fornoneonato Scassati amabilmente coi primissimi vagiti i timpani di famigliari, medici e paramedici agli allora Ospedali Riuniti di Bergamo in un convulso dopocena del 9 maggio dell’anno del Signore 1976, Simone Fornoni è nato di domenica ed è nato stanco. La pigrizia di fondo, unita alla naturale propensione a pensarci su cento volte prima di fare qualunque cosa, è il marchio di fabbrica che ne ha condizionato una carriera di anonimo travet spesa alla ricerca perenne di una traccia da lasciare nella storia. In difetto, non volendo sentirsi un cadavere, finge tuttora di essere un giornalista solo per rimestare nel minestrone delle figure retoriche più oscure e s’è sempre guardato bene dall’evitare rogne con il prossimo, coltivando l’insana passione di confezionare dossier a difesa di se stesso e per documentare le presunte malefatte altrui.

L’hobby che lo diverte di più, da quando è rimasto appiedato e gli hanno pure ciulato la bicicletta, è cambiare spesso il gestore dei servizi di telefonia e litigarci per l’intera durata del contratto.

forno2 Condotti studi regolari con buon profitto e l’unica pecca degli esami di riparazione di italiano nell’anno scolastico precedente la maturità classica al liceo cittadino “Paolo Sarpi”, nonostante una buona media anche all’università (lettere moderne a indirizzo storico-moderno) compie la scelta politica di rinunciare al pezzo di carta, come il brigatista rosso Renato Curcio, anche se lui preferisce snobisticamente paragonarsi a Benedetto Croce salvo essere convinto di esprimersi in un italiano più corretto. Dopo aver svolto il servizio civile come incubo quotidiano degli utenti della biblioteca del Comune di Azzano San Paolo, in cui risiede dall’ottobre 1986, ha lavorato nell’ormai estinta azienda di famiglia nel ramo degli arredamenti per ufficio iniziando quasi contemporaneamente a fare lo scribacchino per qualunque testata non fosse in grado di opporre una valida resistenza. Inizialmente cronaca e politica, in seguito sport, dove vanta trascorsi di gloria effimera (Giochi della Gioventù e gare d’istituto) testimoniati dall’argento nella 4×100 e dai due bronzi nella stessa staffetta (secondo frazionista) e negli 80 metri che conserva orrendamente ossidati da qualche parte.

Attualmente, lasciate alle spalle le esperienze con “Il Bergamo”, “Bergamonews.it”, “Bergamosera.com”, “TuttoAtalanta.com”, “Infopress/Corriere dello Sport”, “SportOrobico.it” e Ansa, mantiene con aria sempre più stanca e svogliata le collaborazioni con “Bergamo & Sport” ed “Editoriale Report”, per i quali scrive principalmente di calcio. Gioco che gli capita a volte di praticare in modo semiserio al martedì o al giovedì sera alla Bombonera di Orio al Serio, quando viene convocato come tappabuchi o quattordicesimo dal suo direttore Matteo Bonfanti in estenuanti partite a sette in cui rimedia regolarmente pestoni su entrambi i piedi da giocatori più tecnici (cioè tutti), cattivi (pochi) e scafati. Non si sa perché, ama i motivi di Frank Sinatra e, amando pure parafrasarlo, alle soglie dei quaranta crede sia un suo dovere alzarsi dal letto e andare a lavorare. Ma poi gli passa subito.

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