di Nikolas Semperboni
Ascoltare Claudio Cambianica, signore del nostro calcio dal cuore d’oro e dai valori non sindacabili, al termine di quella che senza mezzi termini viene definita una “stagione fallimentare”, la peggiore della storia recente del Casazza Calcio, è un vero toccasana. Ti aspetti qualche muso lungo, quei giri di parole che competono ai presidenti tanto spendaccioni, ma al dunque inefficaci e poco propensi a prendersi le dovute responsabilità, e invece eccoti servito il ritratto della felicità, e della voglia di rimettersi presto in pista. Certo una bella fetta del merito potrebbe essere attribuita alle magnifiche ragazze del Caseificio Paleni Valcavallina Volley, capaci di fare la storia con il doppio salto di categoria servito in due anni, ma l’impressione, chiudendosi a colloquio a mo’ di confessionale, diventa quella di un uomo dai robusti principi, in grado di regalare, e regalarsi, leggerezza e cordialità, anche nei momenti più bui della vita. Perché la regola d’oro che vige tra i dilettanti impone che di non solo calcio vive l’uomo, e il racconto dell’ultima stagione biancazzurra passa inevitabilmente per i travagli occorsi alla vita privata di Claudio Cambianica. Ecco così servito un uomo tutto d’un pezzo, e sul pezzo, attento a tutte le dinamiche manageriali insite tanto nel lavoro quanto nello sport, e dalla simpatia così contagiosa da far trasformare una trasferta a Casazza sotto il diluvio in un’allegra scampagnata. E quando la conversazione diventa un intreccio stretto di gesta sportive e aneddoti propri della vita privata, i segreti trovano vita assai breve, soprattutto quando di mezzo c’è un’intera famiglia a supportare caparbiamente il numero uno biancazzurro.

cambianica2 Calcio e volley, l’uno al fianco dell’altro, all’interno degli impianti di via Broli; appannaggio di marito, moglie e figlio, in un contesto votato decisamente al gruppo e alla passione più genuina. E il “chi preferisce cosa?” diventa presto un inno alla famiglia, e ai valori a essa più cari. “Non parlerei di preferenze – chiosa Cambianica – semmai di equa divisione dei compiti, tra me e mia moglie. A Monica non interessa seguire le partite, che siano di calcio o volley, ma resta dietro le quinte pronta a intervenire in qualunque momento. E non poteva che essere così, se è vero che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna (e ride, n.d.r.). Così mia moglie, che pure non è presidente, finisce per fare il presidente, mentre io che ricopro quella carica mi diletto a fare il direttore sportivo. Guarda caso, non appena abbiamo provato ad accentuare, nel Casazza Calcio, i toni più propri del professionismo, inserendo figure qualificate e sbandierando il rispetto dei ruoli e delle competenze, ci siamo ritrovato di fronte a una stagione fallimentare, mentre ogniqualvolta mi sono speso io in prima persona per costruire la squadra sono arrivati i successi. In generale, prima di guardare ai successi, serve che una società funzioni per davvero, a partire dalla segreteria, e in questo senso mi compiaccio della fattiva partecipazione assunta da mio figlio Mattia, che si sta facendo in quattro per la segreteria, ma non solo. Ok il rispetto dei ruoli, ma a ben vedere mi sono circondato di collaboratori il cui valore è raccontato dall’energia, e dalla duttilità, che sfoggiano ogni giorno, in qualunque attività: penso a Raimondi, Boscarelli, Manzoni, Guariglia, Bondioli e Longa; gente che lavora a tutto campo, tra calcio e volley, tra ufficio e magazzino. Lo scorso anno abbiamo voluto assomigliare ai professionisti, ma è stato un errore madornale. Siamo una realtà pane e salame, con dei valori costruiti attorno al gruppo, e non dobbiamo mai dimenticare queste nostre radici”.

cambianica3 Scendendo nei dettagli, ecco trasparire la signorilità dell’uomo, capace di andare ben oltre i semplici discorsi di sport, attraverso quell’uragano di battute e congetture, simpatia e cordialità, che è Claudio Cambianica: “Il volley è il mio centro benessere, mentre il calcio è una di quelle sedute che ti capitano di tanto in tanto dal dentista. In quest’annata è capitato un po’ di tutto, a partire dai quattro allenatori cambiati, ma quel che più conta è rialzarsi subito, per ripartire con l’entusiasmo di sempre. Lo stesso entusiasmo che ha accompagnato la splendida scalata delle categorie del Caseificio Paleni. Questa è una favola, a cui stentiamo ancora a credere, ma che si è resa possibile grazie a scelte oculate e all’assenza di esasperazione. Raggiungere la B2 ci porta alla stregua delle migliori realtà pallavolistiche bergamasche: ci sono la Foppapedretti Bergamo, la Don Colleoni, e noi con il Brembo e la Pneumax Lurano. L’effetto-sorpresa ha fin qui funzionato, e spero funzioni anche nel futuro prossimo, in un’avventura che giocoforza ci chiamerà all’obiettivo-salvezza. Quanto al calcio, non c’è dubbio che sia andato tutto storto e mi prendo le mie responsabilità. Grazie anche a Luciano Piazzalunga, con cui ho avuto un incontro mettendo a punto alcune idee che abbiamo poi condiviso, è arrivato il nuovo allenatore, Di Costanzo, e abbiamo gettato le basi per una buona squadra, improntata sull’entusiasmo e sulla voglia del mister di tornare nella categoria che più gli compete, la Promozione”. La nomea di mangia-allenatori, in stile Maurizio Zamparini, è dietro l’angolo. E quando i maligni rinfacciano spesso e volentieri le presunte ingerenze dello sponsor per antonomasia, la famiglia Bellina, rappresentata sul campo dai fratelli Cristian e Maicol, la difesa d’ufficio diventa un capolavoro di arte oratoria: “Il binomio Bellina-sponsor è falso, perché i due fratelli non c’entrano con lo sponsor Italtrans. E a ben vedere, giocano, ma forse fanno più panchina di tanti altri. Maicol diventerà il nuovo capitano e da lui mi aspetto tantissimo, mentre l’addio di Cristian (finito al Gorlago da buon profeta in patria, n.d.r.) lascerà un vuoto incolmabile, perché per me era un po’ figlio, e un po’ fratello, secondo il rapporto schietto e genuino che è andato costruendosi con gli anni. Quanto agli allenatori, non rinnego nulla. Avanzini ha lasciato per problematiche familiari, ma per lui conserverò sempre la massima riconoscenza. Era un ex giocatore del Casazza, giocatore intelligente e dal carattere passionale come il mio, e ricordo bene quando l’ho convinto ad accettare la panchina, in Seconda categoria, rifiutando persino una Serie D. “Ava forever”, mi verrebbe da dire, e ora che si è congedato da noi mi piange il cuore. Ferraris era troppo professionista, troppo bravo per il nostro mondo, mentre Matteo Valenti rappresenta in assoluto il mio fallimento. Ci abbiamo provato, ma la cosa non ha funzionato. Infine, Emilio Carobbio si è rivelato bravo e gentiluomo, in grado di tenere quel poco che si poteva tenere, fino alle divergenze emerse con la programmazione della prossima stagione. E’ stato un allenatore speciale, in un periodo particolarmente turbolento sia per me che per tutta la società. E si badi bene che anche il rapporto con Ruggero Trapletti si è mantenuto ottimo, nonostante lo status di “coppia ad alta tensione”. L’addio non è stato esattamente sereno, ma bisogna pur tener presente che questo calcio ci fa davvero diventare tutti scemi”.

cambianica4 Parole distensive, che competono a un personaggio assunto nel tempo ad emblema della spregiudicata ambizione, ma che in fin dei conti grazie alla sua energia, la sua vitalità e versatilità, non ha mai perso di vista le proprie radici. Presidente-operaio, calciofilo-pallavolista, frequentatore istrionico dei salotti un po’ snob del nostro dilettantismo, Cambianica non ha mai smesso di essere padre premuroso, marito affettuoso e, soprattutto, fratello vero, al cospetto della sorella disabile Clara, 40 anni. E quando dopo una buona ora di pettegolezzi, avvicendamenti, malignità vere o presunte, emerge tutto l’altruismo, e la generosità, di un uomo capace di invitare a cena ben 11 malati terminali di Aids – “E il giorno dopo ci hanno chiamato per complimentarsi, perché mai era accaduto che si potessero trattenere in casa d’altri fin dopo la mezzanotte” – non resta che alzarsi, salutarsi con il consueto fervore, e tornare a imboccare la Valcavallina con nuove inusitate certezze. Il cuore d’oro è forse la garanzia più autorevole per lo sport ideato, e condotto, da Claudio Cambianica, signore del nostro calcio.

Nome: Claudio Cambianica
Data di nascita: 25-09-1965
Professione: Artigiano, ormai ex titolare della “Tinteggiature Cambianica”, alla cui testa c’è oggi il figlio Mattia.
Famiglia: la moglie Monica, i figli Valentina e Mattia, e la sorella Clara.
La top 11. Portiere: Stefano Belussi. Difensori: Nicola Gaia, Pierpaolo Baretti, Christian Trovò, Luca Adami. Centrocampisti: Maicol Bellina, Davide Bellina. Trequartista: Cristian Bellina. Attaccanti: Edoardo Quarantini, Mauro Botti, Alessandro Marcandalli.
Allenatore: Stefano Avanzini
Direttore sportivo: Marino Fusini
Co-presidente: Adriano Signorelli (Villongo)