di Simone Fornoni
ludo1Quando si fissa l’appuntamento per un’intervista, la paranoia dello scrivano della domenica è dover rincorrere l’oggetto del suo desiderio giornalistico. Stavolta, in meno di tre minuti, via whatsapp, ecco la data, peraltro preannunciata con congruo anticipo, l’ora e il luogo esatto, a prova di coordinate Gps: «Tutte le persone che hanno a che fare con te e vogliono sapere qualcosa di te meritano rispetto. L’umiltà è una cosa importante: anche quando si è già scalata la montagna, bisogna ricordarsi di essere partiti faticando in pianura nel gruppone», esordisce Ludovica Pagani, 22 anni il prossimo 25 giugno, segno zodiacale Cancro, conduttrice televisiva di Sportitalia, la domenica con “GO-KARTv” e “On-Race Tv”, dove si parla di competizioni motoristiche, il giovedì con “Calcio€mercato” insieme al guru Michiele Criscitiello. Una metafora da gregario del ciclismo per illustrare una parabola professionale in forte e decisissima ascesa, da novizia del pallone come confessa candidamente l’interessata: «Non era nei miei progetti, non so mai dove andrò a parare. Cinque anni fa, quando andavo al liceo linguistico al “Collegio degli Angeli” di Treviglio, avrei voluto fare l’avvocato, avevo il pallino della criminologia. Poi quella gaffe in diretta mi ha indirizzata altrove, io il calcio non l’avevo mai seguito, non sono nemmeno tifosa». Gli sfondoni, per chi è del mestiere, sono il pane duro della scalata ai sogni. Ma capitano così, sulla quantità, magari perché si lavora sotto un sole di rame e poi si deve scrivere al riparo dalla grandine, vedi il sottoscritto che nelle pagelle dei playoff di Seconda ha cassato Bolis del Grassobbio, che l’aveva pure messa, e ringrazia il cielo di non avere il campanello per evitare le sacrosante recriminazioni sotto casa. Lei, Ludovica, da Cologno al Serio, studentessa di scienze politiche ed economiche, indirizzo managament, alla Statale di Milano, che nel tempo libero (?) lavora in palestra a Urgnano per non farsi mancare nulla, è salita alla ribalta delle cronache per aver scambiato i numeri cardinali della classifica a punti della serie A per quelli ordinali: Napoli quarantasettesimo, Juve quarantacinquesima, Atalanta ventiseiesima. Era il febbraio del 2016, TuttoAtalanta Diretta Stadio. Digitando nome e cognome, i motori di ricerca riportano il video incriminato al quarto posto: «Era la mia prima volta in una trasmissione e avrei dovuto limitarmi a leggere in studio i commenti sul profilo facebook, quando all’improvviso Fabrizio Pirola mi chiese quale fosse la posizione dell’Atalanta e quindi di leggere la classifica. Non volevo farmi vedere esitante e ho iniziato a recitare a manetta, facendomi sviare da quel “posizione”. Il dubbio m’è venuto subito, ma se ti dicono “bravissima” e “va benissimo così” anche durante le pause pubblicitarie, che devi pensare?». Un viatico di quelli col botto, visto col senno di poi, anche se all’inizio la ragazza mica c’era rimasta benissimo: «Ho realizzato pienamente cos’avevo combinato solo dopo essere finita sulla pagina di “Calciatori Brutti”, poi su “Striscia la Notizia”, quindi a “Tiki Taka”, in agosto, da ospite. Tutto accade per una ragione: dove non c’è il buono, devi saper comunque ricavare l’utile. La passione per un mondo sconosciuto ti prende strada facendo, e poi voglio dimostrare di non essere scema, anche se qualcuno proverà a spacciarmi per tale. La testardaggine è una dote. Ho continuato su una strada che non avevo mai scelto e da gennaio sono a Sportitalia, ma il giornalismo non mi è del tutto nuovo: scrivevo di moda per “Bergamo Up”».

ludo3Riderci su trasformando lo scivolone in un trampolino di lancio non è da tutti o da tutte, ma lei non si sente arrivata: «Ci mancherebbe, per ora si tratta di collaborazioni pagate a puntata. Non sarò mai una che se la tira, si finisce tutti in cenere. E l’ambiente è molto competitivo. Devo anche pensare ai miei esami: giovedì ne ho uno e mi tocca portarmi i libri in palestra, ogni momento è valido per ripassare. In questo sono una programmatrice rigorosa: per esempio, di sera studio con un’amica più ferrata di me in materia. Anche quando so di non essere prontissima, ci provo lo stesso. È la mia filosofia». Si resta un po’ di stucco, con una simile messe di carne al fuoco da far grigliare in fil di penna per apparecchiarla in pagina nel modo più succulento possibile, davanti a questa poco più che teenager bella, gentile e dai modi raffinati, nobilitata dalla erre alla francese nella loquela da conferenziera provetta – «Mi ero buttata anche in politica, ai tempi della Congiunta giovanile nel mio Comune, ma la classe dirigente attuale mi delude» -, determinata come un panzer e in vena di raccontare se stessa senza compromessi né formule ritrite o anche solo lontanamente ipocrite: «Se mi si chiede che cosa intendo fare da grande, non so che dire. La linea di condotta è la coerenza tra quel che si è e quel che si fa. L’idea è di fare del giornalismo televisivo, perché la dimensione attuale mi piace e mi coinvolge. Non solo sport, anche cronaca e attualità. Ma scrivo, non ho mai smesso: affido alla carta le mie riflessioni, anche quando esco per una passeggiata. Forse ci ricaverò l’autobiografia. Fiumi di parole tese a una risposta, sugli altri e su me stessa, che non credo neppure esista». Rieccoci agli echi fatalisti – “pessimisti”, secondo Ludovica -, noir, come l’abito che indossa mentre ti dice di sé tra un sorso di caffè shakerato e uno d’acqua fresca. Reminiscenze della scuola dell’obbligo che sono anche una ragion d’essere: «Alla maturità presentai una tesina incentrata sul lato oscuro, sul tema del doppio e della maschera, tra Guy de Maupassant e “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello passando per “La coscienza di Zeno” di Svevo e per “Dr. Jekyll e Mr. Hyde” di Stevenson. Avrei voluto occuparmi di storie di serial killer, ma parlare d’altri senza farmi domande su me stessa non fa parte di me. E nessuno mi ha indirizzata verso questa scelta, me la sono cercata da sola». Parola di Ludovica Pagani, una che sotto la superficie a cartavelina di una papera en passant nasconde un universo sotterraneo di inquietudine, tanto potente da spingerla avanti alla ricerca dell’incognito, delle strade mai battute. E dal piccolo schermo riesce a trasformarlo in un motore potentissimo. Anche più di quelli che tratta per dovere di professione.