dicostanzo3 di Nikolas Semperboni
Da Stezzano a Casazza, passando per Brusaporto e Verdellino, senza dimenticare la Vuemme e la Slemm, splendide capofila, lungo gli anni, dei tornei amatoriali dedicati agli ex giocatori. In tutto questo, Salvatore Di Costanzo ha sempre profuso il massimo, dall’alto dell’indubbia stoffa dell’uomo di calcio e di una mentalità che difficilmente gli consentiva di digerire una sconfitta, o una prestazione opaca. I risultati non sono mai mancati, visti e considerati autentici capolavori calcistici come il salto in Eccellenza compiuto con la Stezzanese, prima, e il Brusaporto poi. Eppure quel che più mi preme di sottolineare del “Dico” è l’assoluta dedizione profusa in ogni impegno, onorato dall’inizio alla fine con la dovuta competenza e il piglio dei grandi leader. Non nascondo che, laddove ci sia stato modo di conoscere più da vicino la persona che era Di Costanzo, non sia mancata una certa timidezza di fondo, dettata forse da un timore reverenziale, ma senz’altro suffragata da quel pozzo di conoscenza che era il mister.
Preparato, esperto, dall’alto dei tanti anni di gavetta nel settore giovanile della Stezzanese che hanno aperto le porte al calcio dei grandi, e delle prime squadre; ma anche la perfetta conoscenza delle dinamiche calcistiche, fatte di astuzie, qualche giro di parole, qualche mezza verità, come compete agli allenatori quando di mezzo c’è la stampa, e un giornalista un po’ molesto da dribblare. Eppure il “Dico” era sulla bocca di tutti, vuoi perché ci sapeva davvero fare, e vuoi perché la faccia ce l’ha sempre messa, indipendentemente dai risultati delle sue squadre. Puntuali, ed estremamente efficaci, arrivavano le sue parole del dopogara, e al dunque quel che mi faceva propendere per la sua genuinità, quale dote insita in un leader non comune, era la sua estrema solarità, e cordialità, in sede di saluto. A ben vedere, col “Dico” non è mancato proprio niente, dalle colazioni combinate in fretta e furia in compagnia di un suo grande amico, nonché estimatore, quale Luciano Piazzalunga, fino ai tornei amatoriali, che ho vissuto da squattrinato cronista fin dai tempi della Vuemme degli “Invincibili”. E Di Costanzo sempre in prima fila, con la voglia e l’entusiasmo tipici di chi di si gioca un’anonima sfida nel bel mezzo dell’inverno come fosse una finale di Champions.

dicostanzo2 Vero leader, in campo e fuori, giocatore raffinato e tatticamente impareggiabile, dall’alto dei suoi continui incitamenti e di quella gestualità, e quelle raccomandazioni, che tanti ragazzi del nostro calcio hanno imparato a conoscere, destreggiandosi ai suoi ordini sul rettangolo di gioco. Poi una parziale scomparsa dai radar, a seguito dell’addio dalla Slemm, ma eccolo tornare puntualmente qua e là, con la consueta cordialità e l’infinita competenza, fino alla ciliegina, che, nel mio immaginario, ha rappresentato l’approdo del “Dico” a Casazza. Non me ne abbiano Stezzanese e Brusa, del resto è lì che si sono manifestati i capolavori di mister Di Costanzo, ma è dalle parti della Valcavallina che avevo ipotizzato il momento più idoneo alla consacrazione. Piazza nuova, decisamente ambiziosa e pazzarella, e il tanto agognato ritorno a quella Promozione, così tenacemente inseguita lungo il biennio alla Verdellinese: gli ingredienti per fare dell’anno-zero la stagione più giusta per stupire e, perché no, tornare a vincere non mancavano proprio. E allora il “Dico” lo ricorderò con quella voglia matta che ha fatto trapelare nelle ultime settimane, tra qualche ufficializzazione e le smentite di rito. Perché si sa che il mercato è fatto così. Telefonate, incontri, tornei notturni, impegni sportivi che rappresentavano una parte consistente della vita di un agente di commercio costantemente in viaggio, e a cui spetta il doveroso omaggio di tutti noi. Perché la passione, quella più vera e genuina, è sempre più merce rara, e tantomeno la trovi al supermercato. “Dico” era così, un mostro di passione, come testimoniò pure quella parentesi nel calcio moldavo, con tanto di avanti e indietro in aereo, allenando l’Ungheti, volto a portare avanti una scommessa decisamente avveniristica. Durò non più di qualche mese quel pendolarismo, ma certo fu un’altra tappa utile a far conoscere la personalità, e la dedizione, di un tecnico che mancherà tantissimo a tutti gli addetti ai lavori. Grazie di tutto “Dico”: perderti così, in una maniera semplicemente assurda, fa davvero male e fa davvero rabbia.