sonzogni damiano di Simone Fornoni
L’istantanea più recente è da capotreno del San Pellegrino, che pareva destinato al binario tronco e invece ha raggiunto una stazione dei playoff di Prima Categoria. Ad Azzano San Paolo, ecco la paletta di fine corsa alzata da Allieri, a due dal novantesimo, a soli nove giri di lancetta dal gol di Milesi che aveva fatto pari con Zanchi. Ma sarebbe riduttivo confinare Damiano Sonzogni, il ministro della difesa della Favola AlbinoLeffe, dalla C2 alle 86 presenze in B in otto anni (1998-2006) collezionando la Coppa Italia di serie C (2002) e la fascia di capitano, nell’album fotografico del ritorno sul luogo del delitto. Casa sua, dove tutto era cominciato, a sedici anni, con la maglia da attaccante cucita sulla pelle e la divisa da fabbrica della Cms di Zogno addosso.

frick-sonzogni Una tuta blu chiusa nell’armadio di proletario del calcio nel luglio 2001 per vestirsi solo di bluceleste, nell’annata del passaggio di consegne con Elio Gustinetti di Oscar Piantoni, il gandinese che l’aveva svezzato nell’arancione semipro della Romanese per riprenderselo nel rossoblù di Lumezzane dopo l’intermezzo alla Pro Lissone e portarselo quindi in Valseriana. Il ricciolino della Valbrembana ne ha viste letteralmente di tutti i colori. Bandiera anche in Val Gobbia, otto stagioni anche lì, scalando le categorie dalla D alla C1, giocando perfino in porta nei playoff contro la Pistoiese appena prima di tornare a dettar legge entro i confini provinciali con tocco pulito, visione di gioco, leadership e capacità innata di stroncare le offensive del nemico, grazie a un’intelligenza non comune e a un fisico di ferro a dispetto della mancanza della stazza richiesta per il ruolo. Pur di non smettere mai sul serio, due giri di giostra supplementari in groppa a Uso Calcio Caravaggese e Voluntas Osio, senza contare il calcetto, i match occasionali con gli amici, gli allenamenti per scongiurare la pancetta e il canto del cigno col suo primo amore. Ma i sogni dorati non durano per sempre, specie se non si è nati con un carattere malleabile e disposto ai compromessi. E quando si è abituati a darci dentro con sudore e olio di gomito per guadagnarsi il pane, bussare alle porte lasciate alle spalle per infilare il portone della gloria effimera è un attimo vissuto al riparo da traumi.

festa sonzogni-garlini La fabbrica si riaffaccia full time a nove rivoluzioni terrestri dall’arrivederci, finite le illusioni di poter dire la sua seduto su una panchina più o meno importante: la cacciata da Osio Sotto (2008) e la fugace collaborazione tecnica con Marco Gaburro alla Primavera del sodalizio del presidente Gianfranco Andreoletti (2009/2010) possono bastare, la strada del distacco è tracciata. Adesso, a 48 primavere suonate il 5 marzo, ha dovuto cedere il trono rosso, l’ultimo aggancio rimastogli con lo sport: si vociferava dell’approdo in riva al Brembo di Massimo Ottolenghi, poi l’ufficializzazione di Giordano Colleoni.
L’uomo tornato a indossare i panni del metalmeccanico, che aveva chiuso ad alti livelli agli ordini di Emiliano Mondonico, si può riassumere in un paio di flash. Il primo, all’Atleti Azzurri d’Italia, trionfante nel bagno di folla e sudore di un afosissimo 15 giugno di 13 anni fa, il 4-2 al Pisa nella finale di ritorno dei playoff per salire in cadetterìa, compagni Ivan Del Prato, Pippo Carobbio (a segno), Christian Araboni (idem, doppietta), Ruben Garlini, Paolone Acerbis tra i legni, Beppe Biava, l’altro mastino-operaio Marco Teani, il futuro atalantino Cristian Raimondi, Michele Fusi che chiuse lo score con un mancino in corsa sotto l’incrocio. Il secondo, al gibbosissimo “Bertolotti” di Crema, l’8 settembre 2012, nella squadra mista giornalisti-varie ed eventuali (Patrizio Romano, Mario Martinelli, Daniele Belotti e il compianto Gianni Coppola, tifoso storico della Nord) che ne prende una cinquina dai comici di Flavio Oreglio, all’undicesimo Memorial Stanghellini organizzato per beneficenza dai Pantelù.

fallo espulsione sonzogni Scazzato dalle zanzare e dall’insipienza in tema di pallone degli altri dieci, dopo aver dettato invano le posizioni ai partner di terza linea e con qualche successo al figlio Luca (dal matrimonio con Anita ha avuto anche la primogenita Ilaria), a un certo punto si mette a dribblarli tutti in orizzontale manco fossero birilli, insieme agli avversari, per poi partire in solitario nella metà campo nemica. L’unico, inimitabile Damiano Sonzogni, il Cipputi del calcio bergamasco uscito da chissà quale vignetta di Altan per scrivere pagine memorabili di professionalità, sacrificio e dedizione alla causa.