di Nikolas Semperboni
Ventisei campionati consecutivi, vissuti con il piglio, e la competenza, dei dirigenti innamorati di quel dio pallone che non sarà tutto nella vita, ma che per la passione profusa diventa…il pane di tutti i giorni.
Raccontare Salvatore Nichi, per tutti Mauro, non è operazione così semplice, perlomeno quando c’è da sradicare l’impronta pallonara per portare i fari della ribalta sulle vicende più intime e personali. La stoffa dell’uomo tutto d’un pezzo non manca proprio, ma è pur vero che, quando di mezzo non c’è il calcio, c’è il ciclismo: allora tanto vale restare sullo sport, in quanto metafora di una vita di sacrifici, volta alla nobilitazione dell’uomo e delle proprie virtù morali. Mauro Nichi conosce la sua prima epopea con lo sport di fatica per antonomasia; quel ciclismo che, attraverso la figura dello zio Salvatore, rappresenta la passione giovanile del nostro eroe. Siamo a Calusco d’Adda, paese nativo di Mauro, e la Fratelli Forza – Zingonia Scale risalta quale chiaro punto di riferimento, nel cuore e nella mente di un giovanotto destinato a fare dello sport dilettantistico il momento più utile a tessere rapporti, coltivando come un mantra l’idea di fare degli sportivi, quelli giovani in particolare, grandi uomini. Dopo dieci anni vissuti appresso allo zio, e alle due ruote, giunge il momento del trasloco, e in quel di Brignano Gera d’Adda scoppia l’amore per il pallone, con cui il fratello minore Davide dimostra un’innata dimestichezza. Così mentre Davide si destreggia tra Prima e Seconda categoria, accompagnando a suon di reti le gesta della Brignanese, Mauro resta incantato, intuendo che il suo avvenire è impresso dentro un rettangolo di gioco. Da semplice caloroso tifoso, come compete ai parenti più stretti, Mauro matura l’idea di voler diventare qualcosa di più, all’interno della creatura sportiva del suo nuovo paese. Prima accompagnatore, poi dirigente, infine presidente, nell’ultimo dei quattro anni trascorsi dai biancoblu in Promozione. Dopo sedici anni vissuti nei panni dell’instancabile tuttofare, Nichi opta per il cambio di casacca, scegliendo Pagazzano, e la Pagazzanese, come nuova meta.

nichi4 Lungi da ritenerlo un tradimento, perché l’attaccamento ai colori è un concetto trasferibile anche alla piccola realtà territoriale: “Io non vedo i campanilismi nel pallone, anzi con il tempo ho maturato che il calcio dilettantistico vada misurato secondo i canoni del movimento, ricompreso in una provincia, e che trova la sua espressione di rilievo in un’unica realtà di grido, l’Atalanta. I campi di Brignano e Pagazzano distano in linea d’aria settecento metri, e per me la visione del calcio non è mai cambiata: io l’ho sempre visto come una grande famiglia, dove la differenza non la fanno certo i risultati. Lavoro per la Pagazzanese, ma festeggio ugualmente se a vincere è una Trevigliese, una Pontirolese o una Mario Zanconti”. A Pagazzano dunque continuano ad abbondare gli amici, a partire da Raffaele Moriggi, parente dell’attuale presidente Giovanni Moriggi, nonché sindaco del paese e storico ex giocatore biancorosso, e i dieci anni vissuti nel segno della graduale scalata delle categorie (trionfo in Coppa Lombardia targato 2010) valgono da consacrazione per i propositi di Nichi, pronto oggi più che mai a tirare le somme: “Si ragiona all’interno dello schema offerto dai campionati, e per forza di cose si gioca per vincere, ma io ho in mente un’altra idea, e un’altra dimensione, da offrire al nostro dilettantismo. Troppo spesso si assiste a presidenti che vogliono copiare i “colleghi” della Serie A. Tutti si vogliono sentire i Berlusconi della situazione, ma il modello è sbagliato, oltre che improponibile. Certo che chiedo i risultati, ma la prima cosa che valuto è la disponibilità dei giocatori ad entrare a far parte di questa famiglia allargata. Purtroppo, mi guardo intorno e vedo che questo accade di rado, con squadre che a dicembre cambiano 11-13 giocatori. Un anno va concesso sempre, perché chi è nuovo deve avere tutto il tempo necessario per ambientarsi. Del resto, il dilettantismo non è una professione, ma comprende giocatori che studiano e che si preparano per un futuro che non è il calcio”.

nichi3 Lo studio, e l’istruzione, sono argomenti che ritornano spesso nelle parole di Nichi, e i dati forniti la dicono lunga: “Nella mia Pagazzanese oltre la metà dei giocatori studia. Penso a Massimo Persico, classe ’93, che studia e che può vantare ben sei campionati di Promozione alle spalle. Diamo priorità alla scuola e all’istruzione, perché il calcio è e sarà sempre più complicato, con la moviola, e tante altre storture, e per forza di caso va dato alle persone intelligenti, attrezzate, capaci di farne buon uso. Sento troppe volte accuse ingenerose rivolte alla Promozione, dove ci sarebbe un brutto gioco e uno smisurato ricorso ai giovani. Eppure la Promozione è il contesto ideale per il mio modo di intendere il calcio, e lo sport in generale; la vetrina giusta per coltivare e valorizzare i giovani, al fianco di elementi, ritenuti giustamente esperti, dotati di grande spessore umano, prima che tecnico. C’è chi continua a rimpiangere il calcio di una volta, ma io mi chiedo perché mai dovrebbe essere di modello uno sport che prevedeva gomitate e colpi proibiti di ogni tipo. Pensiamo a valorizzare altre doti, come il gioco corale, imperniato sui giovani e sulla loro voglia di crescere”.
I giovani, dunque, al centro del progetto tecnico adottato da Mauro Nichi, perché è l’opportunità a dare atto a una consapevolezza dei propri mezzi: “Penso a Khalil, Rossello e Vavassori, i fiori all’occhiello della stagione della Pagazzanese, e che venivano impiegati col contagocce in ambito giovanile. Khalil non ha mai giocato negli Juniores del Caravaggio, eppure da due mesi a questa parte gioca stabilmente da titolare, rubando la scena a un certo Giordano. E anche qui la caratura umana c’è tutta. Ripenso al suo primo gol in Promozione, contro il Castelleone, e alle lacrime versate a dirotto al termine della gara. Mi ricordo che avvicinai Zilli per sapere che cosa fosse successo. E venni sapere della promessa che aveva fatto a suo padre, che quel giorno non poteva esserci. Gli aveva promesso un gol, ed era felicissimo di aver mantenuto quella promessa. Oggi Khalil, classe ’98, è finito nel giro delle rappresentative e il motivo di vanto si fa doppio”.

Nichi1 I paragoni con l’Atalanta, in tema di attenzione al vivaio, si sprecano, e Nichi non manca di formulare le proprie “pagelle”, chiamando in causa addirittura Antonio Percassi, fino a Edy Reja e due golden boys del nostro calcio, forse prematuramente sottovalutati e accantonati: “Scommetto che perfino Percassi si mangi il fegato per non aver potuto contare su due elementi come Paloschi e Belotti, ritenuti troppo presto inadatti per il gioco atalantino. Ma la vocazione è sempre quella, e lo stile mantenuto dall’attuale dirigenza continua a fare il verso a quello dei Bortolotti e dei Ruggeri. Il lancio dei migliori giovani continua a rappresentare un punto imprescindibile dell’attività, e Percassi si mantiene avanti anni luce rispetto a uno Zamparini, che per quel che mi riguarda staziona al polo opposto. Siamo dinanzi a due modi antitetici di intendere il calcio. Bergamo, e i bergamaschi, continuano a rappresentare il meglio, quanto ad accoglienza e calore umano, e non è un caso che i vari Sonetti, Bianchi, Bigliardi, Stromberg diano mostra di avere questa città nel cuore, e nel sangue. Di mezzo, c’è una grande ricchezza umana, ben visibile anche nel DNA atalantino. Un sentito appaluso così all’Atalanta, per come ha gestito la vicenda Reja. La squadra veniva da 14 partite senza vittorie, ma il fatto di non averlo mai messo in discussione vale da attestato di stima, e rispetto, per una persona di 70 anni”. La sacralità della persona, insomma, prima di tutto. E se a pensarlo è una persona capace, in ventisei anni di onorata carriera, di mantenere una fedina immacolata, quanto a squalifiche e inibizioni, c’è di che crederci.

Nome (all’anagrafe): Salvatore Nichi
Nome (per la mamma e tutti gli affezionati): Mauro
Data di nascita: 08 novembre 1962
Professione: Titolare della storica panetteria di Brignano, aperta dalla famiglia nel 1976.
Famiglia: due fratelli più piccoli (Roberto e Davide) e quattro nipoti (Omar, Sebastian, Lorenzo e Leonardo). Omar e Sebastian, figli di Roberto, giocano rispettivamente nella Pagazzanese e nel Verdello, mentre Lorenzo e Leonardo, figli di Davide, militano nel settore giovanile della Brignanese
La top 11. Portiere: Alessandro Vavassori. Difensori: Mattia Colleoni, Luca Frigerio, Cristian Remedio, Damiano Toffetti. Centrocampisti: Marco Parisi, Leonardo Leoni, Aldo Guerra. Attaccanti: Marco Khalil, Luca Castellani, Matteo Bracchi.
Allenatore/i: la coppia Franco Andreoni-Giorgio Magnocavallo.