di Matteo Bonfanti
Al confine tra Città Alta e le stelle, seduti sul muretto della Fara, proprio lì in quel punto dove da sempre nascono i sogni migliori, con la sua inconfondibile erre moscia rosa e celeste Greta mi raccontava il suo desiderio più grande. “Mi piacerebbe restare bambina almeno una volta la settimana”. E poi: “Magari ogni martedì oppure solo il sabato, partire in gita tutti insieme, travestiti da pirati e con in tasca il permesso firmato dai genitori, oppure giocare a pallone come si fa in strada, chiacchierando mentre si aspetta che passi la macchina”. Era giugno, era un anno e mezzo fa, l’idea di Greta è diventata una piccola e meravigliosa realtà, il Cre per Adulti, che non è un’associazione, ma manco un club, solo un temporaneo recinto settimanale per chi ha già vent’anni, trenta, quaranta, cinquanta o ottanta, ma sente ancora addosso il bisogno di essere qualche volta piccino picciò, coi capelli spettinati senza averne paura, libero di sognare e di inventare un mondo che faccia un sacco ridere.
Intanto chi è Greta, una ragazza di Ponteranica che di cognome fa Bergamelli ed ha un babbo ridanciano, una mamma buona buona e due sorelle (forse) perse nel mondo. Greta è quella riccia riccia nella foto, tanto bellina che pare una ragazzina appena uscita dall’adolescenza e invece è già laureata in psicologia, qualcosa di grande e grosso e che qui a Bergamo mette un bel po’ paura. La nostra dottoressa no, ha addosso la poesia, il vento, la luna piena di stasera, i falò, i viaggi, i miraggi, la musica reggae e ribelle, insomma l’anarchia nel suo modo migliore, quando è solo la fantasia dei giorni e non ha bisogno di finestre spaccate nei palazzi dei ricchi del centro della nostra città. A lei il  compito di inventare, la trasferta tutti insieme a Consonno per realizzare il primo cortometraggio horror firmato Cre per adulti oppure l’incredibile colpo di genio che è il calcio chiacchierato il mercoledì a Orio al Serio: in diciotto e passa su un campo a sette, stretti stretti, col pallone che non è l’obiettivo, ma il pretesto. Succede così che il difensore parli dei cazzacci suoi con la centravanti, magari sorseggiando una birra. Se poi arriva la pelota, la si calcia lontana, per non disturbare le parole e i pensieri che girano intorno.
Lo diceva De Andrè a margine delle sue notti insonni, passate a scrivere canzoni all’Hotel Supramonte: “I miei brani per funzionare hanno bisogno di un critico”. Che era Bubola, Massimo, quello del Cielo d’Irlanda, un capolavoro simile al Cre per Adulti, note che stanno felici, morbide sul selciato come caramelle gommose, leggere su nuvole di aerei di carta. Bubola si alzava e ascoltava l’idea di Fabrizio, cantata storta, con la voce impastata dall’immancabile storta di vino rosso, e ne delimitava i confini, trascinandola sulla terra, rendendola possibile per l’incisione su un disco. E’ la genesi, per esempio, di Andrea s’è perso, un pezzo che amo.
Dicevamo i creativi, Fabrizio De’ André, nel nostro caso Greta Bergamelli, geniali, scostanti perché curiosi e quindi perennemente in viaggio, sipario alzato, quindi, sull’altra parte del cielo, i critici del racconto in questione: Ermal Rrena, belloccio forte, come un modello delle riviste patinate, e fisicato, simpatico, buono, generoso, presente; Erica Bonzi, carinissima senza saperlo, colta, col dono delle frasi quando sono messe benissimo su un foglio A4, un’altra ragazza del giro delle anime attratte dal bianco; Pablo Daniele Agazzi Messico, incazzosissimo come ogni persona di cuore, pronta a tutto, persino alle offese, se servono per rendere felici chi ha intorno, e affascinante in quel modo alla cazzo, alla Nirvana di Kurt Cobain, intrigante perché costantemente contro vento e fuori moda. A loro tre il compito di organizzare, mettere in pratica i sogni che passano senza far male. Va così che ogni martedì sera al Florian di via Borgo Palazzo c’è sempre più gente perché c’è l’aperitivo del Cre per Adulti e grazie a loro, i tre critici organizzativi, è parecchio accogliente. Teoricamente si dovrebbe parlare inglese, ma è come nel caso del calcio chiacchierato, la lingua britannica è un pretesto: si sta come sugli alberi le foglie, che ridono, anche se Ungaretti all’epoca non lo sapeva.
E poi nel Cre per Adulti ci sono anch’io, Matteo Bonfanti, un povero burattinaio di parole, che si perde dietro al primo sole, e che li sto a guardare mentre li vedo battere e levare, tutti e quattro, Greta, Ermal, Erica e Pablo, i miei amici, impegnati anima e corpo, gratuitamente, a rendere Bergamo più bellina. E mi pare quando ero appena un ragazzino che scendevo in piazza a dire “un altro mondo è possibile”, senza però capire bene dove andasse a parare lo slogan. Restare bambini, anche solo una volta alla settimana, è una bella ipotesi. Veniteci a trovare, il nostro recinto è sempre aperto. E Ermal ha appena avuto l’idea della doccia di gruppo. Si affitta un centro sportivo, ma senza fare sport che è una sbatta inutile, solo per stare accanto a chiacchierarsela in costume con l’acqua calda che scende, un bicchiere di vino bianco fermo nella mano destra, accanto a qualcuno che ne ha le palle piene di raccontarsela sempre su facebook, che è virtuale, senza vita.