di Giacomo Mayer
Roberto Bruni, prima di ricoprire la carica di sindaco di Bergamo dal 2004 al 2009, si era candidato nelle liste dell’Ulivo, nel 2001, al Senato sfiorando per un soffio lo scranno di Palazzo Madama. Vinse per un pugno di voti Mirko Tremaglia, storico esponente missino. Uno smacco non da poco per un socialista figlio di un grande antifascista bergamasco, Bruno, e nipote di Roberto, morto nel campo di concentramento di Dachau. Bruni iscritto al Psi nel 1970, a 21 anni, prima consigliere comunale ad Alzano, poi a Bergamo, dall’81 al ’95, e quindi, nella giunta Vicentini, assessore al personale, non ha mai cambiato idea neanche ai tempi di Craxi. Antifascista e socialista e nella vita avvocato penalista fra i più quotati del foro bergamasco. Nel 2004 le forze del centrosinistra lo candidano a sindaco di Bergamo. Deve vincere la competizione elettorale contro Cesare Veneziani, sindaco uscente di centrodestra. Eppure la sua nomination non è stata una corsa in discesa.  Le primarie non erano ancora state inventate, arriveranno l’anno dopo, e le consultazioni tra Ds, Margherita, Sdi, Verdi, Prc, Pdci, Italia dei valori, Repubblicani e Aratro  non finivano mai. Ds e Margherita erano i gruppi più forti e il nome del candidato non poteva che uscire da lì. I diesse, capeggiati da Misiani, e la Margherita, leader Sanga, ad un certo punto proposero Mario Ratti, ex presidente di Confindustria e presidente delle società editrice de L’Eco di Bergamo, brava persona, chiaro orientamento moderato. Per conquistare voti al centro e alla destra liberale, sostenevano Misiani e Sanga. Gli altri gruppi, insieme ad esponenti della società civile alcuni dei quali faranno parte della Lista Bruni, non erano d’accordo.  Finalmente, dopo mesi di dibattiti e scontri anche feroci, ecco il nome che unisce tutti: Roberto Bruni. Così col il 53,9% Bruni entra a Palazzo Frizzoni, come il primo sindaco socialista della città di Bergamo.  In autunno scoppia la prima grana: che fare della Bas?  Fonderla con la bresciana Asm o un’alleanza tra pubblico e privato? Ds e Bruni a favore di Brescia, la Margherita di Sanga, vicesindaco, dall’altra. Vince il sindaco e Sanga si dimette. Ma la colazione di maggioranza tiene e Bruni porterà a compimento il suo mandato, avviando il rinnovamento, seppur timido, della città di Bergamo. Poi nel 2009 perde il confronto con Tentorio ma Bruni continua a sedere sugli scranni dell’opposizione, in qualità di leader che non fa sconti. Nel frattempo si parla di una candidatura al Senato, area Pd. Niente da fare. Viene invece eletto al Consiglio regionale, nella lista di Ambrosoli. Dopo l’impegno in Consiglio Regionale, basta politica attiva, ha dichiarato recentemente Roberto Bruni.