di Matteo Bonfanti
Tra l’incazzoso Mourinho e il tenero Guardiola ecco Mario Astolfi, l’allenatore più amato del nostro pallone, uno che i calciatori li tratta come figli, usando spessissimo la carota e qualche volta il bastone. Anni fa ho assistito a un suo allenamento, in campo la rosa del Villa d’Almé, quella mitica, la più forte di sempre, calcio-champagne in Eccellenza con Pellegris e Consolazio a far numeri da impazzire, serviti magnificamente da Arrigoni, il santo del dio pallone. Due ore in stile Zeman, a correre a perdifiato, poi la partitella finale, coi giocatori stremati, in mezzo Mario Astolfi a rimproverare i ragazzi ad ogni passaggio sbagliato, ma in un modo fighissimo, con battute in bergamasco stretto, da sbellicarsi dalle risate.

astolfi1 Mister Astolfi è così: la grinta di Mourinho, la calma di Guardiola, la simpatia di Ancelotti, unite a un’intelligenza non comune che lo porta ad esaltare i singoli perché non si lega mai a uno schema di gioco, ma lo cambia a seconda degli interpreti che si trova in rosa. Insomma Mario Astolfi è il meglio e se non è arrivato ad allenare in Serie A è perché non l’ha voluto. Ha portato l’AlzanoCene in Serie D ed ha lasciato il club, lo stesso ha fatto a Mapello e, recentemente, a Ciserano, dove si è regalato la splendida accoppiata campionato d’Eccellenza e Coppa Italia. Il motivo dei continui addii alle porte dell’Olimpo è semplice semplice: tra i semiprofessionisti l’impegno diventa troppo, un allenamento al giorno. E per Mario Astolfi non vale la pena anche perché nella sua vita ci sono cose ben più importanti, soprattutto la Valle Seriana, da girare in lungo e in largo, a piedi o in bicicletta, ogni mattina per tenersi in forma e continuare a essere il meraviglioso centravanti che è stato tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta.
Dicono di lui i cronisti che l’hanno ammirato sul rettangolo di gioco: classe, tecnica e un’impressionante cattiveria. Mingherlino e nervoso, letale davanti alla porta come Pippo Inzaghi, ma molto più cattivo, capace di menarsi con lo stopper anche per novanta minuti senza fare la minima scena. Molto del merito della straordinaria determinazione in campo va dato all’inseparabile fratello Tom. I due a sfidarsi in cortile, uno difensore, l’altro col gol nel sangue, calci su calci che li hanno resi prima due giocatori straordinari, poi due mister vincenti perché intelligenti, umani, bravi a costruire uomini pronti a dare l’anima e i polmoni per la causa.

astolfi2 Tra i tantissimi legati a Mario Astolfi i più bravi di tutti, Giorgio Pesenti e Roberto Pellegris, il puntero che sposta gli equilibri nel calcio bergamasco. Amici veri, con quel fantastico rapporto che c’è tra un padre e un figlio che hanno la comune passione per il golasso, col Pelle che nei momenti no chiama il suo allenatore preferito, che, ovviamente, gli spiega che anche i campioni hanno le loro stagioni orribili e non c’è da preoccuparsi, la forma tornerà.
Dopo tante squadre, l’ultima il Ponteranica, a luglio il ritorno a casa del nostro mister, sulla panchina della società dove tutto è iniziato, la Falco Albino, il club del cuore, a cui non si può dire no nonostante la Seconda sia un teatro parecchio stretto per un tecnico che dovrebbe allenare almeno in Lega Pro. Ma a Mario Astolfi la categoria interessa poco, sono importanti i sogni. E quello dei nerazzurri è la Prima da raggiungere al volo.