nervi di Simone Fornoni
Le istantanee più recenti lo colgono intento a correggere i compiti in classe dei suoi studentelli imberbi. En plein air, come i pittori impressionisti, dipingendo sapere e pennellando su carta segni rossoblù nello sfavillio di luci e colori del parco della Trucca. Non per svacco, perché un composto relax respirando a pieni polmoni, vedi anche le fuitine del weekend in riva a un lago purchessia, è una filosofia di vita. Nessuna sorpresa per il terzo sbocco professionale della serie: già nella defunta trasmissione del sabato di Radio E, quella condotta da Giulio Ghidotti e tutta incentrata sulla vigilia calcistica di Bergamo e circondario, quando prendeva la parola Giuseppe Nervi pareva tenere una lectio magistralis.

nervi2 Un libro stampato, il direttore sportivo più dandy della Bergamasca intera. Una lezione ex cathedra sulle mille sfaccettature del pallone di casa nostra, ma senza l’ombra della bacchetta, dando del tu agli interlocutori con voce soft per renderli partecipi della sua scienza. E non ne possiede in dosi limitate, questa sorta di sacra trimurti partita da Mapello per arrivare lontano, step by step, meta dopo meta. Tre in uno, appunto, come l’essere supremo indù: giornalista specializzato in calciomercato e dedito a un’infinità di recuperi (ma succosi, mica solo quelli da milleduecento battute), presso il Giornale di Bergamo prima e Bergamo & Sport tuttora, manager apprezzatissimo approdato alla Cisanese in coda alle esperienze con Sporting Adda Bottanuco (2009-fine 2011) e Verdello, e dulcis in fundo insegnante alle superiori. L’anagrafe racconta che viaggia a vele spiegate verso l’età del Signore (23 giugno) e il dodicesimo anno pieno da scriba delle gesta degli eroi delle domeniche. Ma mica le dimostra, tutte quelle candeline, la figura slanciata ed elegante del Nervi, abituata a stagliarsi all’orizzonte in redazione come ai bordi del campetto di provincia, mai un capello fuori posto, alla moda senza atteggiarsi a modaiolo, col cappotto invernale o in maniche di camicia quando fa capolino al mercatino azzanese dei dilettanti prima di una nuova stagione.

nervi3 Il bello e bravo Giuseppe dalla faccia da cherubino, cresciuto a pane e pallone con trascorsi da portierino in erba nella natìa Isola, non è tipo da starsene con le mani in mano o chiuso entro quattro mura a scaldare la sedia. Il companatico, sulla tavola della professione che l’ha reso famoso, gliel’ha dispensato il suo mentore Dario Mandelli, attuale direttore tecnico del MapelloBonate, ex diesse di Ponte San Pietro e Pontisola. Ergo, gambe in spalla e via a consumare le suole sulle orme dei talenti locali per implementare la rosa. Concedendosi sortite da osservatore speciale pure in quota Lega Pro. L’unico difetto evidente è che, a cinque o a sette, puoi piangere in aramaico ma non riuscirai mai a strappargli la convocazione: un classico dei guantìpedi, che essendo una rarità in mezzo allo sterminato popolo dei pedestri si fanno desiderare o hanno qualcosa di meglio da fare, a maggior ragione in caso di emergenza. Sarà che anche nelle partitacce del giovedì tra scapoli e ammogliati si finisce sempre per begare. E a lui non piace. Perché ha una visione serena delle cose, all’opposto di estremizzazioni e isterismi, vizi capitali del movimento della sfera a esagoni anche tra il Brembo e il Serio. Alzi la mano chi nell’ambiente l’ha mai sentito dare sulla voce agli altri. E pazienza se la flemma un po’ british di cui è palesemente impregnato, negli anni, ha fatto smaniare al desk gente del calibro di un Giordano Signorelli, che aspettava i suoi pezzi da impaginare per chiudere bottega e andare a far serata: “Nervi deve aver prolungato un po’ troppo l’aperitivo della domenica”, diceva, il volto roseo come un prosciutto. Flemma, appunto, il soprannome appioppatogli dal trescorese. Ma l’interessato lo saprà?