Se oggi l’Atalanta è la squadra del momento non lo si deve solo ai protagonisti che scendono in campo e ad una grande società. E’ il frutto del grande lavoro svolto sino ad oggi da mister Gasperini. Talvolta contro tutto e contro tutti, oggi è l’allenatore che è riuscito a regalare a tutti gli sportivi di fede nerazzurra quelle emozioni che da anni tutti aspettavano. Oggi siamo tutti col Gasp. E’ oramai acclarato come la sua grande personalità, dimostrata dentro e fuori dal campo, abbia fatto breccia nei cuori targati Dea. Io, umile tecnico che per passione spesso cerco di capire “l’oltre” di questo sport, quello che ai più sfugge, ho osservato quel signore con i capelli bianchi, così minuto in mezzo a quei giganti in maglia nerazzurra, ma così grande tanto da comandare il gioco come se giocasse alla playstation. Lo osservi e in un momento ti trovi catapultato in un mondo fatto di gestualità, indicazioni tattiche chiamate a gran voce, rimproveri o elogi trasmessi anche solamente con una piccola occhiata. Tra smorfie e sorrisi, spesso ironici, come se indossasse casacca e pantaloncini, ti godi uno spettacolo unico, sfuggente spesso alle più attente telecamere. E in tutto ciò, la squadra lo segue alla lettera, è evidente la fiducia ed il grande spirito di gruppo che si è venuto a creare. Lui detta, i ragazzi in campo scrivono un calcio fatto di grande aggressività, di marcature attente e preventive, di movimenti veloci ed unisoni di atleti generatori di un calcio brillante e piacevole, a tratti travolgente. Il calcio del Gasp.

Poi, a gara terminata, in sala stampa, quel signore piccolo piccolo, continua a fare la differenza in modo formidabile: schietto, senza mezze misure, sempre preciso e diretto nelle risposte, non risparmia gli elogi e non aggira i problemi, anzi spesso è acuto e pungente. Che sia sereno o turbolento, capisci che in quel momento non sta solo parlando ai giornalisti ma sta già lavorando per il prossimo appuntamento, lanciando indicazioni ai suoi ragazzi, allo staff e a tutto l’ambiente, tanto da poter intuire il contenuto del primo briefing post gara. Anche quando dice di volersi godere il momento post vittoria, questo suona come un richiamo alle armi, generando quelle fondamentali motivazioni che portano l’atleta a non mollare mai. E questo fa la differenza. San Siro, San Paolo ed Olimpico: è grazie a questo spirito, che forse appartiene ad un calcio un po’ romantico, che abbiamo già violato tre templi del calcio nazionale, in attesa, magari del quarto. Certo, oggi sappiamo che la qualità dei giocatori a sua disposizione è di assoluto spessore, che il gruppo è forte ed amalgamato, ma sfido chiunque a dirlo dopo le prime giornate di campionato, quando addirittura si poteva udire più d’un bubbolio, nemmeno troppo lontano da bordo campo: garantisco che si sentiva bene. Chi lo nega non c’era.

Forse qualche critica era stata sin troppo crudele, poi però sicuramente sconfessata dai fatti: nel calcio, che alla fine è pur sempre un gioco, c’è una regola non scritta: per ottenere risultati è necessario avere pazienza e credere nei programmi di una società. Patron Percassi ha scelto la via giusta, costruire programmando, con scelte oculate, alcune anche al limite dell’impopolarità. Ma oggi, proprio grazie a certe scelte, e al lavoro di un professionista serio ed affidabile, siamo qui a goderci lo spettacolo. Non dimentichiamolo. Forza Atalanta.

Federico Perelli

#grilloparlante