di Matteo Simeone
Pagazzano, un paese di duemila anime messo lì, da qualche parte nella Bassa Bergamasca; dove ancora tutti si conoscono e si chiamano per nome, dove le signore in centro si sorridono al mattino, dove conta ancora il lavoro sano e genuino. E proprio tra i lavoratori infaticabili si trova Luca Moriggi, imprenditore e, da trecentosessantacinque giorni, vicepresidente dell’Asperiam Calcio: «La mia avventura è cominciata due anni fa: il diesse Taddeo mi ha chiesto di entrare nella famiglia di Spirano, prima a livello di sponsorizzazione, poi nello staff della società. L’idea mi è subito piaciuta, nonostante non sia mai stato un appassionato del calcio dilettantistico: già da tempo pensavo di provare a dare visibilità all’impresa di famiglia, la Studio Intarsio che conduco insieme a mio padre Mario. All’inizio ho trovato una realtà di paese, pane e salame come si dice in gergo. Il progetto è stato quello di provare a crescere, perché se si gioca, penso sia per vincere; ci siamo quindi dati degli obbiettivi da raggiungere. In pochi mesi, impegnandoci al massimo, siamo riusciti a contattare e ingaggiare degli sponsor davvero importanti, che ci hanno poi permesso di giocare una stagione a grandi livelli. Penso sia stato merito di una mentalità vincente: quello che manca oggi in molte società è la voglia di tirare fuori gli artigli per poter arrivare a costruire qualcosa di grande e di bello. Perché di bello si parla, quando ci si dedica anima e corpo a un progetto, aggiungendo poi una cura maniacale: per esempio stiamo cercando di rendere ancor più scenografico il campo da gioco curando tutto nei minimi dettagli. Ecco, potrei pensare a me come a un’esteta che cerca di portare in ogni cosa che fa la sua mentalità».
moriggi2 Nato a Treviglio nel 1984, cresciuto umanamente e calcisticamente a Pagazzano, si può dire che Moriggi abbia tratto dalle sue esperienze di vita questo pensiero che sicuramente trova riscontro nel lavoro di intarsio: «Direi proprio di sì. L’intarsio è sicuramente un lavoro che richiede passione e grande vitalità. Anche in questo settore, come nel calcio, la voglia di fare è stata la nostra arma vincente: da dieci anni abbiamo capito che non si può far sempre la stessa cosa, ma bisogna cambiare, cercare nuove strade. È quello che anch’io ho fatto nella mia vita, diplomandomi come perito elettrotecnico al Mozzali di Treviglio e andando poi a dedicarmi alla gestione dell’attività. Attività in cui è necessario un continuo cambiamento: da qualche tempo ormai abbiamo aperto, tramite degli intermediari, al mercato estero, soprattutto asiatico. Non abbiamo più pensato l’intarsio come al ricamo su di una credenza, ma a qualcosa di adatto alle esigenze del mondo moderno. Ciò ci ha permesso di arrivare a lavorare per colossi come Ferrari e Lamborghini e di spostare il nostro business anche in Asia. Ad esempio, stiamo cercando di aprire un nuovo canale, stavolta in maniera diretta, in Cina. Vedremo che succederà». Si può ricavare quindi il ritratto di uno straordinario regista che, con le sue abili mani, è in grado di dar vita a delle pellicole capaci di impressionare un grande pubblico: «Col pallone non sono mai stato un fenomeno. Anche il lavoro manuale in officina non mi ha mai appassionato. Da quando ho scoperto il mio amore per l’amministrazione la mia vita è cambiata: dal laboratorio con le macchine a laser mi sono buttato nel ruolo di manager, dal calcio giocato nella direzione societaria. Mi son sentito subito nel mio ruolo».
moriggi3 È lecito dunque aspettarsi, con queste premesse, un’Asperiam dinamica, capace di adattarsi e trovare la sua strada negli anni a venire: «La scelta è stata quella di partire dal basso, per poi puntare a diventare grandi. Avremmo avuto anche l’occasione di partire dalla Seconda Categoria, ma abbiamo rifiutato: la vita è fatta di soddisfazioni, ma per averle bisogna imparare a camminare con le nostre gambe, lavorando sodo sin da subito». A questo punto, non poteva che esserci un unico sogno nel cassetto: «L’Asperiam è una società con novantasette anni di storia alle spalle. Direi che festeggiare il centenario con l’approdo in Promozione, la massima serie raggiunta dalla nostra fondazione, sarebbe la ciliegina sulla torta. Da quando abbiamo capito quale fosse la meta, siamo tutti rinati: il segreto, nella vita come nello sport, è avere sempre un grande obbiettivo. Potranno capitare cadute, ma ciò che conta è inseguire i propri sogni per poterli realizzare». Ecco dunque l’insegnamento: l’importanza di combattere per vivere a pieno “questa vita, che ci spinge tutti alla lotta, spesso con grande serenità, ma qualche volta anche con grande tristezza”.