guido4 di Simone Fornoni
Non so se e in quale misura Guido Maconi, uno dei pochissimi giornalisti bergamaschi ben disposto a sopportarmi, apprezzerà questa specie di regalino per il suo trentasettesimo compleanno, il ritratto della penna dell’Atalanta che ama mettersi a bordo campo scattando click alla Primavera e a qualunque altra formazione del vivaio di Zingonia non sappia opporgli una valida resistenza. Al massimo, per questo pompinazzo non richiesto, scaricherò il barile della colpa sul direttore Matteo Bonfanti, il tenerone un po’ bizzarro che ogni tot mi consegna il mostruoso listone delle vittime della sua mania per le bio, magari spuntando con le occhiaie a borsetta Gucci di chi ha tirato tardi tra un Cre per adulti e un appuntamento con l’inserzionista di turno del nostro amatissimo Bergamo & Sport. E, stronzone che è, m’ha pure attaccato ‘sta mania dell’io autobiografico manco fosse il virus del raffreddore. Necessaria, però, vuoi mettere, quando si deve pisciare in pagina qualcosina su qualcuno che si conosce.

guido7 E insomma, da otto lunghi anni incrocio il Guidone al cancello del Centro Sportivo Bortolotti, la casa della Dea di nerazzurro vestita, allo stadio e in qualunque altro posto si pratichi il calcio o compaia all’orizzonte un professionista della pedata. Lui, detto Mac, che è il suo portatile e insieme un prefisso cognominale da Highlander, adattissimo a chi scrive di pallone dall’inizio del secolo o forse anche un po’ prima, credo sia l’atalantinologo di più lungo corso a l’Eco di Bergamo e altrove. Anche Gazzetta dello Sport e La Stampa nel curriculum, ma conoscendolo si capisce al volo che a differenza di troppi non se la tira e non fa nulla per spacciarsi per l’autorità assoluta del caso, malvezzo da carrieristi che attanaglia chi lo coltiva e spesso falcia l’erba sotto i piedi alla concorrenza. Ebbene, nel nostro mondo, dove le serve da ballatoio imperano spettegolanti e con l’orecchio teso a origliare i cazzi e mazzi degli altri, Guido Maconi è uno che osserva dalla finestra quanto basta per mettere nero su bianco e poi se la chiude alle spalle, perché il lavoro non dev’essere un’ossessione che sconvolge la vita quotidiana. Il che non significa fare i distaccati e i malmostosi, perché non c’è nessuno più in confidenza di lui con gli eroi del fine settimana, i primi a salutarlo in giro mentre a me manco mi riconoscono, senza contare i tifosi storici come il Carminati, il focoso Dino dai capelli tipo Telespalla Bob ingrigiti, Stefano da Verdellino e il resto della compagnia della tribunetta del campo principale e del numero due.

guido3 Quello della Primavera, e qui si apre il capitolo dei capitoli, la ciliegina sulla torta dal gusto graditissimo al neo trentasettenne cresciuto a Campagnola e da pochi anni dimorante nel palazzone nuovo di via Serassi, praticamente di fronte a un mito del calcio provinciale come Giovanni Vitali detto GioVit. Due fuoriclasse della tastiera in poche decine di metri quadri calpestabili, guarda tu le stranezze e le coincidenze del destino. A farla breve, la passione per il calcio giovanile ha catturato il Maconi giornalista fino a farlo diventare un fotografo. Una cosa che, non si sa perché o forse sì, dà fastidio a molti, compresi quelli che gli fottono le foto sentendosi dire che il furto di copyright è un reato e la pappa già pronta o la si chiede cortesemente o ha un prezzo di listino. E poi i furboni rischiamo pure di ritrovarceli ai corsi di deontologia con la bacchetta in mano. Ma lui se ne frega e continua, su due piedi o accomodandosi a due metri dalla riga di gesso sulla seggiola pieghevole da pescatore di frodo. Niente è più bello d’immortalare ciò che piace, catturando per sempre con l’obiettivo attimi che in presa diretta non durano che una manciata di secondi al massimo. Uno stop, un controllo di palla, una girata, un cross, la sfera nel sacco, l’esultanza a braccia levate nel mucchio selvaggio: una galleria di metafore del consorzio umano proteso al meglio, tutti insieme appassionatamente verso un senso e uno scopo.

guido2 E poi, personalmente, quanti preziosi consigli e quanti strappi in auto. Quante info gli ho ladrato via chat nel cuore della notte, magari solo per chiedergli se Stendardo, l’ex di turno contro la Juve, quel pomeriggio spizzò oppure no quel cabezazo di Legrottaglie, se a referto doveva finirci lui oppure no. Il personaggio Maconi, quello che a Bergamo sanno tutti chi è, quello che ha scritto fra gli altri “La giovane Italia” (2012), una guida-cult dei vivai tricolore, non fa ombra alla persona. Capace di combinare scherzoni ai colleghi, tipo rifilare il cellulare di omonimi dei calciatori che in realtà scrivono per giornali veneti e altri tiri mancini da ghignate, perché il mestiere si prende sul serio ma fino a un certo punto, ma anche di portare le crocchette al gattino trovatello della guardianìa di Zingonia. Anche se è bianconero, mentre lui tifa nerazzurro da una vita.