di Simone Fornoni
Stezzano giace laddove l’Alta Pianura, per sposarsi con la Bassa, deve percorrere una navata lunghetta. Portandosi in dote le ville Morlani, Moroni, Grumelli Pedrocca-Maffeis e Caroli-Zanchi. Superbe vestigia del passato di un borgo che guarda avanti. Quattro gioielli. Come nella parure di Gianpaolo D’Adda, classe di ferro ’51 (30 gennaio, acquario): la Fondazione del suo amico Pietro Gamba, la Vuemme, la Stezzanese e Belen Rodriguez. L’etichetta di scopritore della soubrette dalla farfallina non gliela stacca anima viva, al comproprietario con Antonio Trovesi della commerciale del settore automotive nonché presidente degli idoli delle domeniche dei compaesani: «Ho l’occhio clinico. La conobbi a Milano nel 2005. La scelsi per il calendario aziendale 2006, realizzato a Malindi nel resort dove sono azionista. Dal ’92 mi affido alle foto artistiche di Bobo Manzotti, non le solite chiappe e tette al vento. Venerdì scorso ‘le Iene’ mi hanno chiesto di usarne una proprio di Belen: okay, ma col nostro logo in vista». Una serie fortunatissima, e mica solo per lui, il capo che in ditta dà e si fa dare del tu: niente schermi, così quando vuole essere diretto non deve partire per la tangente. Figurarsi poi se parla della vetrina delle vetrine, specie per le prescelte: «Nel 2017 sarà Dayane Mello, l’unica già famosa prima di posare per noi insieme a Mariana Rodriguez, per via dello spacco vertiginoso sul red carpet di Venezia. L’hanno chiamata da Victoria’s Secret: il calendario porta bene anche prima di uscire. È stato la rampa di lancio, tra le altre, di Nina Senicar e Magda Gomez. Il 2016 è toccato a Gracia de Torres, in gondola».

dadda1 Ma se gli scatti d’autore alla meraviglia del creato di turno sono il passatempo che offre notorietà, è la solida mission societaria a reggere l’impalcatura al resto: «La Vuemme esiste dal 1980, ha 33 dipendenti e 85 agenti. Sono rigoroso: su straordinari e pause non transigo. Due quarti d’ora al giorno per il caffè mi costano come due lavoratori in più al mese: possono bastare, no?». Con la tempesta alle spalle, si ricomincia a galleggiare: «Crescita costante fino al 2008, poi la crisi. Avevamo iniziato a occuparci di arredamento, ramo crollato insieme all’edilizia e quindi tagliato. Ora andiamo benino». E la squadra? Il Paolo, come lo chiamano, antepone la croce alla delizia: «Come sponsor resisto dal 1990. Mi tirò dentro Roberto Teani, recentemente scomparso: vado verso il quarto di secolo di presidenza. Dopo il periodo aureo della Città Convenienza, serie D e denaro a fiumi, si doveva lavorare di forbici, ma i costi rimangono alti. Quando sei in cima, sei solo, c’è indifferenza: due anni fa ero sul punto di lasciare». Invece no. Questione di cuore, filosofia, orgoglio: «Voglio allenatori-educatori che preparino i ragazzi alla vita. Abbiamo lanciato Claudio Foscarini. Ho vinto due Coppe Italia, in Promozione con Salvatore Di Costanzo nel 2011 e prima in Eccellenza nel 1998 con Gigi Zambelli, un “matto” a cui voglio bene. Sul campo, gente del calibro di Luca Castellani, Marco Capelli e Giorgio Pesenti. Che tipo, il Peso: 300 mila al mese da noi e quasi ceduto all’AlbinoLeffe, ma altrove gli promisero il doppio dell’ingaggio e così perse il treno dei professionisti. Anni dopo, nel bar del fratello a Brembate, mi disse: “Coi soldi che non mi hai dato ti sei fatto il Cayenne!”».

dadda2 Il pallone, l’amore di una vita: «Da difensore mi allenò anche il Pino Parati, papà dell’attuale mister, Pietro. Smisi tre anni, preferivo sciare. Ripresi a Tagliuno in Seconda con Angelo Finazzi, allora uomo-Folletto: il nucleo originario dell’Intim Helen Telgate dell’Interregionale. Ho appeso le scarpe al chiodo nel 2013 con gli Amatori, Domus Area e quindi Vuemme: due volte secondi alle finali nazionali di Ostia, sui campi della famiglia Totti». C’è pure la sua. La moglie Lina, i figli Lucia e Sergio, i nipoti, due femmine e un maschio. Convivono coi mille interessi di Paolo: «Anche il motociclismo, siamo stati sponsor di Tamada, Nakano e Dovizioso». Ma più di tutto, oltre l’immagine dell’imprenditore-talent scout («Che gran carriera Ruben Garlini…»), il sostegno a un amico dall’altra parte del mondo: «Insieme al vescovo di Bergamo Francesco Beschi e alla manager degli attori Moira Mazzantini, cognata di Sergio Castellitto, sono consigliere della Fondazione Pietro Gamba». Un coscritto del paese che, zaino in spalla, andava a vaccinare i bimbi poveri nei villaggi e non s’è fermato: «È ‘Il medico dei campesinos’, titolo del libro che abbiamo finanziato come Vuemme, di Riccardo Scotti, con le foto di Giovanni Diffidenti. Ha un ospedale ad Anzaldo, a settanta chilometri da Cochabamba, in Bolivia: dopo i cinque anni d’età le medicine sono a carico delle famiglie, ma lì vivono di patate, non hanno nulla e finiscono per affidarsi a stregoni o sciamani. Noi ci mettiamo un euro per ogni bomboletta venduta e con l’iniziativa ‘Batti un cinque’ abbiamo coinvolto i clienti. L’opera di Pietro sopravvivrà: la dotazione sfiora il milione di euro, 13 mila devoluti soltanto l’anno scorso». Eccolo, il vero fiore all’occhiello: grattando la superficie patinata dei calendari e di Belen, il grande cuore e l’umanità che fanno dei bergamaschi un popolo orgoglioso e fiero.