gigiparma6di Matteo Bonfanti
Ci sono due Gigi Parma nella storia di Bergamo. C’è il primo, imprenditore di successo, stimato titolare del Maguire’s, il pub dei ragazzi del centro, dei calciatori dell’Atalanta, dei politici, dei giornalisti e delle forze dell’ordine, insomma di chi conta in città o, perlomeno, crede di farlo. Il locale è sempre pieno, Gigi passa da un tavolo all’altro, chiacchiera amabilmente, parla, tanto, di legalità, il suo cruccio, il pensiero chiave per capire un uomo di destra, che fa una fatica boia a pensare che l’integrazione tra popoli diversi sia possibile. Non è un fascista Gigi Parma, tutt’altro: è una persona in gamba, che mette sicurezza, un conservatore europeo che dialoga anche con quelli della parte opposta, i Democratici che comandano in consiglio comunale e che dopo le riunioni vanno a bersi una pinta da lui che è un bravo tipo.
E magari scambiano due parole con l’opposizione, i lumbard o i forzisti, cordialmente, perché è quella l’aria che si respira nel locale. In mezzo i cronisti, che al Maguire’s mangiano e basta, non sono a caccia di scoop. Si fermano a oltranza, perché lì non ci sono le due o le tre del mattino, non c’è nessun limite d’orario. Pare il paradiso. Gigi Parma, 48 anni, fisico imponente e sorriso rassicurante, ne è il gestore. Perde la vita alle 4.30 del mattino del 7 aprile del 2015 nella sua birreria. Bruciato dalle fiamme. Muore l’uomo, non l’immagine che i bergamaschi hanno di lui. Quella resta viva. Non troppo, solo qualche giorno in cui i giornali e i social lo dipingono come un martire, che da più di un anno sosteneva di essere minacciato dagli extracomunitari cattivi, che, forse, l’hanno ammazzato per farlo tacere.
Non è così. E qui si scopre l’altro Gigi Parma, opposto al primo, sconvolgente. Perché è stato lui a dare fuoco al Maguire’s e lo ha fatto perché era pieno di debiti, cinquecentomila euro, forse addirittura di più, un po’ da dare ai fornitori, gli altri, tantissimi, allo Stato. E’ arrivato con le taniche a bordo della sua moto ed ha cosparso di benzina la sua birreria, che sta in pieno centro, in via Previtali, in una palazzina dove abitano più di venti famiglie, mettendo a rischio un centinaio di cristiani e lo ha fatto per soldi, per il massimale dell’assicurazione. Non ha pensato al futuro dei suoi dipendenti nel suo piano criminale architettato da mesi.
Preparava persino a chi dare la colpa, i famosi boliviani ubriaconi. Se la cantava e se la suonava il nostro Gigi Parma, si scriveva le minacce e le lasciava sullo zerbino del locale, convinto che qualche immigrato avrebbe fatto la fine di Sacco e Vanzetti. Poi però tutto è andato storto e Parma ci ha lasciato le penne. Non è bastato l’intervento di tre stranieri che hanno tentato, disperatamente, di salvarlo.
gigiparma1Basta una settimana di rivelazioni sui giornali e l’angelo della birra diventa l’imprenditore senza scrupoli, che fa rabbrividire. L’episodio del rogo cambia la percezione del personaggio e pone un inquietante luce sul suo passato di gestore di altri locali della nostra città.
Parecchie le domande senza risposta, molte sulle sue amicizie, una, la più importante, senza risposta: ma se il Maguire’s era spesso pieno zeppo di gente che beveva, dove sono finiti i soldi?
Non lo sapremo mai. Un anno dopo il suo pub è chiuso, fermo tra le macerie. La gente, di contro, continua a oscillare, dividendosi tra chi lo vede come una vittima strozzata dal nostro mostruoso Stato e chi, invece, lo ritiene un furbone che ha nascosto un tesoro chissà dove, da cercare.