di Matteo Bonfanti
So che Nicola apprezzerà gran poco il tono celebrativo di questo mio modesto pezzo, scritto e diretto in una redazione che pare il forno di casa mia quando ci metto i bastoncini Findus. In questo momento, che sono più o meno le tre del pomeriggio, io, Marco e Monica siamo tre sofficini, arrivasse a trovarci Luciano Piazzalunga, il re del calciomercato bergamasco, potrebbe tranquillamente papparci in un sol boccone.

nicola1 Va beh, lasciamo perdere i rischi del mestiere in questo afoso luglio orobico, parliamo del Bruni e l’articolo determinativo non è messo ad minchiam, ma è voluto perché Nicola è uno famoso, è un po’ il Cristiano Ronaldo della giocoleria. Lo conosco, è soprattutto amico di mia moglie Costanza, e a me beccarlo a cena mi piace da morire perché tiene la faccia seria anche quando scherza, per poi finire a ridere, in un crescendo lento, un sacco piacevole. E’ un bel tipo Nicola, preso dal bene e dal genere umano, innamorato del circo e di quello che ha addosso di magico. Per me è anche solo far girare in aria tre palline e c’è stata una sera che Nicola mi ha dato una lunga lezione, armandosi di un’estrema pazienza mista alla sua solita discreta e attraente allegria. “Non guardare le mani, ma concentrati sulla parabola” e io ad osservarmi le dita e lui a rispiegarmi il segreto e io a ignorarlo e lui a riprovarci, convinto dal suo naturale ottimismo che pure un maldestro come me ce la possa fare.

nicola3 La mia appartenenza politica mi ha obbligato a tenermi a debita distanza dai saltimbanchi. Quando ero ragazzo stavo a leggere libri marxisti-leninisti o a scrivere canzoni alla Guccini. E mi capitava di incontrare acrobati, maghi e maschere nei parchi di Barcellona e li evitavo. Li ritenevo dei perditempo. Così pure mia moglie, Costanza, che era giovane e faceva la mangiafuoco a tempo perso e a me faceva incazzare di brutto perché vederla lì, con in bocca del petrolio o del licopodio, mi spaventava a morte. Ero terrorizzato si bruciasse le labbra, il fiore dei suoi baci. Passavano gli anni e, mio malgrado, la giocoleria diventava di moda, anche nella mia famiglia, con mia cognata, Giudi, che era una famosa truccabimbi sposata a un bravissimo monociclista, Marcel, impegnato lungo le strade di Città Alta. E io a menare il torrone a entrambi, “andatevene in fabbrica” pensavo, “che siete solo braccia rubate all’agricoltura”.

nicola2 Poi però ho conosciuto Nicola Bruni e mi sono cambiati il senso e l’appartenenza. Sarà accaduto un paio d’anni fa, un giorno che ero a vedere coi miei occhi cosa aveva messo in piedi, un’idea grande e forte, lo Spazio Bizzarro, un tendone a Casatenovo, per grandi e piccini, tra cui i miei bambini, oggi esperti di diablo e di tele. Le parole entusiaste dei miei figli hanno annebbiato il mio fastidio nei confronti degli artisti di strada, facendolo scomparire, e ieri sera coi miei amici sono stato a Vercurago a vedermi il settimo spettacolo circense della mia estate.
Erano due ragazzi, talentuosi, ma all’inizio del loro viaggio, piacevoli, ma imperfetti. Tra il pubblico c’era un giocoliere in divisa, ventanni, coi dread e i pantaloni larghi e a righe, insomma quelli d’ordinanza. Ci siamo messi a parlare ed era una brava persona, tranquilla, rilassata e in gamba, gli ho detto che erano un paio di settimane che tentavo il numero delle palline perché una sera me l’aveva insegnato un mio amico. Mi ha messo alla prova, gli ho fatto vedere i miei progressi, allora si è incuriosito su chi fosse il mio maestro, gli ho spiegato “è Nicola Bruni, quello di Spazio Bizzarro”. Al giovane si sono illuminati gli occhi: “Cazzo, conosci Nicola? E’ il più bravo che c’è” ed era come quando a un tifoso atalantino gli racconto che sono amico di Tebaldo Billy Bigliardi, un altro che ha dell’immenso dentro.

nicola4 Una mia amica, che si chiama Greta e bazzica da sempre il mondo della giocoleria, si è messa a chiacchierare con noi e pure lei sapeva “che Nicola è il vitruviano, un riferimento per l’intero genere” e anche la mia collega Monica, che fa la giornalista e la catechista, se ne è uscita con “quello che è andato in televisione, un grande, un sacco simpatico, un figo”. Ho finito per fare un po’ con tutti il gradasso, inventandomelo come amico del cuore, felice perché domani probabilmente finirà alla costinata settimanale da mio suocero. Possibile che il Bruni, il trentatreenne campione della giocoleria, all’apice della sua carriera, bellino forte, autoironico e spiritoso, e senza mai menarsela, venga a mangiarsi due braciole accompagnato dalla sua Ceci, una cantautrice altrettanto sorprendente-silenziosamente, perché chi si somiglia, (a volte) si piglia.