di Matteo Bonfanti
Io e Luigi Sarsilli, il pres del Mozzanica, ci siamo visti sedici volte, che non sono poche, ma non sono tante e non bastano per diventare amici. Eppure martedì quando Marco e Monica mi hanno detto che non c’era più, mi veniva un po’ da piangere, in quel modo lì, commosso, ma brutto, quando dallo stomaco sale l’inizio del magone e pare l’ovo sodo che non va né su né giù. Allora mi sono fatto il solito giro al parco vicino alla redazione, una stradina magica, in mezzo agli alberi, che sa sempre rimettermi a posto ed ho cercato di vederci il bicchiere mezzo pieno, che però in un addio non si trova perché non c’è.

altra2 Io e Luigi Sarsilli ci vedevamo ogni estate, in questi giorni, all’inizio di luglio. Andavo a fargli rinnovare il contratto pubblicitario annuale del Mozzanica sul nostro settimanale sportivo, il Bergamo & Sport. Con lui, immancabile, l’inseparabile Italo Lingiardi, penso il suo migliore amico da sempre, fin da bimbini. Mi aspettavano allo storico bar del paese, un localino carinissimo su un ponticello. Appuntamento alle nove di sera, che regolarmente scazzavo di una mezzoretta perché non ho il senso dell’orientamento e nessuno ha mai pensato di regalarmi un navigatore onesto e ci sono giorni, giuro, che mi aspettano nella Bassa e finisco in Val Seriana, o viceversa.
Chi si somiglia, si piglia: presidente e direttore generale biancazzurri parevano il gatto e la volpe tanto erano sulla stessa lunghezza d’onda. Parlavamo di soldi, tremila euro per avere la pagina con gli sponsor sia in casa che fuori, e loro due si guardavano, sorridendo sornioni. E partiva la trattativa, serrata giusto per due minuti, che se avrebbero voluto mi avrebbero fatto a polpette, perché erano due che di affari s’intendevano parecchio, invece, dopo un misero sconto, si fermavano. “Pres, cosa dici?”, “Dai, Italo, firmiamo, che vanno aiutati perché sono ragazzi e potrebbero essere i nostri figli”. E da lì in avanti cominciava un’altra serata, arrivavano i nostri tre bicchieri di vino bianco e si stava a chiacchierare. Passavano gli anni, ma l’ordine restava quello: primo argomento Maraglino, l’altra faccia del calcio femminile nella nostra provincia; secondo tema quel geniaccio di Percassi, l’imperatore del pallone orobico; quindi la loro meravigliosa creatura, il Mozzanica, ogni stagione più forte e che puntava all’alta classifica anche se loro due non me lo dicevano, per via dell’umiltà dei loro cuori, veri, duri, preziosi, da lavoratori orobici.

sarsilli Non so se sia un viaggio mio, che spesso confondo una storia con un’altra e passo il tempo a sognare, ma ricordo che in una delle nostre sere Luigi mi aveva rivelato che il Mozzanica era nato perché sua figlia Ilaria giocava bene a pallone. Di certo c’è che padre e figlia si adoravano, sorridendosi complici quando stavano insieme, ogni maledetta o benedetta domenica della Serie A femminile. Tra i due la magia era immensa, ma nascosta, nei teneri e rari gesti di chi sta sempre e comunque dalla stessa parte. Con loro due, Italo e l’intera squadra l’appuntamento fisso era la cena di Natale e l’atmosfera che respiravo era meravigliosa. Perché i Sarsilli e Lingiardi avevano costruito una società calcistica tra le migliori in Italia, ma senza rinunciare ai loro splendidi caratteri, di gente capace di ridere, di fare la battuta, di farsi una mangiata in qualche posticino pure dopo un 3-0 con la penultima in classifica.

altra L’hanno scritto i tantissimi che lo conoscevano, l’hanno raccontato oggi su L’Eco di Bergamo Ilaria, Italo e l’attaccante della nazionale Valentina Giacinti: Luigi Sarsilli era un uomo buono. Di lui più di tutto mi ricordo il sorriso, grande, bello, gioviale, accogliente e improvviso, che con me parlava a bassa voce, cercando di fare il serio, ma non gli veniva del tutto e quindi mi prendeva paternamente in giro. Luigi aveva entusiasmo, pure quello splendido e inatteso, incontrato fortissimo a una festa estiva biancazzurra, dove io e lui avevamo passato un sacco di tempo con il mago di Silvio Berlusconi, illusionista eccezionale che Luigi aveva portato lì quasi a forza.
Aveva 63 anni, una vita di successi col Mozzanica e con la sua impresa edile, poco tempo fa ho visto su facebook le foto di lui insieme ai nipoti, Pietro e Benedetta, ed erano immagini fantastiche, con addosso tutta la meraviglia del mondo. Lascia un club straordinario in ogni ambito e che nel 2016-2017 potrebbe regalargli lo scudetto tanto è cresciuto esponenzialmente in questi dieci anni. Lo piange un paese intero, la moglie Bruna, le figlie Chiara e Ilaria, e un pochino anche io. Che ho perso un appuntamento bellissimo, un lettore onesto e leale e parecchie altre cose piacevoli in un solo colpo.
Domani pomeriggio alle quattro e mezza alla chiesa di Santo Stefano di Mozzanica non andrò al funerale di Luigi. Non ci sarò perché non voglio farmi prendere dalla tristezza che c’è in un addio che nessuno di noi avrebbe voluto.