viga3 di Matteo Bonfanti
Il meglio possibile se ce l’hai come compagno, il peggio che ti può succedere se te lo trovi da avversario. Sipario alzato su Mattia Vigani, classe 1987 nato ad Alzano, bomber seriano protagonista assoluto pochi mesi fa del salto in Eccellenza dell’Adrense e pronto per un’altra grande stagione in terra bresciana. Peccato non averlo qui da noi perché “il Viga” è uno di quelli che riconciliano col pallone: tecnica sopraffina, ma anche cuore, a sgomitare nell’area avversaria per novanta minuti, da cagnaccio. E poi la dote rarissima dell’altruismo perché l’importante sono i tre punti in più in classifica, non chi la mette. Chiedetelo a chi ha fatto coppia con lui, a Matteo Sala o a Roberto Pellegris, con Vigani si vola nella classifica marcatori, perché è un attaccante di quelli rari, privo del terribile vizietto dell’intera categoria, ossia l’egoismo. All’occorrenza seconda punta fortissima perché dotato di piedi raffinati, “il Viga” è però un centravanti classico. Un metro e 85 per ottanta chili, può benissimo fare reparto da solo, specializzato in gran gol, la stagione passata più o meno tutti decisivi nella strepitosa scalata dell’Adrense.

viga4 Detto del calciatore, anche grazie all’aiuto dei tanti colleghi che lo stimano, l’uomo è assai simpatico. Solare, divertente e generoso, a riprova gli spassosi selfie che compaiono sulla sua pagina facebook, frequentata, ovviamente, da un sacco di bomber e pure da qualche difensoraccio centrale, tra tutti l’altro Vigani, Luca, giovane eccellenza del panorama orobico, fratello inseparabile, ma pure uno che Mattia non vorrebbe mai incontrare “tanto è cattivo in marcatura”.
Golassi, assist, battute, voglia di viaggiare verso il mare che circonda Formentera e un sacco di amici, gente che ci ha giocato insieme o contro come Yuri Cortesi e che ci dice “il Viga è tanta roba… uno raro, che ha la classe e che lotta. E che fa gol. E poi una grande persona, salutamelo se lo senti”.
Un po’ di carriera, partendo dalle giovanili. Come tutti l’inizio vicino a casa, nell’Abele Marinelli di Albino, si accorge di lui il sapiente settore giovanile dell’AlbinoLeffe, che lo mette al centro dell’attacco e lo affina. E’ già tempo del grande salto e Mattia Vigani passa alla Gandinese, un anno di juniores e la società rossonera lo fa esordire tra i “grandi”. Da lì in poi “il Viga” diventa ogni estate uno dei pezzi pregiati, tra i venti top player che si contendono i nostri direttori sportivi.

viga1 Va al Chiari, passa al Villa d’Almé, esordisce in Serie D col MapelloBonate, torna in Eccellenza col Brusaporto, ripassa a Mapello, finisce di nuovo nel Bresciano, al Ciliverghe, dove il pallone è assai più tecnico e i piedi raffinati di Mattia hanno parecchi estimatori. Domenica 20 settembre 2015 la prima doppietta tra i semiprofessionisti, due prodezze nel 4-1 rifilato alla Folgore Caratese, esultando alzando gli occhi al cielo dove da qualche giorno c’è la mamma del Viga, recentemente scomparsa. L’anno scorso all’Adrense la stagione perfetta: un sacco di gol, la promozione, un intero paese innamorato di quel ragazzo simpatico e belloccio, formidabile la domenica pomeriggio.
Qualche pillola nel breve ritratto di Mattia: Mauro Minelli, Filippo Carobbio e Dario Bergamelli i colleghi a cui è più legato, tre amici, quelli insomma con cui va a magnare a qualsiasi ora del giorno o della notte; Filippini, Oldoni e i due Astolfi gli allenatori più amati; il match vinto dal Ciliverghe contro il Monza la partita magica, quella perfetta e che non si scorda mai per tanti motivi. Allegro e disponibile, mai con gli avversari.