di Matteo Bonfanti
Raramente me ne imbatto, ma mi capita, nella mia vita ci sono libri rari e pericolosi perché bellissimi, i pochi che una volta aperti mi tengono incollato fino all’ultima pagina. E non importa se ho un sacco da fare, articoli da scrivere, figli che mi aspettano fuori da scuola, partite di calcetto da organizzare a Orio, seratone danzanti, concertini o concertoni in cui suonare. Me ne dimentico, vado avanti senza smettere, scordandomi persino di mangiare e di fumare. Ieri è andata così, più o meno un mese fa Francesca Redolfi, una collega in gamba, di un tempo lontano lontano, quello del Giornale di Bergamo, mi ha mandato il suo primo romanzo, “L’amore non è mai come sembra” e io, ingannato dal titolo tanto sentimentale, non l’ho cagato neppure di striscio, manco per sbaglio. Lo ammetto, me ne tenevo alla larga perché ne ero impaurito, credevo fosse qualcosa di molto femminile, l’altra parte del cielo, le donne, genere umano con cui penso di essere ai miei minimi storici.
Poi però l’ebook di Francesca mi ha seguito, e ieri mi si è aperto in posta magicamente intorno all’una e trentacinque circa di pomeriggio, entusiasmandomi e coinvolgendomi da subito, facendomi un sacco ricordare, piangere e ridere del ragazzo che ero, che non sono più e che un po’ mi manca, facendomi riflettere sull’uomo che sono, un direttore particolare, incasinato e confuso, uguale identico a quello della Voce di Milano, il teatro della vicenda.
Non c’è, insomma, solo l’amore, il libro di Francesca è una perfetta rappresentazione del mio mondo, quello del giornalismo, la sola cosa che frequento quotidianamente da venticinque anni. E come chiunque campa scrivendo su un giornale, anche io sono stato Gaia, la protagonista della storia, una giovane collaboratrice con la fissa del refuso e il sogno di diventare professionista mentre le affidano un terribile testinaggio, il peggio del peggio, intervistare alla cazzo persone per strada. Pure io sono stato ore e ore nella saletta dei collaboratori, a battere forte sui tasti, raccontando conferenze stampa del Comune da latte alle ginocchia, stordendomi di caffè con altri ragazzi identici a me, da tenere vicini, ma non troppo, perché avversari nella corsa all’assunzione, che significa praticantato, il posto nell’olimpo, lo stipendione e la postazione in redazione.
Che dire? La prima fatica letteraria di Francesca Redolfi è un libro per me, per i miei colleghi qui al Bergamo & Sport, Marco Neri e Monica Pagani, che si ritroveranno nei due amici fraterni della redazione sportiva dell’immaginario quotidiano, e per tutti i nostri collaboratori che nella vita vorrebbero fare il nostro mestiere a tempo pieno. E’ un piccolo capolavoro anche per tanti colleghi lasciati al Giornale di Bergamo, Paolo Provenzi, Fabio Paravisi, Dario Mione, Katiuscia Manenti, Giuliana Ubbiali, Simone Bianco, Manuela Bergamonti, Ennio Arengi, Veronica Metalli, Isaia Invernizzi, Rossella Martinelli e Laura Di Teodoro, presenti tra le pieghe della storia. Ed è una lettura anche per chi ha fatto tanta gavetta all’Eco o la sta facendo ora sognando di diventare un giorno il nuovo Serpellini o quello che fa le pagelle dell’Atalanta, il Serina, un monumento per i cronisti sportivi bergamaschi.
Ci siamo tutti, ci sono le nostre parole, i dialoghi fatti e ripetuti in questi anni, le situazioni che ci hanno visto protagonisti, le immancabili riunioni, le chiusure serali, la sgangherata macchina redazionale, una Fiat Punto, la stessa guidata sia da me che da Francesca quando lavoravamo al Giornale di Bergamo, l’auto che ci portava faticosamente sul luogo dell’incidente mortale sentito via scanner.
Il ritmo è incalzante, le storie raccontate a perdifiato sono almeno tre, l’appassionante vicenda giornalistica di Gaia, il suo amore per Vittorio, collega bello, talentuoso, distratto, egoista e infedele, e quello salvifico per Diego, uomo tutto d’un pezzo, dalle spalle larghissime, la sicurezza di cui spesso le donne dal cuore infranto hanno  bisogno per ritrovare il naturale sorriso del mattino. In mezzo due piccoli e meravigliosi noir, che non svelo per lasciarvi la sorpresa.
Sullo sfondo Milano, che però ha tantissimo di Bergamo, dove l’autrice vive. Tanto mi è piaciuto il libro che mi verrebbe da raccontarvelo tutto, ma in una recensione non si fa perché sarebbe come ammazzarlo. Quindi mi fermo qui, con i pensieri di ieri sera: Francesca Redolfi è una grande scrittrice, di un livello altissimo, nazionale, sconvolgente per me che è almeno dieci anni che non la sento e che non ho seguito il suo percorso professionale, che l’ha portata a lavorare in una casa editrice. Era una ragazza simpatica e tranquilla, sensibile, talentuosa, piacevole. L’ho ritrovata nella protagonista, la sua Gaia, un bel tipo, da frequentare leggendo “L’amore non è mai come sembra”.  

Titolo: L’amore non è mai come sembra
Autore: Francesca Redolfi
Edito: Libro/Mania
eBook: euro 0,99

NELLE FOTO: la copertina del libro e due immagini di Francesca Redolfi, l’autrice