romano3 di Simone Fornoni
I giornalisti sono una razza meritevole d’estinzione. Si guardano nel culo, si sparlano alle spalle, entrano a gamba tesa come il peggior Chiellini su colleghi a cui non si curano nemmeno di rivolgere la parola per spiegarne il perché. Ma di Patrizio Romano, noto per la conduzione di SeilaDea a SeilaTv, elegante casina retta da due muri maestri come i fratelli Marco e Maurizio Bucarelli, e per lo spazio radiofonico su Number One, parlar male è impresa ardua. Nonostante sia stato contagiato dalla mania del risvoltino, che non gli fa mica tanto onore. Lui si giustifica con la gamba corta. Troppi plus per un solo minus, però. Elegante ma non ingessato, impeccabile eppure alla mano, allegro e tonitruante senza alzare la voce, in grado di tenere sul pezzo gli ospiti e il pubblico anche in periodi di vacche magre, mai un capello fuori posto. E la chioma, così come l’aspetto, sarà che la bravura e l’entusiasmo non invecchiano, è la stessa degli anni ottanta e novanta, epoca in cui era già un volto del piccolo schermo. Il telegiornale di Studio 1 Treviglio, affrontato con piglio professional e, altro topos dei tempi andati, divise sgargianti con giacche e cravatte a metà tra il bounty killer e il rubacuori da River di Soncino.

romano2 Più vistose di quelle di oggi, che non sono adatte lo stesso al guardaroba di anzianotti con prebende e scevri da cursus honorum meritocratico tipo l’erede al trono d’Inghilterra. Del resto mica può viaggiare troppo sui binari del politicamente corretto e dell’istituzionale, uno costretto ad andare a nozze coi fichi secchi, dato che i personaggioni in quota Atalanta finiscono regolarmente nel salottino di Bergamo Tv. Succedeva a VideoBergamo, poi comprata e assorbita dal nemico, forse perché rubacchiava audience, e succede ora. E tutti sappiamo come mai, non è un mistero, c’è un presidente che ha anche qualche azione nel noto gruppo editoriale. È il mercato con le sue logiche, limpide ma crudeli. Ed ecco che il buon Pat, famoso nell’ambiente anche per il suo «non benissimo» infilato ad arte laddove c’è la piccola bua su cui spalmare il lasonil dell’ironia sdrammatizzante, si tratti di pallone, di lavoro o di gente che partorisce la montagna dal topolino, deve ripiegare sugli ex, sugli eroi indimenticati e indimenticabili, sui professionisti tifosi, sulla nicchia. Che poi Luigino Pasciullo, Mario Mazzoleni e Luciano Piazzalunga siano seconde scelte nessuno può azzardarsi manco a pensarlo. Idem per la gioventù di classe come Valentina Fumagalli, Mario Martinelli e Daniela Picciolo.

romano4 Se la persona è raccomandabile per costumi, deontologia e know how del mezzo mediatico, strumento da maneggiare con cura al riparo dalle televendite di fumo senza arrosto, c’è un personaggio dietro dai risvolti impensabili. Stavolta non c’è il diminutivo, i calzoni da bimbominchia non c’entrano. La fonte? L’originale in carne e ossa. Rivelazioni ridanciane da spogliatoio pre partita fra scribacchini. Sfide al pallone che sono un grumo di aneddoti, perché tra maschi ce la contiamo su. E insomma, in parole povere al nostro, che è molto bellino e ha una faccia d’angelo che conquista, dalla ventina d’anni in su, tra una vacanza alle Baleari e l’altra con la costante dell’auto a nolo in panne o incidentata, è capitata qualche particina nella cinematografia da b-movies a sfondo sentimentale, roba di cassetta dal discreto riscontro di pubblico. Che ai giorni nostri, quelli dei cinepanettoni sguaiati, forse manco esiste più.

patrizio5 Si metta agli atti che l’autore di queste note, lungi dal voler approfondire l’argomento da quella specie di anima candida qual è, all’atto della confessione del Patrizio, oggi felice compagno di Giovanna e amorevole papà di Sveva, si mise a sghignazzare. Per provare subito invidia, perché insomma, fare il figometro e guadagnarci su per esordire nel variegato mondo del lavoro non è mica una brutta cosa. C’è dell’altro del Romano attore in erba prima di diventare giornalista, e qui l’occhietto lacrima davvero dalle risa, perché i ricordi di quando si era ragazzini e stupidi e si guardavano programmi assurdi per tirar sera dopo i compiti a casa fanno bene allo spirito. Il ruolo di sostituto, non si sa bene se del batterista o del chitarrista, dei Bee Hive, l’improbabile gruppo musicale della serie tv Love me Licia (in seguito ridenominata), ispirata al manga animato Kiss me Licia, con Cristina D’Avena doppiata ma solo quando non cantava e col fidanzato Mirko dal Mar Rosso a puzzola, stile Malgioglio, sui riccioli giallicci di saggina simili al Mago G degli spot della Galbusera. Lo scrivente giura di non conservarne memoria, avendo conosciuto Pat a posteriori ed essendo caduto dalle nuvole di fronte al disvelamento di un passato professionale così bello carico e ricco di spetteguless. Poco importa, perché le vie del successo sono infinite. E bisogna percorrerle con la leggerezza di uno splendido cinquantunenne (il 26, auguri!), che ne dimostra una ventina di meno forse proprio perché ne ha viste e passate di ogni.