Salvatore Gorgone, professione recordman. Originario di Buonvicino (Cosenza), ma residente a Milano, il runner classe 1950 non finisce mai di stupire e correre alla sua maniera in ogni angolo del mondo. Il presente dice 199 maratone portate a termine in carriera, a cui aggiungere circa 60 mezze che rendono ancora più prestigioso il suo score complessivo. Ad un passo dal traguardo delle 200, non si pone limiti: “Il periodo non è semplice in Italia, ma spero di raggiungere l’obiettivo nel corso della stagione 2020. Appena la situazione migliorerà, mi potrò togliere anche questo sfizio personale. Considerando che nel recente passato ho fatto 4 maratone in 4 giorni…”. Piccolo, ma nemmeno trascurabile, particolare: prima corsa conclusa quando la carta d’identità recitava 60 anni.

Come è nata questa passione? Semplice: grazie all’amicizia. “Marco Lungarini, un amico di vecchia data – ha esordito Gorgone -, mi ha proposto un giorno di iniziare a correre, a circa 60 anni compiuti. Mi ricordo che si trattava della mezza maratona Roma-Ostia, poi la mezza di Milano e la maratona di Milano. Da quel momento ho iniziato a girare il mondo e continuo oggi a farlo con la passione di sempre. Devo tutto a lui”. Curiosità: lo sport non è mai stato nei suoi interessi. “Non ho mai avuto considerazione per le attività sportive di qualsiasi tipo, l’unica cosa che ho fatto è stato un corso di paracadutismo a circa 25 anni, dopo la laurea”. Sì, perché Gorgone è laureato in ingegneria meccanica e lavora a Milano da più di 30 anni nel settore della finanza, come fondatore e amministratore di una società di consulenza. A credere in lui anche una serie di aziende bergamasche che l’hanno aiutato economicamente ad affrontare le trasferte più lunghe della sua avventura da runner.

Oltre 10.000 chilometri di gare a tutte le latitudini, in tutte le stagioni, con ogni tipo di clima: New York, Berlino, Boston, Bruxelles, Chicago, Miami, Stoccolma, Liverpool, Parigi, Amsterdam, Colonia, San Pietroburgo, Copenaghen; e maratone raramente raggiunte da runners italiani: Tromsø, Gerusalemme, Istanbul, Dubai, Seoul, Nuova Delhi, Panama, Mosca, Shanghai, Pyongyang, Omsk e Singapore. “Sembra strano, ma non ho mai avuto un preparatore, sono un vero e proprio autodidatta. Non prendo nulla a livello fisico, ma i ristori nelle corse li sfrutto eccome (ride, ndr)”.

I suoi invidiabili numeri gli hanno consentito di ricevere il Premio Eccellenze di Calabria per lo Sport, una targa e il riconoscimento speciale di “Ambasciatore di Buonvicino nel mondo” da parte del sindaco di Buonvicino (CS), suo paese d’origine. Il 2015 ha fruttato il suo record personale, correndo 43 gare, di cui 9 ultra-maratone. Splendida la sua impresa non-stop di quasi 8 giorni, con 1 ultramaratona e 3 maratone (oltre 176 km) con tempi da lustrarsi gli occhi: prima gara il 25 aprile 2015, 50 km di Romagna in 4 ore 43 minuti e 20 secondi; seconda la Maratona di Rimini il 26 aprile in 3 ore, 51 minuti e 29 secondi; con soli 4 giorni di recupero il 1° maggio ha corso la Maratona del Riso in 3 ore 44 minuti e 22 secondi; infine domenica 3 maggio alla Green Europe Marathon di Trieste ha segnato il personal best di 3 ore 34 minuti e 02 secondi. Da menzionare infine il Giro del Muro di Berlino e il Giro del Lago Balaton in Ungheria. Ma non chiamatelo campione.

La sua esperienza ha attirato l’interesse del Dottor Stefano Farioli Vecchioli, ricercatore del CNR, che studia l’effetto rigenerativo della corsa sulle cellule cerebrali. Nel manuale di neuroscienze “Un cervello sempre giovane”, scritto con Elisabetta Muritti, il Dottor Farioli racconta “il caso” di Gorgone come emblematico di un metodo per mantenere il cervello sano ed invertire il processo degenerativo delle cellule. E’ stato inoltre chiamato in alcune scuole superiori in provincia di Varese per raccontare le sue imprese. “Non corro assolutamente per vincere – ha concluso –  ma per il gusto unico di sfidarmi, superando la stanchezza e le crisi. Ho il privilegio di vedere luoghi straordinari, percorrere il mondo con le mie gambe, sentire la terra scorrere sotto i miei piedi”. Vi sembra poco?

Norman Setti