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di Giacomo Mayer
Gianluigi Trovesi, classe 1944, sassofonista e clarinettista  jazz di fama mondiale, musicista jazz. Dopo Gaetano Donizetti, è il più grande musicista nato in terra bergamasca.  Ecco cosa scrive di lui, nell’appendice italiana curata da Vincenzo Martorella, la “Nuova storia del jazz” di Alyn Shipton, edizioni Einaudi. “Anche il bergamasco Gianluigi Trovesi attraversa la storia degli ultimi quarant’anni del jazz italiano in virtù di una disposizione alla ricerca che, probabilmente, ha pochi eguali al mondo. Il suo è sempre stato un jazz anomalo, laterale: quello che può suonare soltanto un musicista che conosce e ha studiato tutti i linguaggi, e si diverte a rielaborarli secondo traiettorie assi personali”.
In un’intervista con il critico inglese Stuart Nicholson, che lo ha indicato come uno degli sperimentatori più interessanti del jazz europeo, Trovesi ha utilizzato la metafora del cuoco: “Da bambino ho ascoltato molti generi musicali, che mi hanno arricchito: opera lirica, musica folkloristica italiana, colonne sonore e jazz. Mi piace cucinare: sono un buon cuoco, magari non un gran cuoco, e quando preparo un piatto uso tutti gli ingredienti che mi piacciono. Col jazz, faccio lo stesso”.
Ed è quasi una sorta di instancabile recupero delle fonti musicali della sua infanzia ad aver caratterizzato la produzione di Trovesi: passa dalla rielaborazione della musica per banda, all’opera, al folklore, all’improvvisazione totale con la facilità di un vero fuoriclasse.
Interessante notare come, nel disco registrato dai vincitori del Top Jazz 1982, il musicista bergamasco si fosse presentato col suo trio di un tempo, una formazione aperta, senza pianoforte, all’interno della quale suonava anche le launeddas. Negli anni più recenti, i suoi progetti, in duo col fisarmonicista Gianni Coscia, o con formazioni più ampie, hanno conquistato attenzione e critiche entusiastiche in tutto il mondo. Trovesi agli inizi della sua ricca carriera artistica non ha disdegnato di esibirsi nelle balere. A Bergamo ha formato un duo con l’amico pianista e pittore Gianni Bergamelli. Primo clarinetto nella Big Band della Rai, forma il suo primo gruppo con il contrabbassista Paolo Damiani e il batterista Gianni Cazzola. “Baghèt” e “Cinque piccole storie”  i suoi primi dischi che lo fanno conoscere a livello internazionale. Dagli anni Settanta ad oggi un lungo viaggio musicale senza soste.