di Michele Maraviglia
BERGAMO (BG) – Si è conclusa Sabato al Centro Sportivo di Via dalle Valli, in occasione della prima fase regionale dei Campionati di Società, la carriera sportiva di Raffaella Lamera.
Raffaella, che mai ha voluto annunciare il suo ritiro dalle gare, ha accettato l’invito del presidente dell’ Atletica Bergamo 1959 Oriocenter, Achille Ventura, per un’ultima gara, proprio sul suolo bergamasco ed indossando la maglia della società giallo-rossa. Raffaella si è sempre distinta per la sua grinta e per la determinazione che ha sempre mostrato in ogni gara. La sua è stata una carriera gloriosa, caratterizzata da numerosi successi, ma anche da tanta sfortuna. Al termine della gara Raffaella è stata omaggiata da una piccola cerimonia in cui ha potuto ritirare premi consegnati da amici di sempre, come l’ex capitana giallo-rossa Federica Castell e l’azzurra Marta Milani, il co-sponor UBI, il già citato Ventura e dagli amici dell’atletica bergamasca ricevendo anche i meritati applausi per una carriera decorosa, con oltre 20 anni passati sui campi di atletica. Non è’ potuto mancare un breve discorso, con la voce tremante dall’emozione, dove la ragazza volante di Romano non ha potuto far meno di ricordare la figura di Bice Marabini.

Raffaella LameraIL PERSONAGGIO – Raffaella Lamera, nata il 13 Aprile 1983 a Romano di Lombardia, è stata una delle massime esponenti del salto in alto, conquistando 17 titoli Nazionali, 6 assoluti e 11 giovanili, risultando titolata in tutte le categorie. Cresciuta nella Libertas Caravaggio, prima del passaggio all’Atletica Bergamo nel 1999, è sempre stata allenata dal duo Orlando Motta-PierAngelo Maroni che hanno permesso a Raffaella di indossare 15 volte la maglia della Nazionale. Diventata professionista nel 2004, con l’arruolamento nel Centro Sportivo dell’Esercito, la ragazza volante vanta un personale di 1.95, sesta prestazione italiana di tutti i tempi, e ha preso parte a Campionati Europei e Mondiali, mancando solamente l’appuntamento con i 5 cerchi, nonostante in carriera abbia raggiunto il minimo di partecipazione.

SULLA CRESTA DELL’ONDA – Raffaella conquista il primo Titolo Tricolore, categoria Cadetti, nel 1998 a Palermo. L’anno successivo, nella categoria Allievi, conquista la prima maglia Azzurra in occasione del Festival Olimpico della Gioventù Europea di Esbjerg (Danimarca), chiudendo al 16° posto. Nel 2002, più precisamente il 2 Febbraio, Raffaella sigla il nuovo Record Italiano Junior indoor con la misura di 1.88. Il 2 Agosto 2009 viene vinto a Milano il primo Campionato Italiano Assoluto; ne seguiranno altri 5 (4 indoor e 1 outdoor). L’anno successivo, a Firenze, Raffaella sale a 1.95 che all’epoca valeva la quarta misura italiana all-time, alle spalle di Antonietta Di Martino (2.03), Sara Simeoni (2.01) e Antonella Bevilacqua (1.98). Nel 2010 prenderà parte ai Campionati Europei di Barcellona (19^); l’anno successivo ai Campionati Europei indoor di Parigi (16^) e ai Mondiali di Daegu (25^).

QUALCHE STOP DI TROPPO – Nella carriera di Raffaella protagonisti negativi tanti, troppi, infortuni: alcuni minori e alcuni molto seri. Tra questi una lesione alla caviglia di stacco nel 2007, un’operazione nel 2009 al tendine d’Achille sempre della caviglia di stacco e una condropatia rotulea nel 2013. Questa patologia l’ha costretta ad un trapianto di cartilagini ad entrambe le ginocchia, mai provato prima. A seguito di questi infortuni Raffaella è sempre tornata in pedana con la grinta che da sempre la distingue. Secondo i medici il trapianto avrebbe posto fine alla carriera della saltatrice, ma dopo un accurato e lento recupero, con un’adeguata riabilitazione, Raffaella è tornata a saltare risalendo nell’inverno 2015 sopra la quota di 1.80 (1.85 a Bergamo).

NUOVA VITA – Raffaella, ricevuta la notizia che le comunicava di non poter più gareggiare per l’Esercito, ha seguito una serie di corsi di abilitazione che l’hanno movimentata a Roma, passando per Foligno, per poi tornare a Bergamo dove, per qualche mese, ha lavorato presso l’aeroporto di Orio al Serio.
Da qualche mese si è trasferita a Collepino, piccola frazione di Spello (Umbria), dove vive con Diego, suo futuro marito: qui lavora come addestratrice ed insegna discipline sportive per conto del Centro Sportivo dell’Esercito Italiano.

 

INTERVISTA A RAFFAELLA LAMERA
raffaella Lamera unoQuando e perché hai iniziato con l’atletica, in particolare con il salto in alto? “Ho iniziato con i giochi della Gioventù poi, in terza media, Sara Simeoni è venuta a Romano di Lombardia per fare promozione all’atletica leggera; mi ha vista saltare e vedendomi brava mi ha consigliato di andare da Orlando Motta. Dopo il primo allenamento non ho avuto dubbi, ho lasciato la pallavolo  e mi sono innamorata del salto in alto”.

Quando hai capito di poter ottenere risultati di primo piano? “Da giovane vincevo spesso, quasi sempre, e quindi era facile continuare e pensare di essere forte. Dopo le prime delusioni quando ho partecipato a gare all’estero mi sono resa conto di quanto forte il resto del mondo; ci ho messo un bel po’ per credere di poter diventare una buona atleta, ma alla fine sono contenta della mia carriera”.

Quale è il più bel ricordo collegato ai tuoi anni di carriera? “Forse la gara che mi è piaciuta di più vincere sono i Campionati Italiani di Milano perché qualche giorno prima ho sentito dentro di me che avrei vinto, anche se tornato dall’infortunio al tendine d’Achille. Mi ricordo di aver detto al mio allenatore, Orlando Motta, che avrei vinto, e vincere il primo campionato italiano assoluto all’aperto è stato fantastico”.

Quale è, se c’è, il tuo più grande rimpianto? “L’unica cosa è che forse, in alcuni momenti, avrei voluto credere maggiormente in me stessa; avrei voluto avere un’autostima migliore, più solita, ma forse oggi sarei una persona diversa da quella che sono e quindi mi va bene così. Nessun rimpianto, ho accettato tutto, in fondo è la mia storia, no?!”.

La vita da atleta professionista porta a grandi sacrifici; hai mai dovuto rinunciare a qualcosa che ritenevi più importante di una gara o di un allenamento? “La vita d’atleta è fatta di scelte e non di sacrifici. Scegli di allenarti, scegli di faticare, scegli di non fare alcune cose, ma di farne altre. Nessuno ti obbliga e quindi la mattina quando mi alzavo sceglievo di essere Raffaella atleta; sapevo che quasi sempre la scelta giusta da fare è la scelta più difficile da fare sono la stessa cosa”.

Raffaella Lamera dueNella tua carriera hai subito molti infortuni; sei tornata a saltare dopo un trapianto di cartilagine, dove hai trovato le energie fisiche e mentali per ripartire ogni volta? “Tante volte sono stata fermata, tante volte ho dovuto ricominciare e tante volte sono tornata più forte di prima. Sono un’atleta di cuore poiché nel salto in alto ci ho messo sempre tutta me stessa;, tanto amore e tante lacrime: le energie le trovavo li, dentro di me. E’ quella la mia forza, inseguire un sogno e non mollare mai; alla fine non sarò arrivata alla luna, ma ho bazzicato tra le stelle”.

Come hai vissuto la fine della tua carriera sportiva? “La fine della mia carriera da professionista l’ho vissuta male perché è stata un’imposizione e non una libera scelta; non sono arrivata a maturare da sola questa decisione e pensavo di avere il diritto di chiudere da sola il mio cerchio e di scrivere da sola la fine di questo capitolo, ma ho accettato anche questo”.

Quali consigli ti senti di dare ad un ragazzo che vuole intraprendere la vita di atleta professionista? “Forse l’unica cosa che gli direi è di non aver paura, di provarci, di lottare e di sognare: armarsi di coraggio perché bisogna imparare anche a perdere, a cadere e a rialzarsi senza essere troppo cattivi con noi stessi e senza abbattersi troppo. Non bisogna mai accantonare la gioia di fare qualcosa con passione”.

Ora la tua vita ha cambiato pagina, tornassi indietro rifaresti questo percorso? “Il percorso atletico sì, senza dubbio. Ma se tornassi indietro con la testa di oggi qualche errore lo eviterei di sicuro e starei più attenta a me”.

 

I NUMERI DI RAFFAELLA
Raffaella Lamera con gli allenatori di sempre Motta e Maroni

  • Record Personale Outdoor: 1.95 (2010)
  • Record Personale Indoor: 1.90 (2010)
  • 1 record italiano juniores (1.88/2002)
  • 2 volte campionessa assoluta (2009, 2011)
  • 4 volte campionessa assoluta indoor  (2008, 2010, 2011, 2012)
  • 2 volte campionessa promesse (2004, 2005)
  • 2 volte campionessa promesse indoor (2004, 2005)
  • 2 volte campionessa juniores (2001, 2002)
  • 2 volte campionessa juniores indoor (2001, 2002)
  • 1 volta campionessa allieve (2000)
  • 1 volta campionessa allieve indoor (2000)
  • 1 volta campionessa cadette (1998)
  • 7 maglie azzurre assolute
  • 5 maglie azzurre juniores
  • 2 maglie azzurre promesse
  • 1 maglia azzurra allievi