renata1 di Simone Fornoni
Nel settembre 2011 salì improvvisamente alla ribalta con “Striscia la notizia”. Già sapevo chi fosse, per me non era una scoperta. L’ho rivista recentemente a Brescia, giusto per allietarmi un corso di formazione obbligatoria di cinque ore che avrebbe fatto cascare le balle per terra anche al maschio alfa di una tribù di giraffe. Riapparsa all’orizzonte dopo quella tarda primavera del 2010 al Torneo internazionale giovanile di Costa di Mezzate, organizzato dal discografico e allora patron della squadra locale Max Moroldo. Renata Sortino è un’epifania che si manifesta a noi comuni mortali ogni tot anni. Sarà che è sempre così impegnata con un lavoro che richiede professionalità, passione e tantissimo tempo. Per parlare del personaggio, anche se la cosa mi sta un po’ qui perché rischio di passare per narciso, abbandono il rigido rispetto della deontologia (minchiata che non serve ad anima viva) usando la prima persona. Da testimone dei fatti e della bontà della scelta del direttore Matteo Bonfanti, che mi ha commissionato l’ennesimo ritrattino per la serie Grandi Storie.

renata3 Sfida accettata perché la persona mi piace assai, altrimenti ciccia. Impossibile rendere conto di una bergamasca forse unica nel suo genere – della Bassa orientale, Romano di Lombardia, anche se ha vissuto qualche anno nel capoluogo – attraverso una narrazione dal tono impersonale e asettico. Perché, semplicemente, la Renata è l’addetta stampa che tutti vorrebbero per promuovere chicchessia e checchessia, dal singolo evento all’attività imprenditoriale, magari anche solo se stessi. Una che riuscirebbe a spacciare per genio anche me che sono un coglione senza arte né parte. Così ben disposta da dispensarmi consigli su due piedi pur avendoci avuto a che fare più sulla chattina di facebook che altrove: “Ah, dici di avere una forte vocazione enogastronomica? Puoi proporti ad agriturismi, ristoranti o produttori, chiunque potrebbe avere bisogno almeno di un social media manager. Prenditi anche un pezzo di carta nel settore, un attestato di sommelier che fa sempre curriculum. Però, tesoro, devi vincere la tua ritrosia verso il genere umano, sfogliare giornali e riviste, annotarti i nomi delle aziendine in rampa di lancio e desiderose di farsi conoscere, e fare telefonate su telefonate”. Musica per le mie orecchie da crapa de legn. Ma poi subentra lo sconforto, il timore di noi maschietti, bambinoni mal cresciuti con mille complessi, di non reggere il confronto con una ragazza in carriera, una panzer di classe che affascinerebbe anche i piloni di un cavalcavia. Perché se c’è qualcuno libero sul mercato, mi sa che l’ha già acchiappato lei: “I confini provinciali sono già saturi, ho guardato oltre. Lavoro parecchio su Brescia, ultimamente. Ma anche fuori regione, se capita”. Giornalista pubblicista laureata in scienze dell’educazione con trascorsi alla Voce di Bergamo e Up Bergamo, su Bergamo & Sport ha scritto di calcio e pallanuoto. Fare pierraggio e comunicazione per i privati è un altro paio di maniche: lì serve stare in equilibrio sullo stendino del marketing, mica si può intortare la gente spiegando benissimo quello che non si sa, come diceva Leo Longanesi della nostra sciagurata categoria.

renata2 Ebbene, lei su quel filo sottile ci viaggia in tacchi a spillo. E quanti passi da gigante, la sciura Sortino di cui so pochissimo se non che è di una squisitezza rara, è la convitata di pietra preferita nei conviviali di noi scribacchini, è molto legata a mamma e papà e ha tre fratelli iper-calciofili, da quando era nella squadra di YesPleaze a ora che comanda e risponde solo alla sua bella testa. All’epoca biondissima e dalla lunga chioma, ora cangiante, sempre con un taglio alla moda. Il segreto del suo successo può conoscerlo solo chi la vede all’opera. Coccola il cliente e gli addetti ai lavori come nessuno, roba che al Memorial Alessandra Lenzi la messaggiavo per le distinte di Milan, ASDO Costa di Mezzate, Barcellona e Pergocrema e lei correva come Usain Bolt per farmele avere prima del fischio d’inizio. Scrivevo per “Il Bergamo”, nell’occasione. In campo c’erano il mitico Trovò, Maurito Icardi, Patric Gabarron ora alla Lazio, Merkel (Alexander, non Angela), il nipote di Cruijff (Jesjua Angoy) che era una pippa micidiale. La ricordo seduta tra noi, in tribuna, col Serse Pedretti e Massimo Carrera. Bravissima ad attirare i mass media come le api sul miele, presente nell’hic e nel nunc, dalla conferenza stampa di presentazione alla cerimonia di premiazione. Ho ancora la cartellina, figurarsi. Peccato averla ribeccata più d’un mese fa dopo una vita, perché c’è da imparare ascoltandola in religioso silenzio. Non che sia cambiata, soltanto pensa e agisce molto più in grande. Da sola. Perché chi fa da sé fa per tre, e lei, la Renata, vale mille.