di Giacomo Mayer
“Sono sola in famiglia  con una buona suocera ed un affettuoso ed onesto marito di cui sono arbitra” scrive Paolina Secco Suardo all’abate Bettinelli, amico e confidente. A diciotto anni, nel 1764, la famiglia la diede in sposa al trentaquattrenne conte Luigi Grismondi , giovanotto di buona e ricca famiglia ma della personalità alquanto anonima, sbiadita. Un matrimonio combinato né molto felice né troppo infelice. Aveva provato la gioia della maternità  ma anche il dolore per la perdita del figlio. Ebbe in seguito una salute malferma.  Come era uso nell’epoca intrattenne corrispondenze epistolari con vari abati: suo cognato Giovanni Battista Bettinelli e Aurelio de’ Giorgi Bertola.  Il centro della sua vita è il salotto perché permetteva, considerata la condizione femminile in quella società, ovviamente quella dei ricchi e dei nobili, alle donne di esprimersi ed essere al centro di quel mondo. Ben presto Paolina diventa il fulcro della società cittadina. Bella, ardente, ambiziosa nel suo salotto è circondata dai giovanotti , abati compresi, più eleganti della città, tutti suoi cavalieri e ammiratori e un bel nugolo di adulatori . Prende parte con passione, anche indirettamente  perché una donna non può e non deve essere una protagonista, a scelte che non furono senza importanza per la città. Sempre con indipendenza di giudizio e libertà, doti ritenute improprie per una donna seppur nobile ed istruita. Infatti le varie autorità, della Serenissima prima e dei governi delle varie repubbliche istituite dai francesi, guardarono sempre con sospetto quella poetessa. Va spesso a Verona dai cugini Pompei, nel 1777 torna nella città scaligera, conosce il poeta Ippolito Pindemonte: improvviso e folgorante scoppia l’amore. L’anno dopo, in primavera, comincia  un lungo viaggio: Parigi, Germania e, forse, Olanda. Se ne va per un po’ dalla sua città che definisce “mon oisif  pays” (il mio monotono paese).  Parte da Bergamo tra il 20 e il 25 marzo, valica le Alpi circa una settimana dopo, arriva a Montbard tra il 10 e il 15 aprile. Breve viaggio in Germania e, probabilmente, in Olanda ai primi di giugno, torna a Parigi dalla metà di giugno al 2 luglio. Intraprende il viaggio di ritorno attraversando la Germania, il Brennero fino all’arrivo a Verona dove si ferma fino alla fine di agosto, torna in città all’inizio di settembre. Cinque mesi di lontananza.  Le sue poesie hanno nome arcadico di Lesbia Cidonia. L’11 marzo 1779 Lesbia Cidonia viene proclamata “pastorella d’Arcadia”.  Come tutti i letterati del suo tempo la contessa deve pagare il tributo alla moda delle poesie d’occasione per le varie circostanze della vita umana per governatori in arrivo e in partenza, per nozze, per vescovi e parroci, monache, santi e predicatori. Eppure in un clima ancora greve e provinciale ma percorso da fermenti innovatori ed elettrizzato da polemiche senza fine, il salotto di Lesbia Cidonia diviene il punto di rifermento della nuova cultura, amante delle novità e delle mode, aperto ai moderati influssi dell’Illuminismo e dello spirito scientifico, desideroso di contatti con gli ambienti più vivaci di Milano, Pavia, Verona e Venezia. Vi si riunivano quanti erano aperti al progresso culturale e civile. Un salotto che ebbe un’importante funzione nel raccordo col più ampio complesso culturale ma anche politico e sociale. I rapporti di Paolina Secco Suardo con i personaggi conosciuti in Francia erano occasione di discorsi sull’Illuminismo, sulle concezioni in fatto di religione e politica e in seguito sugli avvenimenti che sconvolsero la Francia.

Lesbia_Cidonia