di Simone Fornoni
L’amico e collega Luca Limoli, scrivendo della sua attività sportiva con un amore ritrovato come la pallavolo, tra gli amatori misti dell’Iride Urgnano, con un gioco di parole ha trasformato Gian in Zar, come Ivan Zaytsev, il russo protagonista dell’argento dell’Italvolley ai recenti giochi olimpici di Rio de Janeiro. Ma Gian Carlo Bassani, un cristone di metri uno e ottantanove che adora la Juve quanto la pallavolo e poi gli serve tenersi in forma, calabrese (di Rossano, acqua cristallina e spiagge di ghiaia) da parte di madre, rigorosamente staccato all’anagrafe anche se è noto con la prima parte del suo nome, la vocazione da autocrate ce l’ha nel sangue per davvero. In senso buono, perché dal monoblocco caratteriale tagliato col flessibile fioriscono iniziative che lèvati. Padrone del suo bar, dove un caffè è la metafora della convivialità e dell’amicizia, perché lui è un compagnone e la parola non la nega ad anima viva, e soprattutto patron di Miss Bagaglino, una roba bella che esiste dal 2009 e non vuole conoscere una fine, anche perché al lato estetico delle reginette di bellezza accoppia la raccolta di fondi per l’oncoematologia pediatrica dell’ospedale Beato Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

bassani1«Non mi ferma nessuno, figuriamoci due gocce d’acqua», il refrain di almeno un paio di serate della sua kermesse bagnate da una spruzzata di pioggia, effimera perché cozzata contro la sua personalità da leader che piega ai propri voleri pure il meteo. È proprio così, quando prende la rincorsa lui, col piffero che lo puoi fermare, anche se sei alla guida di un caterpillar. Miss Bagaglino e il suo ideatore sono un rullo compressore in due. Un evento partito sotto i portici di Martinengo, il suo paese, un borgo della Bassa orientale bergamasca fiero delle sue tradizioni e del carattere aperto e spontaneo della sua gente, contadini e allevatori che nel tempo per campare hanno messo su le più svariate attività, fingono di litigare a morte in consiglio comunale ma poi si stringono la mano e si abbracciano come fratelli. E proseguito nell’area del centro sportivo Il Tiro, a un tiro di schioppo dalla rotondona sul provinciale per Ghisalba, brutto affare per noi dell’immediato hinterland del capoluogo che senza tomtom ci sentiamo perduti. Uno zar non può che avere un piglio deciso e autoritario, da istintivo di natura, e forse si capisce perché se la intende così bene con l’altra metà del mondo. Ma attenzione, sono anni che ormai ha messo la testa a posto. C’è la compagna Tania, dolce ma determinata, altrimenti a uno così non tieni testa manco per ipotesi. C’è il figlioletto Matteo, tatuato sul braccio tanto che Paolo Del Debbio nella sua diretta su Retequattro dal borgo ha scambiato l’identità dei due chiamando il papà col nome dell’erede: va a scuola e tira i primi calci sul campo della Forza & Costanza, la gloria sportiva locale, agli ordini di un maestro di calcio d’eccezione come Eligio Nicolini, l’asso di coppe dell’Atalanta anni ottanta e novanta.

bassani3Ci sono persone che possono essere raccontate per aneddoti, ma non è il caso del nostro. Non perché ne manchino, da usare come frecce nella faretra del cronista, ma al contrario perché si rischierebbe di sforare e di parecchio il limite di battute da consegnare. Uno su tutti: «È lei il sindaco di Valleve?», rivolto dall’altra parte del bancone del Bagaglino all’allora ignoto sottoscritto, barbuto, guardingo, malfidato per natura come uno yeti e insaccato nel flanellone, nella serata di presentazione della linea di accessori dello sponsor tecnico dell’Orobiksnowpark San Simone, gestito dalla comune conoscenza Gianluca Perletti. Scambiare il cronistello per l’istituzione ospite, una gaffe da sorrisoni a trentadue denti per aprire il coperchio al pentolone senza fondo di eventi che nessuno si sognerebbe mai di trovare in una bottega a venti chilometri da casa. Sfilate, degustazioni, passerelle. I casting in giro per la Lombardia per tirar su ragazze in numero sufficiente da poter dribblare i bidoni dell’ultimo secondo. Gli sponsor come se grandinasse. I panozzi tracannati all’una di notte da Cocchia, a Romano, dopo aver sfilacciato il sistema nervoso per tenere in piedi la baracca coordinandone le persone coinvolte, i cugini Giovanni e Laura, il fido Leonardo Riva e i fedelissimi Adriano e Bonimba in primis. Le notti insonni nella settimana della tre giorni di festa, perché ci sono anche i defilé dei bimbi, gli abiti da sposa, spesso portati in trasferta, vedi la casa di riposo Zavaritt di Gorle, e le over. Il tutto perché è bello, piace, è dilettevole e utile, e poi magari c’è la Miss del 2010, Daniela Bertuletti, che va dritta alle finali di Miss Italia. Un weekend lungo, a Martinengo, dove ci si diverte, si magna e si beve, con la certezza che aiuterà qualche piccolo meno fortunato a rialzarsi. La storia semplice di Gian Carlo Bassani, per tutti Gian, per sempre lo zar del paese e forse oltre.

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