Buongiorno a tutti.
Mi chiamo Roberto Mazzoleni e sono nato a San Giovanni Bianco il primo maggio del lontano 1974. Il mio nome e la data di nascita mi sono sempre piaciuti, un po’ meno il luogo che però era obbligatorio essendo una sede ospedaliera. Infatti abito a Zogno, in località Monte di Zogno per la precisione, sin da quando mamma Angioletta venne dimessa dall’ospedale dopo il mio arrivo al mondo.
Sono il quarto di cinque figli, anche se a volte, e non me ne vogliano fratelli e sorelle, non mi dispiace sostenere di essere figlio unico. Il mio babbo si chiama Alessandro, per tutti il Sandro, che ha passato la sua vita a costruire case con una propria impresa e che da poco ha superato il traguardo degli ottanta anni di vita.
Ho vissuto un’infanzia felice tra le montagne che circondano Zogno; sono stato un bambino relativamente tranquillo che ha sempre cercato di non arrecare nocumento al buon nome della famiglia (detta così sembra che abbia vissuto a Corleone…): gli amici della contrada, i vari gradi della scuola dell’obbligo e l’amore per il calcio che mi ha inculcato il babbo portandomi all’età di sei a calcare il mitico “Paolo Polli”, storico campo verde di giuoco della Zognese.
Juventino sin dalla nascita, il cruccio principale della mamma sono state le foto di Platini e Boniek sull’armadietto di fianco al letto a far da contraltare alla Famiglia di Nazareth. La mamma aveva un’indole fortemente cristiana, per cui tra gli impegni di gioventù vi era il servizio da chierichetto alle sante messe domenicali. Già da lì capii di avere una buona domestichezza con il conto economico: non mancavo mai alla messa domenicale delle 6.30 del mattino perché il compenso di 5000 lire era davvero una grazia ricevuta!
A calcio non ero di certo un fenomeno, però me la cavavo. Terzinaccio quando serviva, metodista di centrocampo alla Oriali od elegante libero nella difesa stile “Trapattoniana”, bastava mettermi in una zona del campo ed io diligentemente svolgevo il mio oscuro ruolo al servizio della squadra. Ricordo che gli allenatori della mia gioventù mi apprezzavano per la mia “intelligenza calcistica” più che per lo scatto felino. Ma tant’è, a me andava bene così.
A scuola ero bravo, sempre un po’ lecchino dei maestri, prima, e dei professori, dopo. Modi educati e gentili, mai sopra le righe. Insomma, un democristiano sino al midollo.
Terminate le scuole dell’obbligo mi iscrissi a ragioneria. Non tanto perché avevo già in mente cosa fare nel mio futuro, ma per due fattori fondamentali: il primo è che i miei fratelli maggiori avevano studiato altro e quindi “vuoi che non serva un ragioniere in famiglia?”; il secondo è che la scuola di ragioneria era da poco stata aperta a Zogno e ci potevo andare con la mia 50 special arancione vinta alla lotteria di San Lorenzo, il patrono locale.
I cinque anni della scuola superiore li ricordo sempre con un sorriso poiché quelli sì che erano bei tempi. Mi diplomai con un buon cinquanta/sessantesimi e fui rimandato solo una volta, in quarta superiore, in matematica. Motivo: il penultimo giorno di scuola mi inventai un mercatino in classe vendendo gadget della Lega Lombarda per fare un dispetto al professore di matematica che, in quanto calabrese, poco apprezzò il mio gesto. Il giorno dopo, l’ultimo prima delle agognate vacanze, mi interrogò a sorpresa ed avendomi rimandato potete capire come sia andata l’interrogazione.
In quegli anni nacque, appunto, la mia passione politica. Nella Lega Lombarda, quella di Bossi e dei duri e puri. Fondai il movimento giovanile della Lega di Zogno e che belle le nottate di campagna elettorale ad affiggere i manifesti!
Nel 1992 mi ricordo ancora quel tema di italiano dal titolo: “Racconta i tuoi modelli di vita”. Niente di più facile per me: mio padre, Berlusconi e Bossi. E tenete conto che ancora lo Zio Silvio non era entrato in politica. Fui un veggente: nel 1994 essi vinsero le elezioni politiche (no, mio padre no)!!
La vita nella Lega terminò nel 1996. Custodisco ancora la lettera in cui fui espulso dal movimento (due mesi dopo che io mi ero dimesso…) poiché non accettai i diktat dei capi di Bergamo.
Tornando indietro di qualche anno, nel 1993 terminai ragioneria. Ed era ora di capire che fare da grande. Di andare all’Università non se ne parlava: le estati passate nei cantieri del babbo mi avevano insegnato che si stava bene con qualche soldo in tasca senza il bisogno di chiederli ai genitori. E nel frattempo mi arrivò il congedo militare in quanto già i miei due fratelli maggiori avevano servito la Patria anche per me.
Fu in quell’estate che mio padre mi fece conoscere il suo commercialista: il ragioniere Alborghetti Giovanni, con studio a Scanzorosciate. Mi folgorò ed accettò di prendermi come praticante presso il suo studio. Ci restai per ben quindici anni: i tre di praticantato e poi successivamente al superamento dell’esame di Stato per la libera professione, vinto al primo colpo senza bisogno di trasferirmi in lidi diversi da Bergamo. Considero il rag. Alborghetti , che è recentemente scomparso e di cui mi accompagnerà sempre un prezioso ricordo, il mio vero e proprio maestro nella professione che ho deciso di intraprendere.
Nel frattempo ho continuato a scalare tutte le categorie nella gloriosa Zognese, sino ad approdare, all’età di 17 anni, in prima squadra. Feci l’intera stagione da titolare, naturalmente da terzinaccio come piaceva al mister. Quale mister? Il Mister per eccezione: Tassis Adriano. Pensa tu come è il destino: mi fa esordire in prima squadra nel 1992 e me lo ritrovo nel 2008, quando divenni presidente della BrembilleseZognese, come allenatore della prima squadra!
Purtroppo però la mia carriera calcistica terminò nel 1993. La diagnosi fu lapidaria: legamento crociato e menisco. Mi riprenderò, certo, ma solo per il calcio a 7 per un paio di anni e poi a 5 nella prima società calcistica di calcetto dell’intera Valle Brembana che fondai (e ne divenni naturalmente presidente) con alcuni amici nel 1998: la FootballFiveZogno.
Anche qua il gioco del destino: dopo tanti anni da difensore roccioso, mi scoprii come boa nel calcio a cinque: là davanti ricevevo palla, mi giravo spostando nel frattempo il difensore, e centravo la porta. Che bei anni. Vincemmo tutti i gironi sino ad arrivare nel gruppo A provinciale.
Non pensate che siano stati anni solo di studio, lavoro e calcio. Ci sapevo fare anche con le ragazze. Di certo, non essendo un George Clooney, puntavo più sulla simpatia e sul fascino della mia erre moscia. E le prede cadevano nella trappola. Un po’ come le mie auto finivano dal carrozzerie. I miei primi tempi da neopatentato sono stati un po’ difficili: Regata, Y10, Delta e Toyota sono state nell’ordine oggetto di interventi drastici o, peggio, di vere e proprie demolizioni dopo incidenti. Però ne sono sempre uscito illeso e, come si dice, è quello che più conta.
Nel 1997 apro la partita Iva. Superato l’Esame di Stato per la libera professione di Ragioniere Commercialista, pur continuando a svolgere l’attività presso lo Studio del rag. Alborghetti in Scanzorosciate, decido di iniziare parallelamente l’attività per conto mio in Zogno. Ho già due clienti (caspita…): mio fratello geometra ed un artigiano che lavorava per mio padre. L’impresa di mio padre no… non si fidava ancora a farsi assistere da me.
L’alba del nuovo millennio la festeggio a Pizzino, in una baita di mio cugino. Sono gli anni delle “immense compagnie”, detta alla Pezzali. Con cui si fa tutto: si partecipa e si vince al Palio delle Contrade di Zogno, ci si impegna nel costruire i carri di carnevale per le sfilate, si va a sciare, si gioca nella FootballFive.  Lo studio nel frattempo cresce, i clienti arrivano ed inizio ad assumere i primi collaboratori.  Acquisto la mia moto, un Burgman 650, che per troppi non è una moto ma solo uno scooterone,  e con una compagnia più ristretta ci dilettiamo a girare il nord Italia nelle domeniche di bel tempo. Lago di Garda, Trentino, Valtellina sono le mete più gettonate e la mia incazzatura era la mancata risposta al saluto dei motociclisti che incrociavamo. Io non ero un motociclista, ma solo uno scooterista, non degno del loro saluto.
Abbandonai definitivamente la moto nell’estate del 2006. Una telefonata ricevuta di prima mattina, che mi comunicò la morte per incidente stradale di uno dei miei migliori amici, mi creò un totale blocco nel risalire in sella.
Non avevo però abbandonato la politica. Dopo l’uscita dalla Lega, mi avvicinai al partito del Presidente Berlusconi. Nel 2004, a trent’anni, mi candidai sindaco a Zogno con una lista piena di giovani e di ispirazione centrodestrana (boh, esiste come vocabolo?). Facemmo bene, su sette liste fummo terzi ed io mi guadagnai un posto nel Consiglio Comunale. Non sono mai stato un uomo di minoranza, non sono un soggetto che contesta, ma che anzi vuole fare ed il ruolo di minoranza (preferivo questo termine al più comune “opposizione”) non mi piaceva molto, ma l’esperienza fu altamente gratificante.
In quell’anno succede un’altra cosa importante: lo studio era diventato troppo piccolo per ospitare me ed i miei collaboratori. Era necessario fare un passo importante. Trovai un bell’appartamento proprio in centro a Zogno ed approfittando che in quel periodo le banche davano soldi a cani e porci, mi feci un bel leasing e l’immobile fu mio. Ora ero una commercialista “serio”! Ma non riuscivo ad essere serio con gli amici. Ho passato tre anni a fare scherzi telefonici ad un mio amico spacciandomi di volta in volta per una ragazza accondiscendente, per un componente di una setta satanica, per un generale in pensione dell’armata russa. E questo, tutte le volte, ci cascava!
Cosa mi poteva mancare? Una laurea. E decisi di provarci. Con alcuni giovani colleghi dell’Unione Giovani Ragionieri Commercialisti di Bergamo approfittammo di una convenzione nazionale tra la nostra associazione e l’Università D’Annunzio di Pescara, che ci riconosceva crediti formativi vista la professione esercitata e ci iscrivemmo al corso di laura di Scienze Manageriali. Due anni di andate e ritorno da Pescara, e d’estate non era di certo un peso, e mi laureai con un bel 99. Dottore in Scienze Manageriali, ce l’avevo fatta.
Gli anni passano ed arriva il 2008. Anno cruciale, che avrebbe segnato definitivamente il mio futuro. In un week end di maggio prendo la macchina e vado a trovare una mia cliente che era in vacanza a Milano Marittima con le amiche. Quasi da autoinvitato, senza quasi. Poi dopo un mese altro week end in Croazia. Quella cliente, Michela, l’anno successivo, all’altare di Almè mi disse il sì eterno! E nell’estate del 2008 mi venne proposta la presidenza dell’U.s. Zognese. Impiegai più o meno un caffè a decidere di accettare anche questa sfida. Ma il Mazzoleni mica vuol fare le cose semplici: due giorni dopo la mia elezione  a presidente mi metto al lavoro per creare la maggiore società di calcio brembana. Nasce la BrembilleseZognese, le fondamenta per la futura A.S.D. VALLE BREMBANA.
Farò il presidente per cinque anni, portando la società ai massimi vertici dei campionati dilettanti con la storica promozione in Eccellenza.
Al mondo del calcio dilettantistico credo di aver dato molto in quegli anni, sia sotto il profilo umano (notti insonni, impegno e tempo) che sotto il profilo economico. Ma sono stati anni importanti, in cui i contatti sul mio cellulare si moltiplicavano di volta in volta. E per uno come me, questa era la soddisfazione più grande.
Ho avuto come allenatori della prima squadra il già citato Adriano Tassis, poi Giampaolo Rossi (fenomenale uno scherzo telefonico a fine campionato di ben 45 minuti in cui mi spacciai per una giornalista),  poi ancora Giorgio Gigli e Marco Brembilla. Con tutti è rimasto un bellissimo rapporto.
Il 12 settembre 2009 capitolai all’altare con la mia Michela. Il frutto del nostro amore si chiama Talita (il nome l’ho voluto io e poi vi spiegherò il perché), una minuta bambina con due occhi azzurri grandi come il mare, milioni di capelli biondi e la capacità di farmi sciogliere tutte le volte che mi chiama papà.
Talita in aramaico significa “fanciulla”. Vi è un passo nel Vangelo in cui Gesù fa rialzare una bimba…“Talita Kum”! Questa è la spiegazione ufficiale per mia madre, per i suoceri, per il prete che la battezzò. Nella realtà, una sera, con Michela già in attesa, ci godemmo un film sulla vita del cantante Piero Cicala, che poi non ho capito se è esistito davvero, in cui Belen Rodriguez impersonava una imprenditrice nel campo della moda. Talita Cortez, appunto. Un nome corto, senza erre e con la certezza che non fosse copiato.
La nascita di Talita, nel 2013, fu anche l’inizio dell’avventura a Villa d’Almè in ambito calcistico. Il Valle Brembana, neo promosso in Eccellenza, era diventato ormai ospite scomodo al Camanghè di Zogno. A Villa d’Almè, la società era invece saltata. Per un commercialista che sa fare uno più uno, l’opportunità non era da far scappare. Nasce il Villa D’Almè Val Brembana, per i più intimi VillaValle, che vivrà poi da protagonista queste ultime stagioni calcistiche.
Anche il mio studio crescerà con me. Apriamo una sede in Bergamo, poi a Villa D’Almè e nel 2014 un ufficio a Milano. Ora siamo un gruppo di 15 persone sotto l’egida “Mazzoleni & Partners”.
Ho quarantadue anni, la via di mezzo. Due anni fa mi sarebbe piaciuto scrivere un libro: “I primi primi quarantaragn”. No, non ho sbagliato, è scritto proprio così: la giusta unione degli anni vissuti in terra orobica (la taragna, appunto). Il libro, però, non è mai venuto alla luce.
Se mi guardo indietro non rimpiango e non ho rimorso di nulla. Nel bene e nel male, con le cose giuste e con i tanti errori commessi. Sono cresciuto, mi sono formato, ho conosciuto un sacco di persone. Ho sempre fatto ciò che mi piaceva fare, pagando di tasca mia quando sbagliavo.
Ma non sono una persona che si guarda indietro e davanti a me, se Dio lo vorrà, ho ancora un po’ di pagine da riempire!