di Simone Fornoni

Con l’Associazione l’Aurora, in auge anche sotto forma di blog, è diventato il paladino della lotta contro il consumo e lo spreco del territorio. Ovvero delle “riqualificazioni” a suon di supermercati, cattedrali nel deserto ed eco-mostri assortiti in deroga all’ormai estinto Piano regolatore con cui le varie amministrazioni comunali hanno fatto cassa acconsentendo a una radicale trasformazione del paesaggio urbano. L’eroe anti-colate di cemento. Chi ha masticato anche solo un po’ di pane, politica e giornalismo, a Bergamo, non può non conoscere Luigi Nappo. E non solo per la dialettica serrata da intellettuale del sud signorile ma dal sangue caliente, con quell’accento napoletano che sa essere dolce come ‘nu babbà e al contempo scartavetrato dalla vis polemica, impastato di vocali allungate da bergamasco onorario ma reso aristocratico dalla erre moscia.

Lui, il settantunenne (candeline l’8 maggio) di Torre Annunziata con trascorsi calcistici nelle giovanili del Savoia, in materia ne sa parecchio, essendo stato assessore all’Urbanistica a Palazzo Frizzoni con la Giunta Veneziani dal 1999 al 2004 dopo aver esordito da democristiano di ferro sui banchi dell’assemblea consiliare nel lontano 1990. Esperienza di cui ha fatto tesoro per muovere contestazioni anche sulle virgole alla classe dirigente locale, da vera e propria spina nel fianco, tanto che fra convegni auto-organizzati e interviste disseminate a destra e manca, specie nelle gloriosa epoca dei free press (“Il Bergamo” e “D-News”) in cui le sponde extra istituzionali abbondavano, il nostro non ha mai mancato di dire la sua su realizzazioni e dichiarazioni programmatiche sgradite dei poteri forti, vessilliferi di un’edificazione selvaggia quanto legalizzata. Da quando esiste facebook, apriti cielo: tra i politici a cui fare le pulci è finito pure l’incauto Giorgio Gori, colpevole di aver attribuito in campagna elettorale “all’amministrazione precedente di centrodestra” (quella in cui sedeva Nappo, appunto) lo scempio o presunto tale dell’ex Enel di via Nullo, in realtà fatto passare da Bruni & Co. nella sua versione definitiva.

Nel 2007, quando l’Aurora prese le mosse, il partenopeo più bergamasco del mondo rinfacciava ai dominus della situazione il milione di metri cubi di lottizzazioni fatto già inghiottire alla città dal 1998 in avanti senza ritorno in termini di servizi o benefici alla collettività, con l’avvertenza che col nuovo Piano di Governo del Territorio le milionate in arrivo sarebbero state altre tre, “roba che ci stanno altri 45 mila abitanti, mentre l’aumento del valore degli immobili per via delle speculazioni, specialmente delle aree ex industriali convertite a residenziale e terziario, tiene le giovani coppie lontano dalla città”. L’ex titolare della pianificazione ha svolto una funzione di collante per i vari comitati di quartiere sorti qua e là, se non per opporsi frontalmente ai famigerati Programmi Integrati d’Intervento, almeno per reclamare a norma di legge una progettazione partecipata. Andando anche a braccetto in una cavalcata bipartisan da don Chisciotte con l’omologo rifondaiolo Roberto Trussardi, dimessosi dalla Giunta Bruni perché parimenti contrario alle brutture in combutta tra pubblico e privato. In realtà la voce dei residenti nelle aree interessate ai cantieri infiniti non pare avere smosso le orecchie e le intenzioni, più solide del calcestruzzo, dei proprietari e del Comune che ci ha fatto su un bel bottino a titolo di oneri di urbanizzazione. I paventati obbrobri si sono stagliati all’orizzonte lo stesso, quasi tutti. Il muro di via Autostrada, con piastra commerciale, rotatoria d’ingresso all’A4 e bretella con via Spino, al posto del pratone in fondo a via Carpinoni dove un tempo pascolavano cani, orbettini e umanità varia. Quello dell’ex Magrini, un altro supermarket coi palazzoni intorno a pasteggiare sui gloriosi resti dell’archeologia industriale di inizio Novecento. La Molini Riuniti di via Rampinelli a Colognola. L’ex Sace di Conca Fiorita, pur senza le paventate “torri gemelle”. L’ex Gleno oggi Carisma, con la “cartolina-cornice con vista su Città Alta” sulla quale si sono sprecati fiumi di pungente ironia. Qualche soddisfazione, certamente condivisa con tutti i bergamaschi, il buon Luigi se l’è comunque tolta. Niente Accademia della Guardia di Finanzia alla Grumellina, per dirne una. E soprattutto niente torre di risalita di pelle lignea da via Baioni agli spalti, segata di brutto dalla Soprintendenza. Almeno l’assalto alle Mura Venete, dopo quasi cinque secoli, continua a fallire miseramente.