ALBINO – Nicola Radici, figlio del noto imprenditore bergamasco Miro Radici e figura di spicco della Falco Albino, si racconta al nostro settimanale Bergamo & Sport attraversando gli anni della sua carriera di dirigente sportivo fino all’attuale ruolo di consulente di mercato nel club del Sion. Sposato con la bellissima showgirl Ainett Stephes è recentemente diventato padre per la seconda volta del piccolo Christopher, che ora a due anni.
Ciao Nicola, come vedi l’Atalanta in questo campionato? Penso tutto sommato che stiamo disputando ancora un ottimo campionato. Il doppio impegno con la coppa sicuramente qualcosa ci toglie a livello di energie fisiche e mentali, anche se dall’altro lato suscita grande entusiasmo. L’Atalanta potrà dimostrare anche nel corso delle prossime partite di giocare molto bene anche se non ai livelli del quarto posto dell’anno scorso. L’entusiasmo può portare molto avanti e ci sono tutte le premesse per un anno positivo.
Tu sei figlio del grande imprenditore Miro Radici. Qual è l’insegnamento più prezioso che ti ha trasmesso? Di essere delle persone per bene e l’umiltà. Per come vedo la vita penso che sia io che mio fratello abbiamo imparato ad essere delle persone umili.
Parlando del tuo passato atalantino da quando nel ’94 sei stato promosso in serie A come direttore generale dell’Atalanta, cosa ricordi di quel periodo e qual è l’aspetto a cui sei più legato? Dei miei 4 anni all’Atalanta, ricordo quando nel ’94 sono stato promosso in serie A come direttore generale dei nerazzurri e a fine gennaio mi sono trovato ad essere partecipe di questa importante promozione della squadra, anche se non ne sono stato l’artefice. Ho partecipato alla dirigenza con una squadra già fatta, mentre nei due anni successivi ho potuto svolgere una parte attiva nella campagna acquisti. Un grande ricordo è sicuramente quello dell’anno di Inzaghi (‘96/97), quando l’Atalanta viaggiava ai livelli dell’anno scorso.
Da calciatore nel settore giovanile del Leffe a dirigente sportivo. Cosa ti colpisce di più del calcio dal punto di vista del gioco e del tuo ruolo di dirigente? Come calciatore ho fatto troppo poco per poter esprimere un giudizio. Come dirigente sportivo invece ciò che più mi attrae è il campo, la partita, il vedere o scoprire nuovi giocatori. Questi sono sicuramente gli aspetti che mi sono rimasti dentro durante tutto il percorso che ho fatto e che dal ’92 mi hanno portato fin dove sono arrivato. Dopo una lunga interruzione dal 2002 al 2010 in cui mi sono fermato per dedicarmi al mondo del basket, ho ripreso con entusiasmo il mio percorso.
Come ti trovi adesso nel tuo nuovo ruolo come consulente di mercato del Sion, società calcistico svizzera? Bene, mi trovo a ricoprire un ruolo più esterno al club. Giro il mondo con il mio staff per cercare opportunità da proporre. Questa mansione mi dà la possibilità di scoprire nuovi calciatori anche se a differenza di prima non seguo più così assiduamente il campo. Grazie al miei collaboratori monitoriamo un po’ tutto il mondo per Sion, sia per la prima squadra che per la serie b. E’ una grande soddisfazione lavorare per un club svizzero così importante che in passato ha confezionato parecchie vittorie.
Passando alla tua vita familiare, sei sposato con la bellissima showgirl Ainett Stephens. Come vi siete conosciuti? Durante una cena di un amico a Milano nel 2007. Subito è scoccato l’amore e dopo anni di fidanzamento ci siamo sposati nel 2015. Da questa relazione è nato il mio secondogenito Christopher, che ora ha 2 anni.
Com’è il rapporto con i tuoi figli Jacopo e Christopher e qual è l’insegnamento che vorresti trasmettere loro? Ho un ottimo rapporto con loro anche se c’è molta differenza d’età tra i due, infatti il primo, Jacopo ha 19 anni con tutte le problematiche legate a quell’età, mentre l’altro, Christopher ne ha due, due età con esigenze molto diverse. Ciò che vorrei trasmettergli come valore è l’umiltà e ciò che spero per loro più di tutto è che siano felici. Qualunque scelta lavorativa faranno, sia che sognino un futuro fatto di carriera e successo, sia che preferiscano un percorso diverso li appoggerò.
Daniela Picciolo