di Matteo Bonfanti
Mi ha detto Costanza, che è mia moglie, che Christo passa il tempo a impacchettare gli edifici e io le credo perché non mi mente mai e quindi non sono andato a verificare se l’artista della passerella abbia proprio quella fissa lì. Ieri eravamo a Sulzano e ci siamo stati l’intero pomeriggio ed ora sono felice perché era da un sacco di tempo che non camminavo a piedi nudi dalla mattina alla sera e in più ho la faccia abbrustolita dal sole, che è una cosa che mi piace assai perché mi fa sentire quella meravigliosa sensazione che è l’estate addosso, la sua promessa di far festa sulla spiaggia.

flo4 Come tutti i bergamaschi, anche noi Bonfanti siamo andati all’imperdibile appuntamento con Floating Piers, un’opera geniale, da vedere, per tanti motivi. Intanto perché starci sopra è davvero piacevole, che sotto si muove tutto dolcemente e pare di essere l’altro Cristo, quello giovane, bello e famoso, intendo Gesù, che duemila anni fa si divertiva coi suoi soci a camminare sulle acque. C’è del magico in questi giorni sul lago d’Iseo, che per me è quando si provano delle sensazioni che non capitano normalmente. C’è, soprattutto, l’emozione di far parte di un sogno collettivo, trentamila anime che vanno dalla stessa parte, ognuno col proprio passo, chiacchierando e sorridendo, regalandosi sicurezza perché nessuno sta andando in direzione ostinata e contraria. E poi c’è l’acqua intorno, che per me che sono di Lecco è tornare a casa e ragazzo, libero, nei pomeriggi assolati a sparar minchiate sulle mitiche rive di Porno City, senza impegni né semafori rossi da aspettare.

flo3 Diceva l’uomo in coda con noi: “La passerella è costata sei milioni di euro e ce li ha messi interamente Christo, che poi si è venduto on line ogni metro quadrato e ci farà parecchi soldi perché un pezzetto costa più di duecento euro e sono quattro chilometri e passa”. Io lo guardavo e mi pareva onesto perché era un sessantino tenuto bene, giovanile, coi capelli radi e tinti, originario della Val Camonica che è una valle, una montagna, come ce ne sono in Valtellina che è da dove arriva la mia parte onesta, la metà che non dice le bugie.
Io parlavo, mosso dal demone che ho dentro, quello del giornalista, che mi fa attaccare bottone al primo sguardo. Costanza osservava coi suoi occhi grandi e bellissimi, perennemente spalancati perché intenti a cogliere i particolari significativi del mondo, che sono piccoli e nascosti e a me sfuggono; Vinicio e Zeno, i miei figli, si rincorrevano e si picchiavano, nel loro costante, tenero e appiccicoso bisogno di completarsi.
“Floating Piers è il regalo che Christo ha fatto a sua moglie, l’inseparabile donna con cui passeggiava in questi angoli. Stavano a braccetto perché erano vecchi e la donna s’immaginava loro due a correre in mezzo al lago, insieme, come da giovani, spensierati e rivoluzionari nei parchi di New York. Quando lei è morta, lui si è messo d’impegno e ha realizzato il sogno di quella meravigliosa creatura con cui ha condiviso l’intera esistenza e che ora gli manca da morire. La cerca ogni notte, prende la barca e aspetta di vederla comparire sulla loro passerella”. Parole in affitto, rubate, ignoro dove le abbia sentite, se siano esististe davvero, però è una straordinaria descrizione dell’amore e ieri a Sulzano c’erano un sacco di innamorati. In quel fiume di gente se ne avvertivano i sospiri. Ho visto centinaia di persone che si davano la mano, ma non come me la tengono i miei figli, alla cazzo, giusto perché gliela meno al passaggio pedonale, nell’altro modo, quello forte fortissimo che sottintende la frase: “Tesoro, non lasciarmi mai, rimani per sempre come oggi, come qui, anche quando saremo anzianissimi, sfasciati, con la dentiera, le ossa di carta e le gambe dure”.
Chiudo, svestendo i panni dello scrittore, vestiti freschi e a fiori, necessari per descrivere cosa sia Floating Piers. Mi rimetto il cappello grigio di velluto e la divisa nera da giornalista, dando numeri e cifre. La media di presenze sulla passerella è di quarantamila persone al giorno, un botto di donne e di uomini, un numero paragonabile a quanti sono gli abitanti di Lecco, la mia città, che è grande e fa provincia. Quindi immaginatevi il casino, che però è un caos calmo, di code che non si prendono troppo sul serio, dove nell’attesa ci si conosce e ci si fa compagnia.

flo2 Chi ci lavora sopra ti riempie d’acqua le bottigliette che hai in borsa. Ho incontrato uno che mi conosceva, ma nel mio principio di Alzheimer non ho capito chi fosse. Era sorridente e rilassato perché Christo lo paga ogni giorno onestamente, pagando le tasse, coi voucher, e questo fa onore all’artista bulgaro pensando ai tanti stage gratuiti che ci sono nei giornali e che mi fanno talmente incazzare che quando mi ci imbatto su internet, spaccherei la porta della redazione a cartoni e a testate.
Una ragazza, Giulia, mi ha regalato un pezzetto della stoffa gialla che ricopre la passerella e che fa prendere la scossa. E mi ha dato pure il depliant d’ordinanza che spiega di cosa sia fatto Floating Piers. Ho perso entrambe le cose, che è un periodo, sarà un decennio, che sono svampito e avrò rifatto le chiavi della mia Panda una sessantina di volte e non esagero. Così a occhio penso ci sia dentro del polistirolo, ma potrei sbagliarmi. Se volete saperne di più, visto che sono un cronista pessimo, andateci. Lasciate la macchina a Pontoglio e prendete il treno, si passa da Sale, una località dove vorrei andare a vivere per via del nome, fantastico, di mare.