di Matteo Bonfanti
Noi giornalisti siamo pessimi, presuntuosi per natura. Ognuno di noi si sente il più bravo di tutti. Questo porta, ovviamente, all’invidia e alle bugie. Mi spiego: se un collega, anche uno di quelli che consideriamo in gamba, viene assunto da un grande giornale, ci vediamo sempre del torbido. Se il salto in avanti lo fa una donna, si pensa che l’ha data al direttore, facendo a letto le peggio cose, insomma le performance delle migliori pornostar di youporn; se la persona promossa è un uomo, è perché ha leccato culi a destra e a manca, magari tesserandosi per il partito in voga, che ora è il Pd. Succede così, è la regola. Ma poi c’è pure l’eccezione, che, nel mio caso, è Isaia Invernizzi, cronista classe 1987, che ha recentemente lasciato Bergamo News per andare a lavorare a L’Eco di Bergamo, il massimo che c’è qui da noi, un po’ come passare dalla Samp alla Juventus nel mercato di riparazione.

isaiadueHo conosciuto Isaia Invernizzi da Sabbio in un giorno d’estate di dieci anni fa. Lo ho avuto sottomano fin dal primo minuto della sua carriera, il solito stage che fanno i liceali nei quotidiani, accorgendomi immediatamente di avere a che fare con un fenomeno, un Leo Messi della comunicazione. Quel pomeriggio, non sapendo cosa fargli fare, lo avevo spedito in centro, ad intervistare gente ad minchiam, sulla moda. Era tornato in redazione dopo un paio d’ore con un mucchio di foto sulla sua digitale. Me le aveva fatte vedere. Più che raccogliere parole vuote, aveva scattato delle immagini, una ventina di bergamaschi immortalati da capo a piedi, con pose da modelli. “La moda? Basta vedere come si vestono…”. Un genio.
Con lui mi sono divertito tantissimo. Ci vedevamo e decidevamo l’approfondimento del giorno e lui partiva. Ogni servizio era stupendo, gli davo il tema e tornava ogni volta con qualcosa di unico, meraviglioso perché mai banale. “Facciamo cosa pensa la gente della morte” e allora passava il pomeriggio appostato fuori dalle principali onoranze funebri; “diamoci alla musica” e correva a intervistare gli anziani della casa di riposo, dove qualcuno gli aveva raccontato che c’era il babbo di Roby Facchinetti, che Isaia poi “testinava”; “sto giro parliamo di miracoli” e in due minuti pescava in rete tre santoni dei dintorni di Dalmine.
Bravo, bravissimo, a scrivere, ma soprattutto a capire al volo cosa piace leggere ai bergamaschi, così al Giornale di Bergamo, così a Bergamo News, dove ha svelato i segreti della nostra politica. Intelligente, curioso e col fuoco sacro dell’informazione. Questo è un articolo strano, non so se sia bello o brutto, se abbia un senso, perché di giornalisti non si scrive mai eppure l’ho fatto perché Invernizzi se lo merita. E’ un collega giovane e geniale, a cui voglio un sacco bene, un amico con cui ho persino fatto due cd perché è anche un musicista di valore, un tempo con gli Stardog di Manel Lieta, adesso nei Verbal, chitarrista al centro di un progetto tra i più riusciti a Bergamo. Torniamo al giornalismo, da qualche settimana Isaia è a L’Eco che ha fatto un gran colpo, “comprando” un campione che porterà nel futuro il nostro quotidiano locale. Applausi al diggì, che penso sia Dino Nikpalj.