“Un ragazzo che se sai sopportare e supportare, alla fine ti fa calcisticamente godere” – così lo definisce il suo direttore sportivo. Verrebbe strano da pensare, considerando che la sopportazione si addice più a un vecchio brontolone. Quanto al supporto, il concetto appare certamente più calzante, in tema di dilettantismo, quando di mezzo c’è il ragazzetto alle prime armi, un po’ sprovveduto, catapultato nel mondo dei grandi e dunque chiamato a conquistare la fiducia dello spogliatoio. Magari proprio dei “senatori”; quelli che abituati a un po’ tutto devono districarsi tra bastone e carota per digerire il meglio possibile l’impatto del nuovo arrivato.

Eppure Gianluca Piro, classe ’97, attaccante esploso quest’anno a suon di reti con la maglia della Nuova Valcavallina, rappresenta una difficile e inquieta combinazione tra vecchio e nuovo. L’età è dalla sua, ma nei casi come il suo sbagliare non è più consentito. Di mezzo, infatti, non ci sono solo delicati trascorsi, figli in primis di vicende giudiziarie occorse nel 2016, ma anche l’ingombrante ombra di un papà, che oggi non c’è più, ma che personifica meglio di ogni altro un detto caro a tutti gli addetti ai lavori: “Il calcio dà, il calcio toglie”. Gianluca infatti non è affatto un estemporaneo figlio della regola sui giovani; uno dei tanti che, siccome deve giocare perché a imporlo è la normativa, arriva, lascia un flebile segno e poi passa. Gianluca è soprattutto figlio di Bettino Piro, storico presidente del Savona nonché primo artefice della portentosa scalata compiuta a cavallo degli Anni Duemila – indelebile il ricordo del salto in Serie C2 compiuto nel 2002 – deceduto, nell’incredulità generale, a soli 60 anni, nell’aprile scorso.

Due figure, quelle di padre e figlio, assai affini, non solo per i tratti somatici maledettamente simili, ma anche per storie personali che gravitano inesorabilmente attorno al dio pallone. Un dio che ti porta in paradiso, finché le cose vanno bene; ma anche un dio infernale, quando ti appioppa scomode etichette, relegandoti ai margini, fino all’oblio e fino al gravoso compito di dover riconquistare la fiducia dell’ambiente. Tutto l’ambiente forse no, è impossibile, ma certo il rassicurante calore di una piazza come quella di Entratico, la Nuova Valcavallina, può giovare. E allora Gianluca riparte da qui, dalle dodici reti realizzate nel solo girone di ritorno e dal ruolo di punto di riferimento irrinunciabile per uno spogliatoio abituato a vivere di sogni, carezze e tanta passione sportiva. “Per me giocare è tutto – spiega l’attaccante di Trescore Balneario – e non poteva essere altrimenti con un papà che si è fatto in quattro per il calcio, per un Savona di cui si sentiva tifoso ancor prima che presidente. Le sue ultime settimane sono state un continuo andirivieni e, non di rado, capitava, come in occasione della nostra trasferta a Pagazzano, di ritrovarlo improvvisamente sugli spalti. Un saluto veloce, un cenno d’intesa; la telefonata del dopo-gara che portava tanta carica ed energia. Contro la Pagazzanese non ho segnato, ma lui mi chiamò per incitarmi e per dirmi: “Vedrai che domenica prossima segni”. E infatti, la domenica successiva, contro la Calcense, ho segnato. Va da sé che quando papà è morto non potevo restare prigioniero del lutto. Dovevo reagire e dovevo restare accanto ai miei compagni, ai miei dirigenti, che avevano manifestato tutto il loro calore e il loro supporto. Alla domenica ci sarebbe toccato il Baradello e a Clusone alla fine ci andai, per poi segnare due gol. Del resto papà Bettino, il presidente Bettino, avrebbe voluto così. Lui era uno passionario, tanto affezionato ai giocatori quanto capace di ribaltare gli spogliatoi. I suoi ricordi erano intrisi dell’amore che ha provato per il suo Savona, per la città e per la squadra e, se devo andare a pescare tra i suoi preferiti, c’erano senz’altro Bracaloni (autore del gol-promozione, contro l’Ivrea, nel 2002, n.d.r.), Roberto Murgita e “Nippo” Nappi, attaccante che i tifosi atalantini ricordano bene”.

Già, “Nippo” Nappi, funambolo nerazzurro divenuto celeberrimo con la sua “Foca”, che dopo la carriera da giocatore intraprese quella di allenatore, proprio a Savona e potendo contare su un giovane promettente come Gianluca Piro. Già, l’Atalanta, croce e delizia per un tifoso doc, come Gianluca, finito sotto la lente d’ingrandimento per un caso giudiziario sfociato poi in cinque anni di Daspo. “A ripensarci – spiega Piro – quel che più dà fastidio sono i pregiudizi, quel senso di diffidenza che scaturì da quell’episodio del gennaio 2016. Promettevo bene, erano gli anni del ritorno a Bergamo dopo il triennio vissuto a Savona e dopo il provino mi prese la Grumellese, per la Serie D. C’era Bonazzi allenatore e giocavo con gente del calibro di Ondei, Gullit e Tignonsini. Mi dividevo tra la formazione Juniores e la prima squadra, che infine si salvò. Dopo quel maledetto Atalanta-Inter, ho passato un periodo difficile, mi sentivo calcisticamente segato, finché nell’estate successiva è arriva la chiamata di Albino Trapletti e del Casazza. Sarò sempre grato a questa piazza, che mi ha saputo rimettere in pista. Il capitano, Maicol Bellina, è anche oggi un amico mentre a livello sportivo sono arrivate otto reti e una duttilità che non conoscevo. Mister Oldoni mi ha schierato in svariati ruoli; interno di centrocampo o esterno, oltre al ruolo che più prediligo che è quello di attaccante di movimento, abile a dare profondità. Con il Casazza ho raggiunto il traguardo più importante, la finale di playoff, conclusasi con il pari-beffa di Vertova. Il resto è storia di oggi. Questa stagione era partita con il Ponteranica, ma un po’ per il lavoro e un po’ per degli approfondimenti legati a un vecchio problema al cuore non ho mai ingranato. Da lì l’addio, consumato già a dicembre e che mi ha portato a scegliere la Nuova Valcavallina.  Mister Sanga mi aveva cercato già in passato e in un lampo, quando la voglia stava venendo meno, ho ritrovato in chi mi stava parlando e cercando l’entusiasmo che mi occorre. Non c’ho pensato troppo, ho accettato la proposta e anche grazie a una situazione lavorativa più fluida non ho faticato a trovare la giusta sintonia con l’ambiente. E ora che mio papà è venuto meno, Luciano Sanga è qualcosa che va aldilà del semplice allenatore. Lui e il diesse Danesi mi hanno supportato e io ora sto dando tutto me stesso, sia a livello di gol e punti in classifica, che di presenza e attaccamento, in ambito di spogliatoio. C’è tanta positività nell’ambiente, per merito dei vari Fico, Carrara e Adami e la mia volontà, oggi, è quella di rimanere a Entratico. Per portare la Nuova Valcavallina in Promozione”. Parole strabordanti, forse eccessive, ma che profumano del più totale coinvolgimento. Perché i Piro, quando di mezzo c’è il pallone, sono prima di tutto questo.

Nome: Gianluca Piro

Data di nascita: 20-10-1997

Professione: Operaio

Famiglia: mamma Silvia e la sorella maggiore Giulia

La Top 11. Portiere: Francesco Cambianica. Difensori: Luca Crotti, Pierre Regonesi, Andrea Arici, Luca Adami. Centrocampisti: Matteo Tagliaferri, Roberto Gritti, Riccardo Vanoncini. Attaccanti: Maicol Bellina, Gianluca Piro, Nicola Facchinetti. Allenatore: Luciano Sanga. Direttore sportivo: Pierluigi Danesi. Presidente: Bettino Piro.

Nikolas Semperboni