di Luca Bassi
Gli atalantini più giovani lo conoscono grazie alle sue apparizioni a Bergamo Tv, quelli un po’ più anziani per le notti magiche di Coppa delle Coppe. A Roma è ricordato ancora come «Oliviero i bomber vero», mentre a Salerno, più precisamente a Nocera Inferiore, il suo nome è legato all’incredibile promozione in Serie B che la formazione rossonera conquistò il 18 giugno del 1978 nello storico spareggio col Catania. L’avrete già capito, stiamo parlando di Oliviero Garlini, l’attuale direttore sportivo del Bergamo Longuelo. L’ex bomber è nato a Stezzano il 4 marzo del 1957, e nella sua lunghissima carriera ha messo a segno tante reti in ogni angolo d’Italia: «Io ho avuto la fortuna di vedere sempre benissimo la porta – ci racconta il Gas -, per questo, ovunque sono andato, mi sono sempre trovato a meraviglia con squadra, tifoseria e città».

Nella sua carriera ha giocato in 12 squadre differenti. Ma a quale è più affezionato? «Può sembrare scontato, ma rispondo Atalanta. I perché sono molti, ne dico due: perché è la squadra della mia città, quella in cui ho sempre desiderato giocare, e perché è quella che mi ha regalato le emozioni più belle».
Parla della storica cavalcata di Coppa delle Coppe? «Esattamente, anche se quando ci ripenso mi viene ancora il magone: quella semifinale col Malines ero assolutamente convinto di vincerla».
E’ stata quella l’esperienza più bella della sua carriera? «Senza ombra di dubbio. Quelle notti sono impossibili da dimenticare anche se, come detto, la semifinale col Malines è stata anche la più grande delusione della mia carriera».
Ma come ha fatto una squadra di Serie B ad arrivare in semifinale di Coppa delle Coppe? «Credo che quell’anno sia accaduto qualcosa di veramente speciale: la società è stata fantastica e poi noi, a differenza di ogni avversaria, avevamo il grande vantaggio di giocare senza pressioni e con tutta la serenità di questo mondo. Senza dimenticare la bravura di mister Mondonico, a mio parere uno dei migliori tecnici allora in circolazione».
Sotto le Mura Venete, però, all’inizio non fu tanto semplice per lei. Ce lo conferma? «Sì, pensi che Elio Corbani, dopo la quarta partita senza gol, scrisse che il mio acquisto non fu poi così azzeccato. La domenica dopo, però, segnai nei minuti finali con un colpo di spalla piuttosto fortunoso, sugli sviluppi di un corner. Da lì, poi, la mia avventura in nerazzurro fu tutta in discesa. Pensate com’è il calcio».
Ma perché Garlini, bergamasco doc, è arrivato in nerazzurro solo nel 1987? «Di provini per l’Atalanta ne feci parecchi, ma fui sempre scartato».
Perché? «Troppo magro e fragile, mi dissero, così la grande occasione me la diede un certo Mino Favini nel settore giovanile del Como, la squadra con cui il 28 febbraio del 1978 feci il mio debutto tra i professionisti, in Serie A. Il mio approdo all’Atalanta lo devo alla famiglia Bortolotti, a Previtali e a Mondonico, che ringrazio di cuore».

Lei si espresse ad altissimi livelli a Roma, con la maglia della Lazio. Ma quelli furono anche gli anni più bui per la società biancoceleste. Cosa accadde? «E’ semplice, non esisteva una società. Tutto si basava su chiacchiere e illusioni, i fatti erano pari a zero. Così in campo non siamo mai riusciti ad esprimere le nostre vere qualità».
Lei, però, in Serie B segnò qualcosa come 18 reti. «Fu un campionato veramente strano: a detta di tutti eravamo la grande corazzata della serie cadetta, quella che a gennaio doveva già aver vinto il campionato, ma ci salvammo solo all’ultima giornata, sfiorando di fatto un’altra retrocessione».
Poi l’Inter, la sua grande occasione. «Quando mi chiamò l’Inter mi presi del tempo per decidere: avrei fatto la terza punta, alle spalle di due campioni del calibro di Altobelli e Rummenigge. Alla fine accettai e, quando il tedesco si fece male, io sfruttai la mia occasione e realizzai anche 4 reti».
Qual è stato il più grande campione con cui ha giocato? «Michael Laudrup, senza ombra di dubbio. Un grandissimo dentro e fuori dal campo. Secondo me, in quel periodo, era tra i migliori giocatori al mondo. E poi voglio citare anche Cesare Prandelli e Glenn Peter Stromberg, due ottimi giocatori che non scorderò mai».
Ci racconta il gol più bello? «Fano-Sanremese, stagione 1979-’80: supero tre avversari in dribbling e batto il portiere con uno splendido cucchiaio. Questo è quello che ricordo con più gioia. Ma l’emozione che mi ha regalato il gol del momentaneo vantaggio sul Malines nella semifinale di ritorno è letteralmente indescrivibile. Sembrava che lo stadio dovesse crollare».
Oggi cosa fa Oliviero Garlini? «Oggi faccio il ds al Bergamo Longuelo. Siamo tra le prime, sogniamo il grande salto in Promozione».

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