unonnnnnnndi Simone Fornoni
«Avrei dovuto esordire in A a Bergamo, quel mercoledì sera, contro l’Atalanta. Avevo avvisato tutti gli amici, molti erano allo stadio. Niente da fare: il Modena aspettava che si calmassero le acque, eravamo almeno una decina di debuttanti in A e c’era il rischio di dover cacciare centomila euro a testa». Potere del premio di valorizzazione a favore delle società d’origine, roba da buchi nel bilancio tipo groviera: «Il Mornico qualcosa prese, ma una cifra parecchio inferiore». Pazienza, verrebbe da dire col senno di poi. Giacomo Ferrari, il bomber arrivato alle stelle dalla Seconda Categoria, a casa sua, il suo sogno l’ha agguantato lo stesso. Non nel 3-1 per i Canarini il 6 novembre 2002 («Segnarono Colucci, Kamara e Mauri: eravamo un bel gruppo, c’erano anche Sculli e Milanetto»), ma in un occhiale casalingo contro la Lazio, il 13 aprile dell’anno successivo. Altre due presenze al piano di sopra, contro Bologna e Inter, prima di farsi l’annata di B all’AlbinoLeffe sotto Elio Gustinetti: «Bei ricordi, a Modena, con Gianni De Biasi: ora fa il ct dell’Albania, è il tecnico più bravo che ho avuto insieme ad Oscar Piantoni, che seguii da Lumezzane all’Alzano Virescit nella scalata dai dilettanti alla B. In gialloblù due promozioni di fila dalla C1 e una Supercoppa di C, il mitico speaker del ‘Braglia’, Stefano Casolari: la mia wikipedia, l’uomo che ha fissato a 220 i miei gol in carriera. Il duecentesimo lo festeggiai a Caravaggio: allenava Paolo Aresi, che poi mi portò con sé a Calvenzano dove ho smesso a 42 anni nel 2009. Ho fatto tutte le categorie, tranne la terza e la prima».
unonnnnUna parabola oggi inimmaginabile: «Il calcio è proprio cambiato. Le cosiddette ‘regole’ sui giovani in realtà limitano ascese e scalate come la mia. Se un club di serie D, per dire, è obbligato a far giocare uno di ventun anni spacciandolo per giovane, significa che qualcosa non va. Io a sedici anni e mezzo ero in prima squadra». Una storia che sa di miracolo, ma cela in realtà occhio lungo, passione e voglia matta di sfondare: «Andò così: Giorgio Gatti, che giocava nel Leffe ed è di Mornico al Serio come me, s’interessò e mi fece fare dei provini. E via, a cominciare una bella carriera nelle valli, sotto Maestroni, Vallongo, il Mago di Lallio Bresciani e Leo Siegel. In attacco c’era Beppe Signori, non so se mi spiego. Giocai anche a Darfo in Interregionale, quindi in Val Gobbia, poi in bianconero in bassa Valle Seriana: curioso, per uno di pianura».
Di compagni illustri il ragazzone della Bassa orientale ha fatto un bel pienone che manco dal benzinaio di fiducia. Cefis, il mancino di Città Alta che a Verona mandava in porta Pippo Inzaghi, Oscar Magoni, il guru di Pagazzano Alessio Pala, Massimiliano Maffioletti, il mastino Andrea Quaglia che finì in Emila con lui: «All’Alzano, dove vincemmo la Coppa Italia di serie C nel 1998, c’era Mindo Madonna, grande giocatore e grande uomo assist a cui devo tantissimi gol». 92 in 199 presenze nei soli campionati, come portacolori di quella che oggi è la Virtus Bergamo 1909. E molti amici con cui il rapporto perdura tutt’oggi, anche a livello professionale: «Sono il vice di Alessio Delpiano alla Pro Sesto dopo esserlo stato al Monza. Avrei dovuto essere con lui anche a Castiglione delle Stiviere, dove però le ripicche tra dirigenti portarono alla rinuncia alla Lega Pro nonostante fossero pronti i quattrocentomila euro per la fideiussione. Ora stiamo andando benino, siamo secondi nel girone A della D dietro i battistrada Cuneo e Varese». 
unonnQuel pallone che rotola su campi sempre meglio curati rispetto alle pelouse un po’ spelacchiate di chi ha ancora gli occhi gli inizi nei mitici Anni Ottanta, insomma, è una sorta di cuore number two, difficile da strapparsi dal petto: «Ricordo quando giocai a Urgnano nella rappresentativa dei giornalisti modenesi contro quelli bergamaschi, ve ne demmo sei e per voi segnò Pippo Grossi. Gioco tuttora a sette, non so in che federazione, nel MCM Autotrasporti di Cologne. Il calcio è bellissimo perché ti porti con te tante persone nel tempo, rapporti destinati a durare». Anche se non è tutto: «C’è la famiglia, certo, un sostegno e una fonte di tranquillità per chi fa questo mestiere. Mi sono sposato nel 1990 con Luisella, abbiamo due figlie, Nicole di 25 anni e Giorgia di 22. Farà loro piacere vedersi citate in una Grande Storia».
unoC’è pure qualcosa che bolle in pentola, e non da oggi: «Sono sommelier e perciò ho molte conoscenze in Franciacorta. A una serata l’anno scorso Alex Pinardi mi propose questo progetto dei camp per ragazzi: con Stefano Bonometti, storico capitano del Brescia, mettemmo su la Junior Soccer Academy. Puntiamo a coinvolgere società e calciatori in erba anche al di qua dell’Oglio». Magari raccontandogli l’epopea del sedicenne partito dalla campagna alla conquista della gloria. Una storia d’altri tempi, ma l’importante è crederci.
CHI È – Giacomo Ferrari è nato a Calcinate il 6 dicembre 1967. Il suo paese è Mornico al Serio, attualmente risiede a Ghisalba. In una carriera durata un quarto di secolo, dal Mornico al Calvenzano, ha totalizzato più di 500 partite e 220 gol. Ha giocato nel Leffe (50 gol solo in campionato, C2 e Interregionale) dal 1985 al 1990, quindi Darfo, Lumezzane, AlzanoVirescit (ottenendo la storica promozione in B nel 1999), AlbinoLeffe, Monza e Caravaggio. Il suo massimo stagionale risale al 1997/98 in C1 ad Alzano, quando fu capocannoniere con 22 reti.