di Nicola Mazza
Tra i tanti luoghi comuni in cui l’appassionato di calcio medio si imbatte, immancabilmente compare quello secondo il quale “non esistono più le bandiere” come una volta e che, ormai, “contano solo i soldi”. Per certi versi, sarebbe anche corretto affermare che trovare calciatori disposti a trascorrere l’intera carriera con un’unica maglia sia ormai una rarità; d’altro canto, è anche vero che non sempre vestire un’unica maglia è l’unico modo per poter essere ricordati anche a distanza di decenni come “bandiera” di una società, come mostra questa storia. Per raccontarla, probabilmente si deve partire dal 12 maggio 2012, data che in effetti a prima vista potrebbe sembrare abbastanza singolare, visto che il grosso degli eventi di cui tratta risale a più di mezzo secolo fa, che se già non è poco nel mondo reale diventa un’enormità quando riferita al mondo dello sport, ma che di fatto diventa obbligatoria per capire la profondità di certi legami che a volte in questo mondo si creano: legami che, a volte, continuano per una vita intera. Il 12 maggio 2012 è infatti il giorno in cui il Trapani vincendo per 4-3 a Cremona conquista il campionato di Prima Divisione e quindi ottiene dopo oltre un secolo di vita la sua prima storica promozione in Serie B. A festeggiare l’evento ci sono circa un migliaio di tifosi siciliani saliti in Lombardia per l’occasione, e, in mezzo a loro, anche lui con una sciarpa granata al collo, un anziano signore bergamasco prossimo ormai agli ottant’anni, che una partita con la stessa posta in palio l’aveva già vissuta 51 anni prima.

zucchinali Il suo nome è Aristide Zucchinali (Levate, 1 agosto 1935); professione ex calciatore, che per un decennio abbondante ha calcato i campi della vecchia Serie C giocando, come si usava dire all’epoca, da ala sinistra. Il suo primo anno da professionista è al Chieti, dove arriva in prestito dalla Roma nel 1956 e segna 6 gol in 23 partite. A fine anno cambia squadra, andando a giocare in IV Serie (l’attuale Serie D) proprio al Trapani, ed è da qui che la nostra storia ha il suo vero inizio. Il primo impatto in fin dei conti non è propriamente dei migliori: i siciliani infatti giocano ancora su un vecchio campo in sabbia, non propriamente il terreno dei sogni per uno che farebbee della velocità e del dribbling i suoi punti di forza, e che, come se non bastasse, si ritrova poco più che ventenne a un migliaio di km da casa. Tutti i dubbi e le insicurezze durano comunque giusto il tempo di una partita, la prima di campionato, giocata in trasferta: l’avversario è il Marsala, rivale per certi versi ancestrale del Trapani, di una rivalità che travalica lo stesso aspetto calcistico e per giunta acuita dal fatto che la squadra granata non vince con i rivali da quasi dieci anni. Pur giocando buona parte della partita in inferiorità numerica il Trapani vincerà 1-0, grazie proprio ad un gol di Zucchinali, che ad inizio ripresa trova lo spunto giusto e salta sia il suo marcatore (tal Edoardo Orlando, che fino all’anno prima giocava proprio a Trapani e il cui trasferimento aveva ulteriormente infiammato gli animi) che il portiere, segnando il gol della vittoria: è solo l’inizio della vera e propria storia d’amore che si svilupperà negli anni seguenti tra i tifosi trapanesi e Zucchinali, che tra l’altro diventerà negli anni successivi una specie di “uomo-derby”. A fine anno infatti arriva anche grazie ai suoi gol (12, in 28 partite) la promozione in Serie C, dopo dieci anni consecutivi nei dilettanti, e con la promozione arriva anche la possibilità di partecipare alla Coppa Italia. La prima partita, nemmeno a farlo apposta, è ancora con il Marsala: il finale? 4-2 per il Trapani, con tripletta di Zucchinali, che segnerà poi altri 2 gol nel turno successivo, vinto ai supplementari contro il Palermo e un gol con il Prato nel terzo turno, arrivando con 6 gol (in sole tre partite) ad un soffio dal titolo di capocannoniere della Coppa. Anche il salto di categoria non si fa sentire: arrivano 12 gol in 33 partite nel primo anno e 7 in 24 partite nel secondo, entrambi chiusi a ridosso delle zone nobili della classifica con un quinto e un terzo posto. Siamo ormai arrivati con la nostra storia nell’estate del 1960: l’allora venticinquenne Zucchinali è ormai nel pieno della carriera, e viene cercato dalla S.P.A.L. di Paolo Mazza, squadra di Serie A, che sul prendere giovani delle serie inferiori e lanciarli in massima serie ha costruito gran parte dei suoi vent’anni abbondanti in massima serie. L’accordo tra le due società ci sarebbe anche, sia pure con una buona dose di rimpianti per i siciliani che perderebbero uno dei loro migliori giocatori, sia pure con una consapevolezza: che si tratta, senza tanti giri di parole, dell’occasione di una vita, perchè già in Serie A i calciatori pur guadagnando ben più di chi faceva lavori “normali” avevano stipendi non paragonabili con quelli attuali, figuriamoci in Serie C.

zucchinalivendittidampha Quando però arriva il momento di firmare il contratto che lo porterebbe a Ferrara e alla Serie A, Zucchinali per usare le sue stesse parole, un attimo prima di stracciarlo, si rivolge così all’allora presidente trapanese Girolamo Marchello: “Resto per Lei, per il Trapani e per i trapanesi”. La stagione 1960-1961 è quella della definitiva consacrazione: viene infatti inaugurato il nuovo stadio Provinciale (e, tanto per cambiare, nell’ultima partita nel vecchio stadio il Trapani batte il Marsala con una doppietta del solito Zucchinali) e la squadra, costruita con ambizioni di una tranquilla salvezza, parte a sorpresa subito forte e a fine andata si ritrova prima in classifica. Rimane costantemente nei primi due posti alternandosi con il Cosenza (in cui tra gli altri gioca pure Orlando, quello del Marsala) anche per l’intero girone di ritorno, vincendo anche lo scontro diretto con i calabresi; si arriva così dopo un continuo testa a testa al 4 giugno 1961 quando, con ancora una partita da giocare, le due squadre si trovano appaiate in cima alla classifica con 46 punti. Il Cosenza pareggerà in casa contro la Cirio Roma, mentre il Trapani è di scena a Chieti, contro una squadra abbondantemente salva e senza più nulla da chiedere al campionato: tenendo presente il risultato del Cosenza, serviebbe una vittoria per salire per la prima volta nella storia in Serie B. Per ironia della sorte, anche questa volta, come poi succederà anche in quel 12 maggio di 51 anni dopo, Zucchinali deve vedersi la partita soffrendo in tribuna, questa volta non a causa dei quasi ottant’anni di età ma di un infortunio infame, che gli ha fatto saltare buona parte del girone di ritorno: si tratta di uno dei più grandi rimpianti della sua carriera. La partita finirà infatti 1-0 per il Chieti, e il Trapani dopo un anno intero in vetta alla classifica si ritrova beffato all’ultima giornata. A fine anno oltretutto l’ossatura della squadra viene smantellata e uno dei pochi big a rimanere è proprio Zucchinali; qualcosa però si è rotto, e la squadra che l’anno prima aveva lottato per la Serie B arranca a metà classifica, chiudendo al sesto posto in classifica. Nel 1962, dopo cinque campionati consecutivi l’ala viene ceduta al Pescara, lasciando la Sicilia dopo quasi 150 partite e 50 gol, grazie ai quali è ancora oggi il terzo miglior marcatore con la maglia della squadra granata. In Abruzzo dura in tutto due anni, entrambi conclusi da capocannoniere della sua squadra (52 partite e 18 gol totali, per gli amanti delle statistiche) e sfiorando ancora la promozione in Serie B, per poi giocare ancora in C al Lecce e al Pavia, dove in quattro anni (dal 1965 al 1969) vince anche un campionato di Serie D e segna altri 37 gol. A 34 anni dopo quindi anni e circa 120 gol la sua carriera da professionista è ormai terminata, anche se continuerà a segnare per molti altri anni in varie squadre dilettantistiche.
Ed è qui che torna in gioco quanto detto all’inizio di questa storia, perché a conti fatti, Zucchinali ha giocato a Trapani per “soli” cinque anni, vestendo poi altre tre maglie (fermandosi solo a quelle da professionista): limitandosi ad un’analisi superficiale, non pochi ma tutto sommato nemmeno poi tantissimi, di certo nell’opinione comune molti di meno di quelli che si tendono a considerare come sufficienti per diventare uno degli uomini simbolo di un club. Eppure a volte i sentimenti se ne fregano dei numeri, perché, come lo stesso sito ufficiale del Trapani ci ha ricordato nell’agosto di un anno fa in occasione dell’ottantesimo compleanno di Zucchinali, “a noi piace ricordare soprattutto il suo attaccamento alla maglia ed il suo modo di amare ancora i nostri colori, seguendo le partite del Trapani quando gioca in trasferta”: se contiamo anche gli anni da tifoso, con tanto di presenza in tribuna alla maggior parte delle trasferte al Nord di quello che definisce come il “suo” Trapani, Zucchinali da quel 1957 in cui appena ventiduenne l’ha indossata per la prima volta in un derby a Marsala la maglia granata non se l’è mai realmente tolta.