di Simone Fornoni
Come rinascere un sera d’autunno, la brezza marina sulla pelle e il sacro fuoco dentro che non crepa nemmeno se c’è una squadra intera da disincagliare dalle secche. E un comandante da tenere incollato al timone fino a contrordine. Palla ricevuta da Kessie, il nuovo fenomeno (rosso a parte), che però, vuoi mettere, mica ha i piedi come i suoi. Taglio da sinistra, la zolla amica da sempre, spazietto al limite e botta sotto l’incrocio per sigillare la pratica. Alleluia, s’è sbloccato. Alejandro Gomez detto Papu sulla schiena ha dipinto il 10 dei grandi, quelli che sulla tela pennellano calcio d’autore, ma nel silenzio irreale di Pescara ha fatto il passettino in più, calando l’asso numero 11 al servizio della causa comune, l’Atalanta, che lo assolda da un tris secco di stagioni per tenersi in linea di galleggiamento.

papu1 Compito mica facile, una Dea scesa dall’Olimpo delle solite illusioni di mezza estate a cui calare la scialuppa di salvataggio per recuperare anche un Gasp che a momenti diventa l’onomatopea del suo stesso annegamento. Tipo l’algebra per uno appena svezzato dalle elementari. Specie adesso che, via Moralez e Denis nello scorso inverno, è rimasto orfano di altre due paia, storiche per la Bergamo avvezza a smaniare per il balù, di scarpini del suo caldo Paese. L’Argentina, rinnegata al cinquanta per cento dalla cittadinanza italiana raccattata il 12 maggio scorso a Palazzo Frizzoni dal sangue della sua dolce metà, Linda, ospite insieme ai figlioletti Bautista (4 candeline) e Costantina (2 il prossimo 9 gennaio) dello skybox all’Atleti Azzurri d’Italia. Diviso ai mezzi con la famiglia Pinilla, forse perché il re della Chilena, oltre alle origini materne, coi genovesi condivide il risparmio nelle vene. L’amicizia con il centravanti part time è il microcosmo dell’amore per una società che l’ha adottato, strappandolo ai tempi dalle grinfie del gelo ucraino di Charkiv e tappandogli i padiglioni auricolari con la cera per non fargli sentire le sirene del Sassuolo. Ma che dalla nostra città non abbia mai voluto veramente andarsene lo dimostra Perform, lo sport medical center e fitness club alle soglie dell’inaugurazione alla Malpensata, un’idea del suo fisioterapista, della moglie architetto col pallino del marketing, impalmata a Baires il 20 giugno scorso dopo una dozzina d’anni di convivenza, e ovviamente sua.

papu2 Lui, il Papu con la mania del benessere, vuole raccogliere clienti e tessere a raffica, ma l’abbonamento col cuore dei tifosi sembra comunque averlo sottoscritto a vita. In un calcio orfano di bandiere, con la rivoluzione atalantina in corso insieme alle rituali scosse d’assestamento, che hanno come epicentro un tecnico scomodo da nouvelle vague dopo tanto conservatorismo fino alla nausea, il fantasista che ama partire dalla mancina ma si adatta da spalla dello sfondatore è rimasto in trincea come un alpino. Anche se ha il fisico da carrista, centosessantacinque centimetri di nervi, cosce ipertrofiche e tatuaggi. Uno che sa il fatto suo. Per metà annata l’ultimo Colantuono l’aveva avuto a mezzo servizio, salvo consegnarlo tirato a lucido al Reja della prima delle due salvezze e di un giro di corsa successivo da capocannoniere e lider maximo. Un settebello di assist e di gol la cui replica sarebbe più che gradita, perché fin qui l’unica prima punta a sbatterla in fondo al saccoccio ha le sembianze da panzer di Petagna, che non potrà rubare a lungo il posto a Paloschi e al cileno di Lumarzo. Pure fuori da quello spartito che odora d’erba sa il fatto suo, il prossimo ventinovenne (15 febbraio) che almeno a livello intimo e social non si decide a diventare adulto, perché un professionista serio e applicato mica può tradursi in uno sposo e papà serioso. E giù foto e video, instagram come piattaforma prediletta. C’è il menage familiare, ci sono gli allegri compagnoni. Il balletto di gruppo davanti a divano e televisore. Il #tufoignorante (con una sola effe) a Liscia Ruja in Costa Smeralda, con Linda a lasciare il ditino davanti all’obiettivo. Il filmetto del tackle in spiaggia al povero Bautista, tanto per fargli capire come gira il mondo e cosa deve sopportare il paparino dai mastini nemici ogni maledetto weekend. Il click con er Pupone Totti e il frugoletto in braccio. I clip in auto in stile Rovazzi-mania. Un mattacchione che non si scorda mai cosa significa cavare la magia dal cilindro. La bacheca parla a suo favore. Oro ai Mondiali Under 20 (in Canada) e un argento di categoria al Sudamericano (in Paraguay), nel 2007, quando la divisa era dell’alma mater dell’Arsenal de Sarandì. Il trampolino, condito da Copa Sudamericana nel 2007 e Copa Saruga Bank nel 2008, di una carriera snodatasi tra San Lorenzo, Catania e Metalist, parentesi all’aroma di Champions a un amen dall’approdo in nerazzurro. All’ombra delle Mura siamo a quota 11, leggi in premessa, sui 58 totali (2 in Selecciòn Under 20) in trecentosessantaquattro (a tutto il 26 settembre) allacciate di scarpe. Più Grande Storia di così…