nel destino. Sono nato il 16 ottobre, come Paulo Roberto Falcao, il Divino, l’ottavo re di Roma”. L’amore per la sfera di cuoio, che ha condotto Fabio a rappresentare il ramo comunicazione della Uisp a Bergamo prima e in tutta la Lombardia poi, unito a un’innegabile bonomia caratteriale ne ha fatto uno dei punti di riferimento della redazione di Piazzale San Paolo: “Scrivo per Matteo Bonfanti e soci dal 2009, credo. M’ero trasferito qui da voi quattro anni prima, in occasione della nascita di mia figlia Emma”. Spaternoster, che si sigla spa.ter. invece di usare un semplice acronimo, ha quel mix di cultura, animo popolano e calata aristocratica tipico delle sue parti, roba da congiurato ideale dei moti del 1830-31 in combutta con il voltagabbana duca Francesco IV d’Asburgo-Este. Per fortuna la forca toccata a Ciro Menotti si perde nelle nebbie della storia e allora eccolo lì, il cronista del calcio provinciale e delle mene della classe dirigente nostrana, a starsene ore e ore alla scrivania a sfornare recuperi manco fossero tigelle col pesto di lardo. Senza lagnarsi mai coi collaboratori che gli rompono le scatole quando ha già impaginato i pezzi per costringerlo a correggere le cagate di mosca.

spaterna3 Lui niente, neppure una piega, sempre disponibile. E pure generoso, vedi vettovaglie a quintalate che dispensa ai colleghi il giorno del suo compleanno, tanto che una volta dovette riportarsi a casa più o meno le dodici ceste di evangelica memoria. Sarà che il suo mestiere, non riuscendo proprio a farne una malattia, lo vive al riparo da pericolose depressioni così come da facili entusiasmi: “Il giornalismo di oggi? Una casta per pochi. Non consiglierei a nessuno di intraprendere la carriera, a meno che non lo si faccia per passione e magari per arrotondare”. Parole da pompiere, da uno che si accende il giusto e poi gli ci vuole l’estintore. Il verbo di Fabio Spaterna, il Normal One che sa gustarsi pallone e gelato in un cono a due piazze.