di Matteo Bonfanti
“Se sei un mister e ti trovi in rosa Michele Arrigoni, devi dimenticarti il 4-4-2, il 3-5-2 o il 4-3-3 e costruire la squadra su di lui, un trequartista che potrebbe giocare tranquillamente in Serie A”: parole e musica di Mario Astolfi, il tecnico più vincente del nostro calcio, che ha avuto il mitico Arri nella stagione 2009-2010 a Villa d’Almé, in Eccellenza. 4-3-1-2 per l’intera annata: Arrigoni libero d’inventare dietro a Consolazio e Pellegris, tre campioni tutti insieme in una formazione impossibile da dimenticare perché dal calcio bellissimo.

ArrigoniMichele “Noi giocavamo benissimo perché l’idea era semplice: in ripartenza palla lunga ad Arrigoni, un calciatore dalla tecnica straordinaria, più intelligente degli altri, estroso e fantasioso, giocata meravigliosa del nostro numero dieci per Pellegris che una volta su due andava in gol. Poi ad Arri bisogna far calciare qualsiasi cosa, ogni punizione e tutti i corner, ha il piede telecomandato”: ancora Astolfi, un fiume in piena se gli si chiede di uno dei suoi ragazzi d’oro.
Nonostante le immense capacità, che da ragazzo lo hanno portato nell’olimpo del nostro calcio con la Fiorentina di mister Mondonico, Arrigoni non ha avuto una vita facile. Perché i numeri dieci, i santi del dio pallone, non piacciono alla gran parte dei tecnici italiani, che il più delle volte li sviliscono mettendoli a giocare da esterni alti nel 4-3-3 oppure da seconde punte nel 4-4-2 oppure, è il fortunato caso di Pirlo, li arretrano di una decina di metri e li piazzano in regia. Tutto questo è capitato a Michele Arrigoni che però, come Rivera, Mazzola, Mancini, il primo Zola e, ora, Saponara, non è né un centrocampista né un attaccante. E’ appunto il fantasista nella sua massima interpretazione. Arrigoni riceve il pallone dalla trequarti e col suo sinistro dà vita a ogni trama offensiva della sua formazione. Dribbling secco che non dà scampo agli avversari, lancio millimetrico, giocate d’alta scuola a ripetizione, sempre per servire le punte: questo è Arri. Che non a caso compare in altri due articoli di questo sito, quelli che raccontano due grandi bomber, Roberto Pellegris e Matteo Sala, entrambi innamorati degli assist del ragazzo di Curno. “Con lui è facile giocare perché c’è solo da metterla dentro. Fa tutto lui, a noi attaccanti resta spingerla in porta e prenderci i meriti”. Gli applausi no, quelli vanno al numero dieci, il trequartista, il più amato dal pubblico e dai compagni, il più odiato dai tanti tecnici che vivono e muoiono con in testa il loro personale credo tattico. Poi, va detto, ci sono anche i mister in gamba, che i fenomeni li lasciano fare, parliamo, ad esempio, dei due Astolfi, di Sporchia e di Soggetti, che nel 2015-2016 ha consegnato le chiavi del suo Atletico Chiuduno proprio a Michele Arrigoni. E il nostro campione ha trascinato i nerazzurri al salto in Prima a suon di magie.

ARRIGONI DATA DI NASCITA: 28 settembre 1985
LUOGO DI NASCITA: Ponte San Pietro
ATTUALE SQUADRA: Atletico Chiuduno (neopromosso in Prima)
RUOLO: trequartista
I VIVAI: AlzanoVirescit e Fiorentina
GOL IN CARRIERA: 60
COMPAGNI IDEALI: Matteo Sala (insieme nelle giovanili dell’AlzanoVirescit, alla Fiorentina e al Pergocrema) e Roberto Pellegris (insieme nella stagione 2009/2010 a Villa d’Almè)
LA PARTITA DELLA VITA: Palermo-Fiorentina
GLI ALLENATORI IDEALI: Mario Astolfi, Livio Sporchia e Nicola Caccia
LA MAIL: mik.arry@gmail.com