di Fulvio Marcarini
Elio Biffi è un mondo da scoprire. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui per inquadrare i Pinguini Tattici Nucleari, gruppo di cui è tastierista e corista. Una band di giovani irriverenti che ha da tempo un grande seguito e si sta affermando anche al di fuori della provincia bergamasca, come testimoniano i concerti in tutta la penisola e le partecipazioni ad alcuni grandi festival italiani.
Elio, ci spieghi chi siete? Ma soprattutto, da dove viene il vostro nome?  “Siamo un gruppo di rincoglioniti, con una storia un po’ complicata e lunga nonostante siamo giovanissimi per gli standard. Il gruppo nasce nel 2010 nella ridente Valseriana come il classico gruppo di amici all’oratorio che inizia a suonare per divertimento. Al posto di suonare gli ACDC come facevano tutti i gruppi giovanili che iniziano a suonare in tenera età, hanno cominciato suonando canzoni di chiesa in chiave metal o cover di metal demenziale. Il nucleo iniziale del gruppo contava ragazzi che ora non suonano più con noi. Il nome nacque in una birreria nel bresciano. Sul catalogo c’era una birra da 60 euro, la “Tactical nuclear penguin”, una birra super alcolica in edizione limitata che è stata per molto tempo la birra dalla gradazione alcolica maggiore in circolazione; nessun membro del gruppo l’ha mai bevuta ma il nome originale ha ispirato i ragazzi nella scelta”.
Come vi siete conosciuti? “L’attuale formazione è frutto di un percorso complicato, che va dal passaggio dall’adolescenza alla gioventù ed ha subito vari cambiamenti nel corso degli anni, ma si spera che quest’ultima formazione sia stabile e definitiva, per quanto sia difficile incastrare gli impegni quotidiani di ognuno”.
Cosa ne pensi del vostro ultimo “acquisto” Simone Pagani? È stato una buona scelta? “Io lo trovo molto bene, è un amico da tempo ed è ciò che volevamo perché abbiamo sempre cercato con ogni cambio di formazione di mantenere un gruppo unito di amici prima che di musicisti. Simone è un musicista pazzesco, un amico e una persona meravigliosa. Si sta integrando molto bene e ci troviamo benissimo a lavorare con lui, sia durante le registrazioni del nuovo disco, nel quale ha cercato di dare una sua impronta, sia nei concerti, nonostante per ora stia suonando con un muro di leggii davanti perché non ricorda a memoria i pezzi. Ma col tempo anche questo dettaglio scomparirà. Poi è molto bello, ha gli occhi azzurri ed è biondo. Ci voleva uno bello nel gruppo”.
Perché avete iniziato a suonare? “Tutti quanti abbiamo iniziato, sebbene per strade diverse, a suonare a 13/14 anni per uscire dal guscio della sfigaggine. Ognuno di noi ha poi continuato a studiare e a migliorarsi. Aver iniziato presto è sicuramente una nota positiva, soprattutto con il penultimo arrivato, il chitarrista Nicola Buttafuoco, che ha iniziato a suonare con me all’età di 13 anni nel mio paese”.
In che genere di musica vi rispecchiate? “Molto spesso siamo catalogati nella scena indie, anche se secondo noi l’indie non è un genere. E’ un movimento, un mondo, una situazione, un clima culturale in cui noi ci troviamo molto bene. Ma se ci focalizzassimo solo su un genere musicale, potremmo parlare solo ad una certa categoria di persone. A noi questa cosa non è mai piaciuta. Ci piace spaziare e parlare con tutti, ci piace divertirci e non fossilizzarci su un genere, quindi non ci siamo mai dati un’etichetta di genere. A noi piace definire ciò che facciamo “Iron Rock”, ovvero un genere ironico ma con una matrice fondamentalmente rock. Ci piace fare cose diverse, quindi nei nostri pezzi si possono trovare influenze jazz, pop, funky. Quando suoniamo in acustico il repertorio è prevalentemente folk”.
Come scrivete le vostre canzoni? Partite da un tema, un genere, una melodia o da uno strumento in particolare? “Il 90% del lavoro di scrittura delle canzoni lo fa Riccardo Zanotti (il cantante), che scrive le parti per tutti. Noi personalizziamo poi il suo lavoro a modo nostro, seguendo i nostri stili, i nostri suoni e le nostre idee”.
Le vostre musiche  e i testi sono molto ricercati, originali, ironici e qualche volta politicamente scorretti, soprattutto nell’ultimo album “Diamo un calcio all’aldilà”. Come mai avete scelto questo stile? Sarà così anche nel prossimo album “Gioventù brucata”? “Il prossimo album, Gioventù Brucata, sarà un album un pochino più grande degli altri. Conterrà dieci brani e saranno tutti molto diversi tra loro. Ci saranno brani più radiofonici, altri più politicamente scorretti, ma non ci sarà nulla di esplicitamente virale come successo nello scorso album con il brano “Me want marò back”. Ci saranno comunque le parolacce, gli insulti agli anziani, i versi di lama e Mike Bongiorno. Per i più attenti ci sarà anche il verso di una tartaruga che si accoppia”.
Negli ultimi due anni siete cresciuti molto nel panorama musicale italiano. Immagino sarete soddisfatti di ciò… Come ci si sente a suonare al di fuori di Bergamo? Il pubblico è entusiasta? “Siamo presi bene. Ognuno di noi ha passato anni a suonare nei locali nei quali magari c’erano cinque persone e questa cosa demoralizza e fa soffrire un pochino dentro. Un progetto come questo, invece, è una figata. Grazie al magico mondo di internet e dei social network noi ragazzi siamo riusciti ad avere un gran seguito un po’ in tutta Italia, spingendoci fino a Caserta, riuscendo ad avere anche fino a cento persone paganti in un piccolo locale. E’ tutto molto appagante e per questo ringraziamo il mondo che sta dimostrando di volerci bene”.
Quali sono i prossimi eventi in programma? “Suoneremo il 17 febbraio in acustico allo Spazio Polaresco, il 18 febbraio a Livorno in elettrico e il 19 febbraio  a Bologna in acustico. Saranno date molto incastrate e saranno pressoché le ultime prima di sfornare definitivamente il nuovo album. Per quest’estate stiamo organizzando parecchie date, perché con il fatto che lavoriamo completamente da soli, senza un’etichetta e senza un’agenzia di booking, dobbiamo pianificare noi tutte le nostre date in base a chi ci chiama. Le due date più grosse che abbiamo per questa stagione estiva sono un’apertura al Supernova, noto festival che si svolge nella meravigliosa location del Porto Antico di Genova, insieme a Brunori Sas e i Canova, che ultimamente stanno andando molto forte e una seconda data molto importante sarà quella di Agosto allo Sziget Festival, a Budapest, in Ungheria: suoneremo sul palco italiano di pomeriggio, ma sarà comunque qualcosa di veramente emozionante; è davvero entusiasmante soprattutto pensare che ci sia qualcuno che ha pensato di chiamare noi da Bergamo in Ungheria”.