di Simone Fornoni
L’ultima istantanea è un po’ un pugno nello stomaco, ma nel calcio provinciale non sono solo rose e fiori: “Noi del Brusaporto siamo rimasti fuori dai playoff per la classifica avulsa, ma da novembre, quando mi hanno chiamato, abbiamo fatto 50 gol in 19 partite diventando il miglior attacco del girone”. Serie D da rimandare, da quelle parti. Com’era sfuggita a Gianni Cefis anche ai tempi del Ciserano: “Terzi e poi secondi dietro la Giana di Albè, che da lì prese la rincorsa per la Lega Pro. E finale di coppa regionale a Lecco persa 2-1 con l’Inveruno, con evidente fallo di mano sul secondo gol. Due anni e mezzo fermo, dopo quella delusione”. Ma per l’uomo in panchina il bello viene quando si riapre l’album dei ricordi da calciatore. Fotogrammi che sanno di bomber in sboccio con contorno di gregari arrivati a dare manforte da Bergamo. Il clou, dopo la stagione 1992/93 in C1, al Leffe, un quarto posto da matricola che vale un trasferimento in blocco: “Filippo Inzaghi, Alessandro Furlanetto, l’allenatore Bortolo Mutti ed io: tutti al Verona, in B. Iniziò allora l’epopea di SuperPippo”.

gianni1 Una stagione soltanto, in cadetteria, per il centrocampista mancino tutto fosforo, polmoni e cannonate: “Ero forte nei calci piazzati, avevo una discreta castagna dalla distanza”. Un sogno breve quanto un palpito di ciglia, ma meritato sul campo: “32 presenze e 6 reti l’anno prima, 28 senza segnare in riva all’Adige. In compenso ne feci fare qualcuno a quel centravanti in erba”. E qui fioccano gli aneddoti: “Il mio primo figlio si chiama come lui, gliel’avevo promesso. Ero l’unico compagno che riuscisse a dormirci in camera insieme: sentiva particolarmente le partite e faceva avanti e indietro dal bagno, così io gli spegnevo il cellulare e la luce obbligandolo a mettersi sotto le coperte”. Il picco della carriera, per il ragazzo nato e cresciuto a pane e pallone sul prato spelacchiato della Fara con le maglie di Rocca e Intervites per poi legarsi ai Lanieri del presidente Maurizio Radici. Una maglia, un miracolo seriano propedeutico alla Fusione del ’98 con l’Albinese: “Nel ’97 entrò in società l’attuale presidente Gianfranco Andreoletti. Ero capitano, ci furono divergenze di vedute e mi toccò andare a Pontedera nella finestra invernale del calciomercato. Mi ruppi il ginocchio e la mia carriera finì dopo un altro paio d’anni a Zanica e nella Ghisalbese”. Il cerchio che si chiude, dai dilettanti ai dilettanti. In mezzo, che soddisfazioni: “A Leffe arrivai che avevo 17 anni, nel 1982, dopo l’annata ad Alzano in seconda categoria, la società era fresca di Coppa Italia d’Interregionale vinta al Comunale di Bergamo contro il Palazzolo. Nel 1985 fu C2 per la prima volta, ma io restai al piano di sotto in prestito alla Romanese. Tornai e nel 1990 altra promozione: Giorgio Maestroni e Luigi Bresciani, artefici di quelle due imprese, insieme a Mutti, che nel ’92 ci portò in C1, sono i tecnici a cui sono stato più legato. Soprattutto grandi uomini”. Dopo l’Hellas e prima del rientro in biancoceleste, da colonna della mediana, tappe a Crevalcore e Castellammare di Stabia, sempre nel terzo campionato professionistico nazionale, tra salvezza con problemi economici e cambio della guardia con il prestanome del presidente sceso in panca a mettere fuori rosa il buon Gianni da Bergamo Alta, costretto a battagliare per gli arretrati.

gianni3 La vicenda sotto la volta di plexiglass comincia col nuovo secolo in Eccellenza, alla guida della Fiorente del cavalier Pezzoni, “due bei campionati con la squadra più giovane della regione”, quindi il Comun Nuovo di patron Bottani in Promozione (sesto e fuori dai playoff per un punto) e la Colognese. Una parentesi di lusso (2003-2006) con due secondi posti e la Coppa Italia regionale e nazionale, vinta al “Flaminio” di Roma con l’Altamura, che proietta i canarini in serie D. La salvezza agli spareggi induce Cefis a cambiare aria: a novembre lo cerca il San Paolo, dove non gli riesce il miracolo della volta precedente. La giostra della panchina gira anche al di là dell’Oglio, a Castelcovati, altra tappa novembrina, per tornare nella Bergamasca, sponda Villa d’Adda, un’Eccellenza da esonero alla quarta giornata col club già decotto che perde il campionato alla penultima per ritirarsi a settembre. Ed ecco i rossoblù di Olivo Foglieni, le due stagioni di pausa e il Brusa costruito intorno al mediano-impiegato dal gol facile Giulio Fogaroli, il Bakero di Montello, ex AlbinoLeffe e Prato. Dal 2013 c’è il patentino Uefa A ottenuto a Coverciano, come dire che il sinistro al fulmicotone ora di stanza a Stezzano (“Ma sono uno di Città Alta e lo rimarrò sempre”) è pronto a poggiarsi su lidi più nobili. Perché uno che s’è smazzato tutta quella gavetta coi tacchetti ai piedi, trovandosi a far legna per uno dei più grandi attaccanti italiani del dopoguerra, prima o poi un focolare pro a cui scaldarsi lo trova di sicuro. Il 28 giugno, intanto, saranno 51 candeline: auguroni.